Al Tartini parte “Cromatismi”: omaggio a Fernanda Selvaggio e debutto accolto dal pubblico delle grandi occasioni
La nuova rassegna cameristica triestina si è aperta con il Trio Quodlibet e un tributo alla violinista Fernanda Selvaggio, figura storica del concertismo regionale.
Non è stato un semplice concerto d’apertura, ma un momento dal forte valore simbolico per la città. Alla Sala Tartini, il primo appuntamento di “Cromatismi al Tartini” ha coinciso con il ricordo di Fernanda Selvaggio, violinista legata in modo profondo alla vita musicale triestina, nel giorno che segnava un anno dalla sua scomparsa.
La risposta del pubblico ha dato subito il tono della serata: sala piena e partecipazione intensa per un omaggio dedicato a un’interprete che ha lasciato un segno duraturo nel panorama regionale, anche per il suo lungo incarico come primo violino di spalla al Teatro Verdi di Trieste, ruolo ricoperto dal 1970 al 1997, oltre all’esperienza maturata anche nell’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia.
Un esordio che unisce memoria e nuova progettualità
L’appuntamento del 20 maggio ha segnato l’avvio della prima edizione della rassegna promossa da Chamber Music Trieste insieme al Conservatorio Tartini. L’idea del cartellone guarda in particolare alle nuove generazioni, coinvolte sia come interpreti sia come pubblico di riferimento in un percorso dedicato alla musica da camera.
In questo contesto, l’apertura affidata al Trio Quodlibet ha incarnato bene lo spirito del progetto. Sul palco sono saliti Vittorio Sebeglia al violino, Virginia Luca alla viola e Fabio Fausone al violoncello, protagonisti di un programma costruito sulle pagine di Haydn e Beethoven.
L’esecuzione ha convinto per equilibrio, precisione e vitalità espressiva, elementi che hanno trovato un riscontro immediato in sala. A chiudere la serata è arrivato anche un bis bachiano, salutato da applausi prolungati.
Il profilo di una musicista centrale per Trieste
Il tributo a Fernanda Selvaggio ha riportato al centro una personalità considerata fra le più autorevoli del violinismo del territorio. Nel corso della sua attività artistica si era affermata anche come solista, esibendosi sotto la direzione di maestri di primo piano come Giuseppe Sinopoli, Maxim Shostakovich, Carlo Zecchi e Vladimir Fedoseev.
Per Trieste, il suo nome resta legato non soltanto ai ruoli ricoperti nelle grandi orchestre, ma anche a una presenza musicale riconosciuta e stimata, capace di attraversare stagioni importanti della vita concertistica cittadina.
I prossimi appuntamenti della rassegna
Dopo l’esordio di maggio, “Cromatismi al Tartini” riprenderà il 17 settembre in concomitanza con la ventitreesima edizione del Concorso Internazionale “Premio Trio di Trieste”. In programma ci sarà una formula costruita come intervista-concerto, affidata agli studenti del Biennio del Conservatorio Tartini che fanno parte della Giuria dello Young Award.
Il dialogo con i vincitori del Premio sarà il filo conduttore dell’incontro: il pubblico potrà ascoltare la musica ma anche conoscere più da vicino il percorso dei giovani artisti e le tappe di una carriera che si misura con il circuito internazionale.
Il calendario proseguirà poi giovedì 12 novembre alle 20.30 con il Concept Trio, già conosciuto come Trio Chagall, formazione che nel 2019 divenne la più giovane ad essere premiata nella storia del Premio Trio di Trieste.
La chiusura della prima edizione è prevista per sabato 5 dicembre alle 18 con il Coro Vikra diretto da Petra Grassi, impegnato in un programma con musiche di Wolf, Brahms, Ipavec e Merkù. Per la scena musicale triestina, il nuovo ciclo cameristico parte così da un doppio segnale: custodire la memoria delle sue figure più rappresentative e, insieme, aprire spazio ai musicisti di domani.