Affitti turistici, la Regione frena sulle nuove norme: prima dati territorio per territorio

In Commissione l’assessore Bini indica una linea prudente: il Cin come base di partenza e un confronto regionale per capire dove servano eventuali correttivi.

13 ottobre 2026 14:45
Affitti turistici, la Regione frena sulle nuove norme: prima dati territorio per territorio -
Condividi

Il Friuli Venezia Giulia non vuole muoversi con regole uguali per tutti sul fronte degli affitti brevi. La posizione emersa in II Commissione è quella di partire da una fotografia precisa del fenomeno, distinguendo le aree in cui le locazioni turistiche stanno creando squilibri da quelle in cui, al contrario, aiutano a sostenere l’accoglienza.

A indicare questa impostazione è stato l’assessore regionale alle Attività produttive e turismo Sergio Emidio Bini, ascoltato nel corso delle audizioni dedicate al tema. Il punto centrale, nella lettura della Regione, è che un eventuale intervento normativo dovrebbe poggiare su numeri aggiornati e su differenze locali ben definite.

Una linea prudente prima di nuove strette

Durante il confronto, Bini ha richiamato la necessità di non accelerare verso nuove disposizioni senza aver prima compreso l’impatto reale delle locazioni brevi nelle diverse parti della regione. L’idea è evitare risposte generalizzate a un mercato che presenta caratteristiche molto diverse tra città, località turistiche e aree meno urbanizzate.

Tra gli strumenti già disponibili, l’assessore ha citato il Codice identificativo nazionale, ritenuto un primo passaggio utile per far emergere attività che in precedenza potevano sfuggire a un censimento pienamente ordinato. Per la Regione, dunque, bisogna innanzitutto misurare gli effetti delle norme già operative.

Trieste caso più delicato, quadro diverso nel resto del Friuli Venezia Giulia

Nel ragionamento portato in Commissione, Trieste è stata indicata come il contesto che oggi avverte maggiormente le tensioni legate alla crescita degli affitti turistici, anche in relazione all’aumento delle presenze. È lì, secondo quanto emerso, che alcune criticità risultano più evidenti.

Il resto del territorio regionale, però, non presenta uno scenario uniforme. In molte zone del Friuli Venezia Giulia, soprattutto nei borghi e nelle aree montane, questa formula viene letta anche come una possibilità per ampliare l’offerta ricettiva dove non è semplice puntare su strutture alberghiere di grandi dimensioni. In questi contesti, le locazioni per soggiorni brevi possono rappresentare un supporto concreto al turismo locale.

Il tema non riguarda solo il turismo

Nel dibattito è entrato anche il rapporto con il mercato degli affitti residenziali. Bini ha osservato che la scelta dei proprietari di destinare gli immobili alle locazioni turistiche non sarebbe legata soltanto alla prospettiva di incassi maggiori, ma anche a un sistema di garanzie percepito come più favorevole rispetto ai contratti abitativi tradizionali.

È un elemento che allarga il campo della discussione, perché sposta l’attenzione anche sulle ragioni che rendono meno attrattivo l’affitto residenziale. In questo quadro, eventuali decisioni regionali dovranno fare i conti sia con le norme nazionali sia con i limiti delle competenze locali.

Un tavolo regionale per raccogliere il quadro reale

Per costruire questa ricognizione, l’assessore ha indicato il Tavolo di discussione e confronto sullo sviluppo dei settori commerciale e turistico, previsto dal nuovo Codice regionale del Commercio e del Turismo. È in quella sede che la Regione intende coinvolgere associazioni di categoria e operatori, così da raccogliere elementi utili a una valutazione più completa.

L’obiettivo dichiarato è capire se servano correttivi mirati e, soprattutto, in quali aree. La linea espressa in Commissione è quella di evitare interventi indistinti che rischierebbero di colpire anche territori dove gli affitti brevi vengono considerati una risorsa per l’economia dell’accoglienza.

In sintesi, la Regione sceglie per ora un approccio graduale: prima la mappa del fenomeno in Friuli Venezia Giulia, poi l’eventuale valutazione su nuove regole. Una scelta che punta a tenere insieme le esigenze delle città più esposte e quelle delle realtà locali in cui l’ospitalità diffusa resta una componente importante dell’offerta turistica.

Segui Prima Friuli