Scuola, Novelli rilancia: «Il 30% riguarda solo chi arriva senza italiano»

Il consigliere regionale interviene sul confronto in Friuli Venezia Giulia: per lui il nodo è l’equilibrio didattico nelle classi, con attenzione ai territori più esposti.

22 settembre 2026 16:34
Scuola, Novelli rilancia: «Il 30% riguarda solo chi arriva senza italiano» -
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Nel confronto regionale sulla composizione delle classi, Roberto Novelli torna a chiarire un punto che considera decisivo: il limite del 30 per cento, di cui si discute in Friuli Venezia Giulia, non sarebbe riferito in modo indistinto a tutti gli alunni stranieri, ma ai ragazzi arrivati da poco e ancora privi di una conoscenza sufficiente dell’italiano.

Il consigliere regionale di Forza Italia, che presiede la Commissione consiliare competente per l’istruzione, sostiene che il tema vada letto soprattutto dal punto di vista scolastico. Nella sua impostazione, la questione non riguarda l’accoglienza in sé, ma l’organizzazione delle classi e la possibilità di garantire lezioni efficaci a tutti.

Il chiarimento sul perimetro della proposta

Novelli contesta la lettura di un tetto generalizzato agli studenti stranieri e insiste su una distinzione precisa. Da una parte ci sono gli alunni nati in Italia o già inseriti stabilmente nel percorso scolastico; dall’altra i neoarrivati che non hanno ancora gli strumenti linguistici per seguire con continuità l’attività in aula.

Secondo il consigliere, mettere insieme queste situazioni diverse finisce per alterare il significato della proposta. Il limite, nella sua visione, servirebbe a evitare che in una stessa classe si concentrino troppi studenti che necessitano prima di tutto di un percorso di alfabetizzazione.

Le ricadute in aula secondo Novelli

Nelle sue dichiarazioni, Novelli lega il problema al lavoro quotidiano degli insegnanti e al ritmo delle lezioni. Se il numero di studenti appena arrivati e senza adeguata padronanza della lingua cresce oltre una certa soglia, sostiene, l’intera attività didattica può diventare più complessa.

Per il consigliere il rischio è doppio. I ragazzi che avrebbero bisogno di un accompagnamento linguistico più intenso potrebbero non ricevere il supporto necessario; allo stesso tempo anche chi è già pienamente in grado di seguire il programma potrebbe risentire di una gestione più difficile della classe.

Da qui l’idea di considerare il 30 per cento come uno strumento organizzativo. L’obiettivo indicato non è escludere, ma distribuire in modo più equilibrato le presenze, così da non sovraccaricare singole sezioni e consentire un inserimento più ordinato.

Le aree del Friuli Venezia Giulia richiamate nel dibattito

Nell’intervento vengono citate alcune realtà del territorio regionale dove, a suo giudizio, le criticità sarebbero più evidenti. Novelli fa riferimento a Monfalcone, ad alcuni quartieri di Udine e ad alcune zone di Trieste, contesti nei quali il tema scuola e integrazione viene percepito con maggiore intensità.

Per Prima Friuli, il richiamo a queste aree conferma come la discussione non resti astratta, ma tocchi situazioni ben riconoscibili anche sul piano locale. Nella lettura del consigliere, in certe scuole la composizione delle classi finirebbe per influenzare anche le scelte delle famiglie al momento delle iscrizioni.

È proprio su questo versante che Novelli chiede, in sostanza, di non rimuovere il problema. A suo avviso, negare l’esistenza di casi territoriali delicati non aiuterebbe né gli istituti né gli studenti coinvolti.

Il confronto politico e il passaggio sul volto coperto

La presa di posizione del consigliere si inserisce in un dibattito più ampio che in Friuli Venezia Giulia ha già visto opinioni differenti, comprese quelle espresse da Serena Pellegrino contro l’ipotesi di introdurre tetti nelle classi. Novelli, dal canto suo, respinge quelle che definisce semplificazioni e riporta il confronto sul piano didattico e gestionale.

Nella sua nota trova spazio anche un altro tema, quello del riconoscimento del volto nei luoghi pubblici. Per Novelli, all’interno della scuola il volto deve poter essere riconoscibile e l’istituto scolastico deve rappresentare il primo spazio di integrazione, attraverso lingua, storia e rispetto delle regole italiane.

La conclusione del suo intervento resta legata a questa impostazione: la proposta sul limite del 30 per cento, nella sua lettura, va interpretata come una misura pensata per tutelare l’efficacia dell’insegnamento e l’equilibrio delle classi, non come un provvedimento rivolto senza distinzioni agli studenti stranieri.

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