A Pordenone due giorni per far incontrare cultura e impresa: al via Eureka 2026
Nel polo fieristico pordenonese oltre 100 realtà da sei regioni, workshop e centinaia di incontri professionali tra creatività, tecnologia e produzione.
Pordenone apre oggi una vetrina nazionale dedicata a chi lavora tra creatività, produzione e innovazione. Al Centro congressi di Pordenone Fiere si è alzato il sipario sulla terza edizione di Eureka 2026, appuntamento che mette al centro le imprese culturali e creative e il loro rapporto con il tessuto economico del territorio.
Per il Friuli Venezia Giulia l’evento assume un peso particolare: non solo perché si svolge in una città che negli ultimi anni ha rafforzato il proprio profilo culturale, ma anche perché prova a saldare due vocazioni storiche della regione, quella manifatturiera e quella progettuale, in un confronto diretto tra aziende, professionisti e istituzioni.
Una fiera che punta sulle connessioni
I numeri restituiscono la dimensione della manifestazione: più di 100 espositori arrivati da sei regioni italiane, oltre 40 workshop distribuiti nelle tre arene allestite in Fiera e più di 350 incontri B2B programmati nelle due giornate. Il filo conduttore è quello delle collaborazioni possibili tra il mondo culturale e quello produttivo.
Tra i temi più presenti nel calendario ci sono innovazione digitale, intelligenza artificiale e tecnologie immersive, ambiti che stanno cambiando anche il modo in cui la cultura si produce, si promuove e diventa impresa. L’obiettivo dichiarato è favorire scambi di competenze e occasioni concrete di lavoro tra soggetti che spesso operano su piani paralleli.
Il messaggio della Regione e il ruolo di Pordenone
All’inaugurazione è intervenuto il vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia con delega alla Cultura Mario Anzil, che ha indicato in Pordenone il luogo adatto per consolidare un appuntamento di questo tipo. Nel suo intervento ha richiamato la storia industriale della città e la capacità del territorio di affiancare alla produzione una crescente attenzione alla dimensione culturale.
Anzil ha sottolineato come la Regione consideri la cultura una leva strategica, capace di incidere sulla qualità della vita e sulla crescita dei territori. Nel ragionamento del vicegovernatore, Eureka rientra in un percorso più ampio che vede il Friuli Venezia Giulia impegnato a rafforzare il proprio posizionamento anche attraverso grandi appuntamenti e progettualità di respiro nazionale ed europeo.
Nel richiamare questo scenario, Anzil ha citato anche il cammino che porterà Gorizia a essere Capitale europea della Cultura 2025 e Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027, un accostamento che per la Regione rappresenta un passaggio di rilievo e un elemento distintivo nel panorama italiano.
Chi c’era all’apertura della terza edizione
Alla cerimonia inaugurale hanno partecipato, tra gli altri, il ministro dei Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, il sindaco di Pordenone Alessandro Basso, il presidente di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti e il presidente di Pordenone Fiere Renato Pujatti. La mattinata è poi proseguita con l’intervento di Massimo Guarino, direttore del Servizio I - Imprese culturali e creative, moda e design della Direzione generale creatività contemporanea del ministero della Cultura.
Spazio anche a una tavola rotonda dedicata al rapporto tra talenti artistici, aziende e progetti culturali d’impresa, uno dei nodi centrali dell’intera manifestazione. Il confronto ha riportato al centro una questione che interessa da vicino anche il sistema regionale: come trasformare idee, competenze e linguaggi creativi in occasioni stabili di sviluppo.
Per il Friuli una sfida che guarda oltre la fiera
Nel suo intervento, il vicegovernatore ha insistito sulla necessità di creare un legame più solido tra cultura e impresa, sostenendo che la libertà progettuale e il potenziale del settore creativo crescono quando possono contare su un contesto economico strutturato. In questa chiave, Eureka viene proposta come un luogo di contatto concreto tra mondi diversi ma complementari.
Per Pordenone e per l’intero Friuli Venezia Giulia la due giorni fieristica è quindi anche un banco di prova: verificare quanto il sistema locale sappia attrarre reti, competenze e investimenti partendo da una visione che tiene insieme artigianato, industria, ricerca e produzione culturale. Il programma prosegue anche domani, con incontri e attività che continueranno a mettere al centro questo dialogo.