Affitti turistici, il Friuli chiede regole su misura: focus su vallate e piccoli centri

Nel confronto regionale sulle locazioni brevi, Roberto Novelli insiste su norme differenziate e sul Cin come argine agli annunci irregolari.

13 ottobre 2026 15:16
Affitti turistici, il Friuli chiede regole su misura: focus su vallate e piccoli centri -
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Nel dibattito regionale sugli affitti turistici torna con forza una questione che in Friuli riguarda soprattutto i territori meno centrali: applicare le stesse regole a città, borghi e vallate rischia di mettere sullo stesso piano realtà molto diverse tra loro. È la linea ribadita dal consigliere regionale di Forza Italia Roberto Novelli, intervenuto dopo il passaggio del tema in II Commissione del Consiglio regionale.

Il punto, per le aree friulane che vivono di turismo diffuso, è capire se le locazioni brevi siano solo un fenomeno da contenere oppure anche una risorsa da governare con attenzione. Nelle zone dove mancano grandi strutture ricettive, questa formula può infatti rappresentare un supporto concreto all'accoglienza.

Il tema visto dai territori del Friuli

Tra gli esempi richiamati da Novelli ci sono le Valli del Natisone, indicate come modello di un turismo che non ruota attorno agli alberghi di grandi dimensioni, ma alla rete dei piccoli paesi, ai cammini, all'ambiente naturale e alle esperienze legate all'identità locale.

In contesti come questi, l'ospitalità in appartamenti o case destinate a soggiorni brevi può affiancare l'offerta tradizionale e rendere più semplice la permanenza dei visitatori. L'obiettivo, nella lettura del consigliere, è dare spazio a una domanda orientata a soggiorni più lenti, legati al paesaggio, all'enogastronomia e alla scoperta del territorio.

Per molte aree periferiche del Friuli Venezia Giulia, il ragionamento è anche economico: dove un albergo classico può risultare difficile da sostenere, formule più flessibili possono contribuire a tenere viva la presenza turistica e a distribuire i flussi oltre le mete più note.

Il confronto in Regione e la mappatura

La discussione si inserisce nelle stesse ore in cui dalla Regione è arrivato un richiamo alla necessità di fotografare prima il fenomeno su scala territoriale. L'idea è comprendere dove gli affitti brevi generino squilibri e dove, invece, rappresentino un tassello utile dell'offerta ricettiva.

Questo passaggio viene considerato centrale anche perché il quadro regionale non è omogeneo. Le esigenze di una località urbana o di un'area ad alta pressione turistica non coincidono con quelle delle vallate, dei borghi interni o delle zone meno servite dal sistema alberghiero.

Controlli, trasparenza e Codice identificativo nazionale

Novelli ha insistito su un doppio binario: da una parte evitare una regolazione indistinta, dall'altra confermare controlli chiari per chi opera nel settore. In questo contesto ha richiamato il Cin, il Codice identificativo nazionale previsto per locazioni turistiche e strutture ricettive.

Secondo il consigliere, questo strumento può aiutare a rendere riconoscibili gli alloggi, a dare maggiore trasparenza agli annunci e a contrastare le situazioni irregolari. Il principio, nella sua posizione, è che l'apertura verso l'ospitalità diffusa non debba tradursi in una zona grigia, ma nemmeno in una stretta generalizzata che colpisca anche i territori dove questa forma di accoglienza sostiene il turismo locale.

Il nodo politico resta quindi quello di costruire norme calibrate sulle caratteristiche dei diversi comprensori del Friuli Venezia Giulia. Per le aree più fragili dal punto di vista dell'offerta ricettiva, la partita degli affitti brevi non riguarda soltanto il mercato turistico, ma anche la possibilità di valorizzare in modo concreto borghi, vallate e comunità fuori dai circuiti principali.

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