Ad Amaro prove di ricerca in scenari estremi: cani da soccorso e squadre da quattro Paesi a confronto
Nel comune carnico si è chiusa “Operazione Gambero”, esercitazione internazionale tra bunker, cave e pendii difficili nel segno della prevenzione.
Ad Amaro la sicurezza passa anche dall’addestramento sul campo. Nel paese della Carnia si è conclusa “Operazione Gambero”, una esercitazione che ha messo alla prova unità specializzate e squadre cinofile in ambienti complessi, con simulazioni pensate per riprodurre ricerche di dispersi e interventi in condizioni difficili.
Il lavoro si è concentrato su alcuni dei contesti più impegnativi del territorio: bunker lungo la strada per Campiolo, cave, canali e aree con forti pendenze. Le prove hanno incluso scenari successivi a smottamenti, attività su suolo accidentato e operazioni svolte anche con visibilità ridotta o assente.
Una esercitazione internazionale nel cuore della Carnia
Il coordinamento dell’iniziativa è stato affidato al Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, insieme al Comune di Amaro. In Friuli sono arrivati nuclei operativi provenienti da Italia, Austria, Croazia e Stati Uniti, chiamati a confrontarsi con situazioni costruite per verificare tempi di risposta, metodo e collaborazione tra squadre diverse.
Per un territorio montano come quello friulano, dove frane, maltempo e incidenti in zone isolate possono creare interventi delicati, appuntamenti di questo tipo hanno anche un valore concreto per la preparazione del sistema di soccorso regionale.
Il ruolo decisivo delle unità cinofile
Tra gli aspetti centrali dell’esercitazione c’è stato il contributo dei cani da soccorso, impegnati accanto ai loro conduttori in ricerche su terreni dove mezzi e strumenti tradizionali possono incontrare maggiori limiti. In queste condizioni mobilità, fiuto e rapidità di lettura dell’ambiente restano risorse fondamentali.
Le simulazioni hanno permesso di verificare anche la tenuta degli animali e la loro capacità di lavorare su distanze ampie attraverso il cosiddetto teleolfatto, cioè l’individuazione di tracce odorose provenienti anche da molto lontano. È un passaggio importante soprattutto nelle prime fasi della ricerca, quando bisogna restringere rapidamente l’area su cui concentrare uomini e attrezzature.
Accanto alla componente tecnica, è emerso ancora una volta il valore dell’intesa tra cane e conduttore. Dietro ogni intervento efficace c’è un percorso lungo, fatto di addestramento costante, specializzazione e fiducia reciproca costruita nel tempo.
Il richiamo al terremoto del Friuli
Alla chiusura dell’iniziativa è intervenuta l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli, che ha collegato il significato dell’esercitazione al cinquantesimo anniversario del terremoto del 1976. Nel suo intervento ha sottolineato come il Friuli Venezia Giulia abbia trasformato una ferita storica in una cultura operativa fondata su prevenzione, preparazione e capacità di reagire alle emergenze.
Zilli ha evidenziato il lavoro condiviso tra Vigili del Fuoco, Soccorso Alpino, Protezione Civile e Forze di Polizia, ricordando che l’efficacia del sistema dipende proprio dall’integrazione tra professionalità diverse, sia nei momenti critici sia nell’attività di preparazione.
Il ringraziamento al Comune di Amaro
Nel corso dell’evento l’assessore ha rivolto un ringraziamento anche al sindaco Cristiana Mainardis, sottolineando la scelta di legare le iniziative per il cinquantesimo del sisma a un’attività pratica e rivolta al futuro. Il richiamo alla memoria, in questo caso, non resta simbolico ma si traduce in strumenti utili a rendere più solida la risposta del territorio.
Il messaggio emerso da Amaro è proprio questo: ricordare il 1976 non significa fermarsi alla commemorazione, ma investire in competenze, collaborazione e addestramento. “Operazione Gambero” ha mostrato come questa impostazione continui a essere una delle basi più concrete della sicurezza in Friuli.