Acqua sempre più preziosa nei campi friulani: aziende agricole verso colture meno idrovore
Da Moimacco emerge un quadro che pesa sul Friuli: piogge insufficienti, irrigazione più costosa e richiesta di investimenti su reti, ricerca e tecnologie.
Nei campi friulani l’acqua sta diventando un fattore decisivo non solo per i raccolti, ma anche per le scelte produttive delle aziende. Il confronto tenuto a Moimacco durante l’assemblea annuale di Confagricoltura Udine ha riportato al centro un problema che nel 2026 si sta facendo sentire con forza: meno piogge utili, maggiore fabbisogno estivo e costi irrigui che pesano sempre di più sui bilanci agricoli.
Il segnale più concreto arriva dalle semine. Secondo quanto evidenziato dal presidente di Confagricoltura Udine Philip Thurn Valsassina, in diverse realtà si riduce lo spazio destinato al mais, mentre cresce l’interesse per colture considerate più adatte a reggere un contesto climatico caratterizzato da disponibilità idrica più incerta.
Per le imprese agricole del territorio il punto non è soltanto avere acqua, ma riuscire a gestirla in modo sostenibile sotto il profilo economico e organizzativo. Irrigare, oggi, significa programmare di più, investire di più e fare i conti con una stagione che richiede interventi sempre più frequenti.
Il Friuli davanti a una domanda d’acqua in crescita
Nel corso dell’incontro è stato richiamato anche il quadro regionale. Secondo le previsioni di Arpa, entro il 2050 in Friuli Venezia Giulia il fabbisogno idrico potrebbe aumentare di 100 millimetri. Un dato che aiuta a leggere quanto sta accadendo già ora, dopo mesi primaverili avari di precipitazioni.
La tendenza, del resto, è ormai nota anche sul territorio friulano: piogge concentrate in periodi meno utili alle coltivazioni e carenze proprio nella fase estiva, quando i campi hanno più bisogno di approvvigionamento. È uno squilibrio che complica la programmazione e rende più urgente il potenziamento delle infrastrutture.
Su questo versante, Stefano Bongiovanni, direttore dell’Area tecnica del Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, ha ricordato che il Consorzio segue quasi 34mila ettari irrigui attraverso una rete di 900 chilometri di condotte in pressione.
Dal 2022 è stato avviato un piano di trasformazione irrigua che punta su efficientamento, nuovi invasi e riduzione dei consumi. Attualmente il 62% della superficie servita riceve acqua in pressione, con un utilizzo crescente di sistemi di precisione. Nonostante questo percorso, nei giorni scorsi è stato approvato anche un Piano di gestione della siccità emergenziale, segno di una criticità che resta molto concreta.
Ricerca, genetica e strumenti pratici per le aziende
Accanto alle opere sulle reti, nel dibattito di Moimacco è emerso con forza il tema dell’innovazione applicata alle colture. Michele Morgante, direttore dell’Iga dell’Università di Udine, ha sottolineato che il cambiamento climatico non produce soltanto scarsità d’acqua, ma impone un ripensamento più ampio dei modelli produttivi.
Tra le strade indicate c’è quella della genetica di precisione, comprese le Tea, con studi orientati soprattutto alla maggiore resistenza agli stress idrici. Le soluzioni immediatamente disponibili per gli agricoltori, però, restano ancora limitate, ed è per questo che dal mondo della ricerca arriva la richiesta di aumentare gli investimenti, anche con il supporto dell’Intelligenza Artificiale.
Il quadro generale richiamato durante l’incontro parte da numeri che spiegano la portata del problema: in Italia la disponibilità di acqua si è ridotta del 20% nell’arco di un secolo. Allo stesso tempo il consumo resta elevato e l’agricoltura assorbe quasi la metà della risorsa utilizzata complessivamente.
Le risposte possibili tra consulenza e sostegni regionali
Per le aziende agricole friulane, però, la questione non si esaurisce nelle analisi. Durante il confronto sono stati illustrati anche strumenti operativi, come i servizi di consulenza per una gestione più accurata dell’irrigazione aziendale, basati su tecnologie, dispositivi moderni e metodi di precisione. A presentarli sono stati Pietro Maria Banfi e Matteo Frandoli, tecnici di Perleuve srl.
Un altro tassello riguarda il sostegno pubblico agli investimenti. Roberto Costantini, direttore del Servizio competitività sistema agroalimentare Fvg della Direzione agricoltura, ha richiamato le opportunità regionali pensate per accompagnare gli interventi nel settore irriguo.
Dal confronto di Moimacco esce così un messaggio chiaro per il Friuli agricolo: la gestione dell’acqua non è più un tema accessorio, ma una delle variabili che decideranno competitività, scelte colturali e tenuta delle aziende nei prossimi anni.