Acqua a Trieste, avanti con il bando: la Regione conferma il percorso e tiene aperta l’ipotesi di un gestore unico
Da Trieste arriva una linea chiara sul servizio idrico: gara per l’affidamento nel breve periodo, mentre resta sul tavolo il progetto regionale di integrazione con i rifiuti.
Il futuro dell’acqua a Trieste si muove su due binari che, per la Regione, non sono in contraddizione. Da una parte c’è la scelta di procedere con un bando europeo per l’affidamento del servizio idrico integrato; dall’altra resta in piedi il disegno più ampio di una struttura unica su scala regionale per acqua e rifiuti.
La posizione è stata rilanciata dall’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente Fabio Scoccimarro nel corso dell’incontro “Acqua di Trieste - Una storia che guarda avanti”, promosso da AcegasApsAmga. Il messaggio politico è che il passaggio previsto per Trieste non archivia il progetto strategico del Friuli Venezia Giulia, ma si inserisce in una fase di transizione.
Trieste come passaggio, non come punto d’arrivo
Secondo l’impostazione illustrata dall’assessore, la gara rappresenta la soluzione individuata per assicurare tenuta al servizio in questa fase. La definizione concreta dell’affidamento, è stato ricordato, spetterà al Comune di Trieste insieme agli altri soggetti dell’assemblea locale di Ausir.
La Regione legge quindi la decisione come un passaggio operativo utile a non interrompere il percorso amministrativo, mentre il modello definitivo su scala friulana è ancora allo studio. In questa cornice, la formula societaria della futura aggregazione non è stata ancora definita.
L’orizzonte regionale resta quello della multiutility
Il punto centrale ribadito a Trieste è che l’obiettivo di medio-lungo periodo non cambia: costruire un soggetto regionale capace di gestire in modo integrato il ciclo dell’acqua e quello dei rifiuti. Per la Giunta, il tema non va affrontato con tempi forzati, ma con una pianificazione che tenga insieme sostenibilità industriale e tenuta finanziaria.
Scoccimarro ha collegato questo ragionamento anche alle politiche ambientali più generali della Regione, richiamando l’intenzione di anticipare di cinque anni i traguardi indicati dal Green Deal europeo sul fronte della transizione ecologica.
Un servizio essenziale in una città con caratteristiche uniche
Nel ragionamento emerso durante l’incontro, Trieste viene considerata un caso particolare anche per ragioni tecniche. La conformazione del territorio giuliano, con dislivelli che sfiorano i 400 metri, rende la rete acquedottistica più complessa rispetto ad altre aree del Friuli Venezia Giulia.
Per questo, la discussione sulla futura gestione non riguarda soltanto un assetto amministrativo, ma anche la capacità di sostenere investimenti importanti e di garantire solidità economica. L’indicazione politica emersa è che la nuova concessione dovrà puntare a un miglioramento concreto del servizio reso ai cittadini.
Nel suo intervento l’assessore ha anche sottolineato che l’acqua resta una risorsa da tutelare con attenzione, ma che il suo governo comporta costi elevati e scelte delicate. In quest’ottica, l’eventuale ricorso a un modello in-house non può essere valutato in modo semplificato, proprio perché si parla di un’infrastruttura essenziale per la vita quotidiana della città.
Il richiamo al problema degli sprechi in Friuli
Dall’appuntamento triestino è arrivato anche un richiamo a una questione che riguarda più in generale il territorio friulano: la dispersione idrica legata ai pozzi artesiani nella pianura. Il dato richiamato parla di oltre 40mila pozzi e di un consumo disperso stimato in un miliardo di metri cubi d’acqua all’anno.
Su questo fronte la Regione ha ricordato il provvedimento varato nel 2023 per regolamentare e rendere più efficiente l’uso dei pozzi artesiani, misura presentata come priva di costi per i cittadini. È un tassello che si inserisce nello stesso quadro politico: ridurre gli sprechi, rafforzare la gestione e costruire un sistema più coordinato.
Per Trieste, dunque, il passaggio immediato resta il bando europeo. Ma nel discorso regionale la partita è più ampia e guarda a un riassetto complessivo dei servizi ambientali in Friuli Venezia Giulia, con l’acqua al centro di una strategia che va oltre i confini del capoluogo giuliano.