AI e lavoro, da Trieste il messaggio di Fedriga: innovazione da accompagnare con regole efficaci
Alla chiusura di AImpact il presidente della Regione richiama il nodo delle competenze, degli investimenti e dei limiti da fissare senza rallentare lo sviluppo.
Il confronto sull’intelligenza artificiale entra sempre più nel dibattito regionale non solo come tema tecnologico, ma come questione che riguarda occupazione, formazione e competitività delle imprese. È da questa prospettiva che a Trieste, nella giornata del 19 giugno 2026, si è chiusa l’edizione di AImpact, appuntamento dedicato ad AI, innovazione e digital marketing.
Nel passaggio conclusivo dell’evento è intervenuto il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, che ha posto l’accento su un equilibrio ritenuto decisivo: definire regole utili a governare la trasformazione senza tradurle in un freno per chi investe, sperimenta e crea lavoro.
Un tema che tocca imprese, studenti e professionisti
Al centro della giornata c’erano le competenze che il mercato sta già chiedendo e le occasioni che si stanno aprendo per chi studia o opera nei comparti digitali. Un passaggio che interessa da vicino anche il Friuli Venezia Giulia, dove il tema dell’innovazione si intreccia con la tenuta del sistema produttivo e con la capacità di attrarre nuove professionalità.
AImpact è stato promosso da Delex Digital insieme al Polo Tecnologico Alto Adriatico, con il patrocinio di Ditedi, il cluster regionale delle tecnologie digitali. La cornice dell’iniziativa è stata quella di un territorio che guarda con crescente attenzione agli strumenti capaci di accompagnare la transizione tecnologica.
La linea indicata dal governatore
Nel suo intervento, Fedriga ha ricordato che l’intelligenza artificiale sta modificando assetti economici e sociali in modo ormai evidente. Per questo, secondo il presidente della Regione, non ha senso immaginare di arrestarne il percorso: la sfida sta piuttosto nel costruire una regolazione che protegga senza soffocare la crescita.
Il governatore ha anche richiamato il ruolo degli investimenti pubblici a sostegno dell’innovazione, sottolineando che in questo campo il rischio fa parte del processo. Non ogni progetto è destinato a produrre risultati immediati, ma anche i tentativi che non vanno a buon fine rientrano in un ecosistema che vuole evolvere.
Il confronto con i modelli internazionali
Tra i passaggi affrontati da Fedriga c’è stato anche quello relativo alla distanza tra Europa e Stati Uniti nell’approccio allo sviluppo tecnologico. Il riferimento è andato alla capacità americana di mobilitare capitali molto consistenti e a un contesto in cui il fallimento di una start-up non diventa automaticamente una condanna, né sul piano economico né su quello sociale.
È un punto che pesa anche nel dibattito locale, perché la crescita di filiere innovative richiede non solo competenze tecniche, ma pure un ambiente favorevole alla sperimentazione. In questo quadro, Trieste e il resto della regione cercano di ritagliarsi uno spazio in un settore destinato a incidere sempre di più sull’organizzazione del lavoro.
Il nodo della concentrazione di potere
Accanto alle opportunità, il presidente ha indicato una criticità precisa: il rischio che i vantaggi prodotti dall’intelligenza artificiale finiscano per accumularsi nelle mani di pochi attori capaci di controllarne strumenti, dati e sviluppo. Un tema che riguarda il mercato, ma anche gli equilibri sociali e democratici.
Il ragionamento si inserisce in una fase in cui il Friuli Venezia Giulia sta osservando con attenzione anche le misure di sostegno all’adozione dell’AI, compreso il bando rivolto a micro e piccole imprese e ai professionisti. Per il territorio, il punto non è soltanto seguire una tendenza, ma prepararsi in modo concreto a un cambiamento già in atto nelle aziende, nelle professioni e nei percorsi formativi.
La giornata triestina di AImpact ha così riportato al centro una domanda che riguarda da vicino il Friuli Venezia Giulia: come accompagnare la diffusione dell’intelligenza artificiale senza perdere terreno sul fronte dell’innovazione, ma evitando allo stesso tempo che i benefici si distribuiscano in modo squilibrato.