A Gemona il confronto nazionale degli psicologi: dal ricordo del sisma nasce una riflessione sulle emergenze

Palazzo Fantoni ha accolto il Consiglio nazionale dell’Ordine e i presidenti regionali: al centro memoria del 1976, trauma collettivo e supporto alle comunità.

03 ottobre 2026 08:40
A Gemona il confronto nazionale degli psicologi: dal ricordo del sisma nasce una riflessione sulle emergenze -
Condividi

Gemona torna a essere un punto di riferimento nel racconto del terremoto del 1976, questa volta attraverso lo sguardo della psicologia. A Palazzo Fantoni si è svolto il convegno “Narrazioni sul Terremoto”, incontro che ha riunito il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi e i vertici degli Ordini regionali e delle Province autonome in una tappa dal forte valore simbolico per il Friuli.

L’appuntamento si inserisce nel percorso di iniziative dedicate ai cinquant’anni dal sisma del 6 maggio 1976 e ha portato in città una presenza istituzionale nazionale particolarmente significativa. Per il Friuli Venezia Giulia, infatti, si è trattato della prima riunione sul territorio con il CNOP al completo, in coincidenza con l’avvio del primo evento itinerante della nuova consigliatura.

Gemona scelta come luogo della memoria e del confronto

La sede dell’incontro non è stata individuata per caso. Gemona rappresenta uno dei luoghi più emblematici della tragedia e della ricostruzione friulana, un territorio che continua a interrogarsi su ciò che il terremoto ha lasciato in eredità non solo sul piano urbanistico e civile, ma anche umano e collettivo.

Proprio questo legame tra memoria e comunità ha dato sostanza alla giornata. Il convegno non si è limitato a un momento commemorativo, ma ha rimesso al centro il rapporto tra esperienza traumatica, capacità di reazione del territorio e costruzione di strumenti professionali oggi considerati essenziali.

Dal sisma friulano a una disciplina oggi strutturata

Uno dei temi più rilevanti emersi durante i lavori riguarda l’evoluzione della psicologia dell’emergenza. Nel 1976 questa area non era ancora definita in modo organico; anche a partire da esperienze come quella vissuta in Friuli ha però iniziato a prendere forma, fino a entrare stabilmente nei modelli di intervento della Protezione Civile.

L’incontro ha quindi offerto anche una lettura storica: dal trauma di una popolazione colpita dal terremoto alla nascita di pratiche e competenze che oggi accompagnano la gestione delle crisi. Un passaggio che, in una regione come il Friuli Venezia Giulia, assume un significato particolare.

Le voci intervenute a Palazzo Fantoni

Ad aprire i lavori sono state Eva Pascoli, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Friuli Venezia Giulia, e Maria Antonietta Gulino, presidente del Consiglio Nazionale. Gulino ha richiamato la scelta di portare il Consiglio nei territori, in contatto diretto con professionisti e comunità locali, indicando nella vicinanza alle persone un elemento centrale del lavoro psicologico.

Nel corso del convegno, coordinato da Eva Pascoli, si sono alternati interventi e testimonianze capaci di tenere insieme ricordo e attualità. Paola Comito ha affrontato il ruolo della psicologia dell’emergenza nell’accompagnare le comunità segnate da eventi traumatici.

Spazio poi al contributo di Lorenzo Cozianin, sindaco negli anni del terremoto e della ricostruzione, alla riflessione di Hanna Farah sul tema della solidarietà e all’intervento dello storico Angelo Floramo, che ha riportato il discorso sul terreno della memoria collettiva e dell’identità del territorio. Sono intervenuti anche Carlo Martina e Ivan Pesamosca con le loro testimonianze.

La presenza delle istituzioni friulane

All’iniziativa hanno preso parte anche rappresentanti delle istituzioni locali e dell’ambito sanitario: il sindaco di Gemona Roberto Revelant, il consigliere regionale Edy Morandini e il direttore del Distretto sociosanitario Gianni Borghi. La loro presenza ha rafforzato il carattere pubblico dell’appuntamento e il legame con il territorio.

Negli interventi è stato richiamato il valore della collaborazione tra professionalità diverse nella risposta alle emergenze, un aspetto che torna spesso quando si parla del modello Friuli. Nel cinquantenario del sisma, il confronto promosso a Gemona ha mostrato come la memoria possa ancora tradursi in strumenti utili per il presente e in una responsabilità condivisa verso le comunità più fragili.

In chiusura, Eva Pascoli ha spiegato il senso della scelta di partire proprio da Gemona, definendola una comunità che rappresenta una promessa da mantenere. Un messaggio che lega il ricordo del 1976 al lavoro da continuare oggi, tra custodia della memoria e attenzione concreta alle persone.

Segui Prima Friuli