In Friuli Venezia Giulia pesa ancora il gap salariale: donne pagate in media un quinto in meno

Dal confronto promosso a Udine emerge un mercato del lavoro femminile in ripresa, ma restano aperti i nodi su stipendi, carriere e sostegno alle famiglie.

26 ottobre 2026 18:42
In Friuli Venezia Giulia pesa ancora il gap salariale: donne pagate in media un quinto in meno -
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La distanza non si misura solo nei numeri dell’occupazione. In Friuli Venezia Giulia, anche davanti a una presenza femminile al lavoro cresciuta negli ultimi anni, resta forte la differenza nelle retribuzioni: mediamente le donne continuano a guadagnare circa il 20% in meno rispetto agli uomini.

Il dato è emerso a Udine durante il convegno dedicato a bilanci e prospettive del lavoro femminile in regione, promosso dalla Commissione regionale per le pari opportunità nella sede della Regione di via Sabbadini. Al centro del confronto non soltanto i salari, ma anche qualità dell’impiego, possibilità di crescita professionale e organizzazione dei servizi per chi ha figli.

Lavoro femminile in Fvg, il divario retributivo medio è del 20%
Lavoro femminile in Fvg, il divario retributivo medio è del 20%

Il lavoro delle donne tra crescita e ostacoli ancora aperti

Il quadro presentato nel capoluogo friulano mostra un andamento a due velocità. Da una parte l’occupazione femminile registra un aumento del 9% rispetto al periodo precedente alla pandemia, accompagnato da una riduzione sia della disoccupazione sia dell’inattività. Dall’altra, il miglioramento quantitativo non cancella gli squilibri che continuano a segnare il percorso lavorativo delle donne.

Le differenze si vedono soprattutto nelle buste paga e nelle opportunità di carriera. Il divario tende a ridursi con livelli di istruzione più alti, ma non scompare. Uno dei passaggi più critici resta il rientro dopo la maternità, momento in cui le disparità continuano a farsi sentire con maggiore evidenza.

Il nodo della conciliazione e l’effetto sulla natalità

Nel dibattito è tornato con forza anche il tema dell’equilibrio tra professione e vita privata. I carichi familiari, è stato ricordato, gravano ancora in larga parte sulle donne, con ricadute dirette sulla continuità lavorativa e sulle prospettive economiche. Per questo il tema non riguarda soltanto i diritti, ma anche la capacità del sistema regionale di reggere le trasformazioni demografiche e produttive dei prossimi anni.

Il presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin ha collegato il tema dell’occupazione femminile alla crisi demografica, sottolineando come retribuzioni, accesso al lavoro e sviluppo di carriera vadano letti insieme alla necessità di contrastare la denatalità. Accanto all’aspetto economico, ha richiamato il ruolo dei servizi destinati ai genitori, ritenuti essenziali per offrire un sostegno concreto durante i tempi di lavoro.

Bordin ha inoltre confermato la disponibilità dell’Assemblea legislativa regionale ad accogliere le proposte che emergeranno dal confronto. In sala erano presenti anche i consiglieri regionali Laura Fasiolo, Manuela Celtotti, Massimiliano Pozzo, Serena Pellegrino e Rosaria Capozzi.

Lavoro femminile in Fvg, il divario retributivo medio è del 20%
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Il confronto avviato a Udine

Collegata da remoto, la presidente della Crpo Fvg Dusy Marcolin ha richiamato il valore centrale della condizione lavorativa femminile nell’attività della Commissione. Prima degli interventi dei relatori ha voluto ribadire anche l’impegno civile contro la violenza di genere, ricordando la campagna nazionale #PostoOccupato e il significato della sedia lasciata vuota in sala come simbolo delle donne vittime di violenza.

Nel suo intervento ha sottolineato come il lavoro rappresenti anche libertà e come l’autonomia economica sia un elemento concreto di indipendenza. Al tavolo del convegno hanno partecipato rappresentanti delle sigle sindacali, della direzione regionale Lavoro, la Consigliera regionale di parità e l’assessore regionale Alessia Rosolen.

Dal confronto di Udine esce così un messaggio netto per il Friuli Venezia Giulia: i segnali di ripresa occupazionale ci sono, ma senza interventi su stipendi, servizi e tenuta dei percorsi professionali femminili il divario resterà aperto anche nei prossimi anni.

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