Alla Scuola Mosaicisti un omaggio a Facchina: premio a due studentesse nel bicentenario

A Spilimbergo una giornata dedicata al maestro nato a Sequals. Riconoscimento a Lisa Benini e Anastasia Smirnova, ora al secondo corso.

13 ottobre 2026 16:30
Alla Scuola Mosaicisti un omaggio a Facchina: premio a due studentesse nel bicentenario -
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Il bicentenario di Gian Domenico Facchina è diventato a Spilimbergo anche un’occasione per guardare al futuro del mosaico friulano. Alla Scuola Mosaicisti del Friuli la giornata in memoria del grande maestro di Sequals si è conclusa con la consegna del Premio Facchina 2026 a due giovani allieve che si sono distinte nel saggio finale del primo anno.

Il riconoscimento è andato a Lisa Benini, di Campoformido, e ad Anastasia Smirnova, di Sovetskiy in Russia, entrambe oggi iscritte al secondo corso. Le due studentesse hanno realizzato un ramoscello d’arancio ispirato a una pittura antica, eseguito in stile romano con materiali naturali. A consegnare il premio è stato il sindaco di Sequals, Enrico Odorico.

Un legame friulano che attraversa le generazioni

L’iniziativa, promossa insieme al Comune di Sequals, ha riportato al centro una figura decisiva per la storia dell’arte musiva. Facchina, nato a Sequals il 13 ottobre 1826, è considerato uno dei protagonisti dell’evoluzione tecnica del mosaico nell’Ottocento, al punto da essere ricordato come il padre del mosaico moderno.

Durante l’incontro, alla Scuola Mosaicisti è stata ripercorsa la sua vicenda umana e professionale attraverso l’intervento di Leonardo Zecchinon, autore e ricercatore di storia locale, che ha ricostruito i passaggi più significativi della sua biografia, mettendo in luce competenza artigianale, capacità imprenditoriale e visione innovativa.

La giornata è stata accompagnata anche dalla proiezione di un documentario dedicato al suo percorso tra Friuli, Venezia e Francia, con particolare attenzione agli anni parigini che ne consolidarono la notorietà internazionale.

Dall’apprendistato alle grandi opere europee

I primi passi di Facchina risalgono al lavoro da garzone accanto a uno zio. Dopo gli studi di disegno arrivò Venezia, dove prese parte ai cantieri di restauro di importanti mosaici, compresi quelli della Basilica di San Marco. Proprio l’attività nel restauro lo portò nel 1847 nel sud della Francia.

In quegli anni mise a punto e brevettò, nel 1858, un sistema per l’estrazione e la posa dei mosaici antichi senza comprometterne l’integrità, basato su procedimenti di strappo con garza e collante. Ma la svolta vera arrivò poco dopo, quando a Parigi lavorò per l’architetto Charles Garnier alla decorazione musiva dell’Opéra voluta da Napoleone III.

Il suo nome resta legato soprattutto alla diffusione della tecnica indiretta: i mosaici venivano preparati a rovescio su carta in laboratorio e poi applicati alle superfici definitive. Una soluzione che alleggeriva i tempi di cantiere e che contribuì in modo decisivo al successo delle sue realizzazioni dopo l’inaugurazione dell’Opéra, nel 1875.

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Le opere nel mondo e l’eredità alla scuola di Spilimbergo

Dopo l’affermazione in Francia, Facchina continuò a muoversi tra Venezia e Parigi. Nella città lagunare aveva un laboratorio a Palazzo Labia e avviò anche una fornace per la produzione di smalti, affidata al collaboratore Angelo Orsoni. In seguito si stabilì definitivamente nella capitale francese, dove morì a 76 anni e venne sepolto al Père-Lachaise.

La sua impronta è rimasta in numerosi luoghi di prestigio nel mondo: dalla cupola di San Paolo a Londra al Metropolitan di Chicago, dalla Villa Vanderbilt di New York alla basilica di Notre Dame de Sion a Gerusalemme, fino al santuario di Lourdes, al palazzo imperiale di Kyoto e ad altri interventi in Europa, Nord Africa e Sud America.

Nel corso della commemorazione, il presidente della Scuola Mosaicisti del Friuli, Stefano Lovison, ha richiamato anche il rapporto diretto tra l’istituto spilimberghese e il maestro sequalese. Alla fondazione della scuola, nel 1922, tra gli insegnanti entrò infatti Andrea Avon, che aveva collaborato con Facchina. Da allora l’insegnamento della tecnica indiretta è rimasto parte viva della formazione.

I lavori premiati resteranno visibili a Sequals

Le due allieve hanno ringraziato il Comune di Sequals, la Scuola Mosaicisti del Friuli e i maestri Francesco Anchora e Jonas Giubbini, che le hanno seguite durante il primo anno di studi.

Come accade a ogni edizione del premio, le opere selezionate saranno esposte per dodici mesi nell’atrio del Municipio di Sequals. Un modo concreto per tenere insieme memoria, formazione e identità di un territorio che nel mosaico continua a riconoscere una delle sue espressioni più forti.

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