Acqua, il Friuli guarda a una rete più forte: a Sesto al Reghena il confronto su clima e qualità

Nel quartier generale di Livenza Tagliamento Acque il punto su interconnessioni, PFAS e investimenti per mettere in sicurezza la risorsa idrica.

07 luglio 2026 18:40
Acqua, il Friuli guarda a una rete più forte: a Sesto al Reghena il confronto su clima e qualità -
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La tenuta del sistema idrico friulano passa sempre più dalla capacità di fare rete, dentro la regione e oltre i confini amministrativi. È questo il tema emerso con maggiore forza dall’incontro ospitato il 7 luglio 2026 a Sesto al Reghena, nella sede di Livenza Tagliamento Acque, dove istituzioni, gestori e tecnici hanno discusso di approvvigionamento, qualità dell’acqua e adattamento climatico.

Il confronto, organizzato da Confservizi Veneto Friuli Venezia Giulia durante l’Assemblea dei Soci, ha messo al centro una questione che riguarda da vicino anche il Friuli: garantire continuità del servizio e tutela sanitaria in una fase in cui siccità, pressioni ambientali e nuovi standard europei impongono scelte strutturali.

Il nodo friulano: programmare prima delle emergenze

Tra i temi richiamati nel corso della giornata c’è stato il Masterplan del Friuli Venezia Giulia, indicato come uno degli strumenti su cui costruire un sistema più solido e capace di reagire alle criticità. L’idea condivisa è che la gestione dell’acqua non possa fermarsi ai singoli territori, ma debba puntare su connessioni tra reti, regole comuni e visione di lungo periodo.

In questo quadro, il cosiddetto soccorso idrico diventa un elemento decisivo: mettere in collegamento gli acquedotti significa poter compensare carenze locali e ridurre le fragilità nei momenti più delicati. Un passaggio considerato sempre meno opzionale in un contesto segnato dagli effetti del cambiamento climatico.

Il confronto con il modello veneto

Durante i lavori si è parlato anche del MOSAV, il Modello Strutturale degli Acquedotti del Veneto, e del suo aggiornamento. Pur nascendo in contesti diversi, il percorso veneto e quello friulano sono stati letti come esperienze parallele, entrambe orientate a superare una storica frammentazione infrastrutturale.

Ad aprire l’incontro sono stati Andrea Vignaduzzo, presidente di Livenza Tagliamento Acque, Marco Zecchinato, assessore della Regione Veneto, e Roberto Gasparetto, presidente di Confservizi Veneto Friuli Venezia Giulia. Nel loro intervento iniziale è stata ribadita la necessità di una regia condivisa tra enti, aziende e territori per proteggere una risorsa che ha ricadute dirette su salute, economia e qualità della vita.

PFAS e controlli: la qualità dell’acqua resta centrale

Non si è parlato soltanto di quantità disponibile. Una parte importante del dibattito ha riguardato infatti la qualità della risorsa, con attenzione particolare agli inquinanti emergenti e al tema PFAS, indicato come una delle sfide più impegnative per i prossimi anni.

La resilienza del sistema idrico, è stato sottolineato, si misura anche sulla capacità di assicurare acqua sicura sotto il profilo sanitario. Da qui la richiesta di rafforzare monitoraggi, ricerca, innovazione tecnologica e trattamenti sempre più efficaci, così da rispondere a requisiti ambientali e sanitari destinati a diventare più stringenti.

Investimenti, tariffe e tenuta del servizio

Accanto agli aspetti tecnici, il tema economico ha occupato uno spazio rilevante. L’ammodernamento delle infrastrutture, l’adeguamento alle direttive europee e la necessità di innalzare gli standard di protezione richiederanno risorse consistenti.

La questione, per i gestori, sarà tenere insieme tre esigenze: qualità del servizio, sostenibilità per gli utenti e capacità di finanziare opere che non possono più essere rinviate. Le interconnessioni, in questa prospettiva, non sono state descritte solo come tubazioni che uniscono sistemi diversi, ma come un modello di collaborazione che comprende dati, competenze operative e scelte gestionali.

Dal convegno di Sesto una linea per il Nord Est

La tavola rotonda “Sicurezza idrica del Nord Est: sinergie e prospettive”, moderata dalla giornalista Micaela Faggiani, ha insistito su un cambio di approccio: meno gestione dell’emergenza e più prevenzione. Un passaggio che interessa direttamente anche il Friuli Venezia Giulia, chiamato a rafforzare i propri strumenti di pianificazione.

In chiusura Carlo Andriolo, amministratore delegato di AcegasApsAmga, ha richiamato il valore del Masterplan FVG nella costruzione di una rete più resistente e interconnessa. Dal confronto di Sesto al Reghena è uscita così un’indicazione netta: la sicurezza idrica sarà uno dei terreni decisivi dei prossimi decenni, e il Friuli vuole giocare questa partita con infrastrutture più affidabili e una strategia condivisa con il resto del Nord Est.

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