Amianto, dal Cro di Aviano un progetto regionale da 1 milione per intercettare prima il mesotelioma

Aviano al centro di uno studio che unisce ricerca clinica, sorveglianza sugli ex esposti e rete oncologica del Friuli Venezia Giulia

28 maggio 2026 00:16
Amianto, dal Cro di Aviano un progetto regionale da 1 milione per intercettare prima il mesotelioma -
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Aviano diventa il punto di riferimento di un nuovo programma regionale dedicato a una delle malattie più legate alla storia dell’esposizione all’amianto. Il Friuli Venezia Giulia ha destinato un milione di euro a uno studio clinico sul mesotelioma pleurico, con un doppio obiettivo: seguire i pazienti già colpiti e rafforzare il monitoraggio delle persone che in passato hanno lavorato a contatto con questo materiale.

L’iniziativa è stata presentata al Campus del Cro e punta a mettere insieme assistenza, ricerca e strumenti utili a riconoscere la patologia il prima possibile. Un passaggio considerato decisivo, dal momento che il mesotelioma resta una malattia complessa e ancora priva di una cura risolutiva.

Aviano guida il lavoro scientifico

Il coordinamento dello studio è affidato all’Irccs Cro di Aviano, che lavorerà assieme all’Università degli studi di Ferrara. Nel progetto rientrano anche i gruppi di ricerca guidati dal professor Paolo Pinton e dal professor Mauro Tognon, chiamati a contribuire allo sviluppo delle attività scientifiche.

Il lavoro non si fermerà alla sola osservazione clinica dei casi già diagnosticati. Una parte importante riguarderà infatti la sorveglianza sanitaria sugli ex esposti all’amianto, così da allargare la capacità di individuare segnali precoci e migliorare la gestione dei percorsi di cura.

Coinvolta tutta la rete oncologica del Friuli Venezia Giulia

Uno degli aspetti più rilevanti, anche per il territorio, è l’estensione del protocollo all’intera rete oncologica regionale. Le strutture di Udine, Gorizia e Trieste saranno parte del percorso, permettendo ai pazienti di aderire allo studio senza dover affrontare trasferimenti lontani dalla propria area di residenza.

Per una regione come il Friuli Venezia Giulia, dove il tema dell’amianto ha lasciato conseguenze concrete nel tempo, la costruzione di una rete distribuita rappresenta un elemento centrale. Non si tratta soltanto di ricerca di laboratorio, ma di un’organizzazione pensata per rendere accessibile il progetto su scala regionale.

Biobanca e biomarcatori tra i traguardi indicati

Tra i risultati attesi c’è la realizzazione di una biobanca regionale dedicata, uno strumento che potrà sostenere gli studi futuri e consolidare la raccolta dei dati clinici e biologici. Parallelamente si punta ad ampliare il numero delle persone considerate a rischio, così da rendere più solida la base scientifica dell’indagine.

Il progetto guarda anche alla validazione di nuovi biomarcatori, ritenuti utili per anticipare l’identificazione della malattia. La diagnosi precoce è uno dei nodi principali su cui si concentra l’iniziativa, insieme alla prospettiva di aprire spazi ulteriori sul fronte terapeutico.

Il fronte comune tra istituzioni, associazioni e impresa

Alla presentazione sono intervenuti, tra gli altri, l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, il direttore generale del Cro Giuseppe Tonutti, il direttore scientifico Gustavo Baldassarre, Alessandra Bearz per l’area Tumori polmone e pleura del Cro, Fernando Della Ricca di Anmil Trieste e Paolo Pinton dell’Università di Ferrara.

Nel percorso entrano anche Anmil Fvg e Fincantieri, in un assetto che la Regione ha indicato come un elemento qualificante del progetto. L’impostazione scelta mette infatti insieme sanità pubblica, mondo scientifico, rappresentanza delle persone colpite dagli infortuni sul lavoro e realtà produttive legate a una storia industriale che rende il tema particolarmente sensibile anche in quest’area del Paese.

Secondo quanto emerso durante l’incontro di Aviano, questo investimento si inserisce in una linea più ampia costruita negli ultimi anni sul versante oncologico, tra programmazione regionale e rafforzamento delle competenze di ricerca. L’avvio dello studio segna così un passaggio operativo concreto: dal lavoro preparatorio si entra ora nella fase della ricerca clinica applicata, con l’ambizione di dare al Friuli Venezia Giulia un ruolo riconoscibile nella prevenzione e nello studio del mesotelioma.

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