A Udine il nodo resta aperto: lavoro femminile, stipendi più bassi e carichi familiari frenano la parità

Dal confronto promosso in Regione emerge una richiesta chiara: in Friuli Venezia Giulia servono misure stabili su salari, rientro al lavoro e congedi.

26 ottobre 2026 19:19
A Udine il nodo resta aperto: lavoro femminile, stipendi più bassi e carichi familiari frenano la parità -
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Nel mercato del lavoro friulano la distanza tra uomini e donne continua a pesare non soltanto sugli stipendi, ma anche sulla qualità dell’occupazione e sulle possibilità di conciliare vita professionale e famiglia. È il quadro richiamato a Udine, nella sede della Regione, durante il convegno dedicato al lavoro femminile in Friuli Venezia Giulia.

A intervenire a margine dell’incontro sono state le consigliere regionali Serena Pellegrino, di Alleanza Verdi e Sinistra, e Manuela Celotti, del Partito democratico, che hanno sollecitato una revisione profonda delle politiche economiche e sociali regionali. Secondo quanto evidenziato, il traguardo della piena parità resta ancora distante.

Il peso della cura dentro e fuori casa

Uno dei punti centrali emersi riguarda la distribuzione del lavoro familiare. Nella lettura proposta dalle due esponenti dell’opposizione, il carico domestico e di assistenza continua a ricadere in misura prevalente sulle donne, con effetti diretti sulla continuità lavorativa, sulla possibilità di fare carriera e sulla tenuta economica nel lungo periodo.

I dati richiamati durante il confronto indicano infatti che una lavoratrice occupata dedica circa il 42% del proprio tempo al lavoro familiare, percentuale che arriva quasi al 50% nel caso delle madri. Per gli uomini, invece, la quota si ferma al 19%. Un divario che, secondo Pellegrino e Celotti, descrive un modello sociale ancora poco cambiato.

Precarietà, part-time forzato e salari

Il tema non riguarda soltanto l’accesso a un impiego. Nel focus discusso a Udine è stata sottolineata anche l’incidenza del part-time non scelto e delle condizioni di precarietà che colpiscono soprattutto l’occupazione femminile. Elementi che rendono più fragile il percorso professionale e ampliano la distanza retributiva.

Le consigliere hanno ribadito che non bastano interventi limitati o misure solo formali. A loro avviso servono investimenti mirati e scelte normative capaci di incidere davvero sul divario salariale e su quello previdenziale, perché stipendi più bassi oggi significano anche pensioni più deboli domani.

Nel loro intervento è stato richiamato anche un altro elemento: in regione le donne rappresentano circa il 60% delle persone laureate, ma questo patrimonio di competenze non si traduce automaticamente in percorsi professionali lineari, stabili e ben retribuiti.

Il rientro dopo la maternità e la richiesta di una svolta

Tra i passaggi più delicati c’è quello del ritorno al lavoro dopo la maternità, indicato come uno snodo che continua a creare ostacoli concreti. Per Pellegrino e Celotti, aumentare semplicemente il numero delle donne occupate non è sufficiente se non si costruiscono condizioni di lavoro dignitose e servizi adeguati.

Da qui la richiesta di una svolta politica più netta, con strumenti che rendano effettiva la conciliazione familiare. Nel ragionamento delle due consigliere diventano centrali congedi parentali più equilibrati tra madri e padri e un sostegno alle imprese che introducono pratiche contrattuali favorevoli alla parità.

Il messaggio uscito dall’appuntamento udinese è dunque chiaro: i progressi registrati finora non hanno ancora rimosso gli squilibri strutturali. Per il Friuli Venezia Giulia, il tema non riguarda solo i diritti, ma anche la capacità del territorio di valorizzare competenze, lavoro e crescita sociale in modo più equo.

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