A Osoppo la filiera del mobile lancia l’allarme: «Servono regole europee che difendano le imprese»
Nel Centro Ricerche Fantoni confronto tra industria e associazioni: pesano energia, concorrenza asiatica e norme non uguali per tutti.
Da Osoppo arriva un messaggio che riguarda da vicino anche il tessuto produttivo friulano: per il legno-arredo la partita della competitività si gioca ormai su costi, mercati esteri e scelte dell’Unione Europea. Il confronto si è tenuto al Centro Ricerche Fantoni, in occasione del consueto appuntamento promosso dall’azienda durante i giorni del Sicam di Pordenone.
Attorno al tavolo, insieme a Paolo Fantoni, erano presenti anche Denise Archiutti, da poco alla guida di Assarredo, ed Edi Snaidero, presidente di EFIC, la Confederazione europea dell’industria del mobile. Al centro dell’incontro, il momento delicato vissuto da una filiera che in Friuli Venezia Giulia mantiene un peso industriale e occupazionale rilevante.
Il nodo europeo visto dal Friuli
L’intervento più netto sul quadro internazionale è stato quello di Snaidero, che ha richiamato l’attenzione sull’aumento delle importazioni in Europa, soprattutto dalla Cina. Secondo la sua analisi, le aziende asiatiche hanno raggiunto livelli molto elevati per capacità produttiva, qualità, automazione e investimenti in ricerca.
Alla base di questa spinta, ha osservato, ci sono sia la sovrapproduzione cinese, non più assorbita come in passato dal mercato interno, sia lo spostamento verso l’Europa di una parte dei flussi commerciali frenati dai dazi statunitensi. Il risultato, per l’industria europea del mobile, è una pressione crescente che si riflette sul numero delle imprese e sull’occupazione.
Il punto più critico, secondo EFIC, è lo squilibrio delle regole: le imprese europee devono rispettare vincoli stringenti, anche sul fronte ambientale, mentre i prodotti che arrivano da fuori non sempre affrontano controlli equivalenti. Da qui la richiesta di un’Europa più compatta e capace di difendere concretamente la propria base industriale.
Costi energetici e tenuta delle imprese
Paolo Fantoni ha riportato la discussione su una difficoltà che le aziende conoscono bene da tempo: l’aumento dei costi di produzione. In particolare, ha indicato nella componente energetica uno dei fattori che stanno mettendo sotto pressione l’intera filiera.
Per il presidente di Assopannelli, il recupero di competitività non può essere affidato ai singoli operatori ma richiede una risposta di sistema, che coinvolga mondo produttivo e istituzioni. L’obiettivo, ha sottolineato, è preservare una capacità industriale che continua a generare lavoro e ricadute economiche sui territori.
Assarredo: fare sintesi in una fase complessa
Nel corso dell’incontro è intervenuta anche Denise Archiutti, eletta poche settimane fa alla presidenza di Assarredo. Il suo messaggio si è concentrato sul ruolo dell’associazione in una fase segnata da cambiamenti rapidi e da sfide che toccano innovazione, sostenibilità, mercati e adempimenti normativi.
Archiutti ha indicato come priorità la capacità di rappresentare in modo unitario le imprese, rafforzare il confronto con le istituzioni e accompagnare le aziende nei passaggi legati alla trasformazione digitale e ambientale. In questa prospettiva, il valore del settore resta quello di saper costruire rete e consolidare il profilo del Made in Italy.
Il peso di Fantoni nel distretto industriale
La sede dell’incontro non è casuale. Il Gruppo Fantoni, nato nel 1882 per iniziativa di Achille Fantoni, è una delle realtà più note del comparto, con produzioni che spaziano dai mobili per ufficio ai pannelli MDF e truciolari, fino ai sistemi fonoassorbenti e alle pareti attrezzate.
L’azienda ha sviluppato nel tempo una filiera integrata che comprende materiali, semilavorati e progettazione, con un forte investimento anche sul versante energetico attraverso centrali idroelettriche e impianti di cogenerazione. Il Centro Ricerche di Osoppo resta uno dei luoghi simbolo di questa impostazione, orientata a design, sperimentazione e sviluppo del prodotto.
Dal confronto ospitato in Friuli emerge quindi una richiesta precisa: per continuare a competere non bastano qualità e tradizione manifatturiera, servono condizioni più eque sui mercati e politiche industriali capaci di accompagnare davvero le imprese del settore.