Vino friulano negli Usa, New York resta la piazza chiave: a Vinitaly.USA riflettori anche sul Friuli Venezia Giulia

Alla rassegna americana di Veronafiere partecipano 300 aziende e 2.500 etichette. Tra le regioni presenti anche il Friuli Venezia Giulia con l’assessore Stefano Zannier.

26 ottobre 2026 17:31
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Il mercato americano continua a essere uno snodo decisivo per il vino italiano e, di riflesso, anche per le produzioni del Friuli Venezia Giulia. A New York ha preso il via la terza edizione di Vinitaly.USA, appuntamento promosso da Veronafiere con ITA - Italian Trade Agency, ospitato al Pier 36 fino a domani.

Per il sistema vitivinicolo regionale la presenza nella Grande Mela ha un peso che va oltre la vetrina internazionale: gli Stati Uniti restano infatti uno dei terreni più importanti per consolidare vendite, relazioni commerciali e posizionamento delle etichette italiane presso importatori, ristorazione e consumatori.

L’edizione 2026 riunisce 300 imprese e 2.500 vini italiani, con una partecipazione ampia di aziende, collettive territoriali e consorzi. Tra le realtà rappresentate figurano anche il Friuli Venezia Giulia e altre regioni italiane, in un contesto che punta a rafforzare la presenza del made in Italy nel mercato statunitense.

Il Friuli Venezia Giulia presente all’apertura

Alla cerimonia inaugurale era presente anche l’assessore regionale all’Agricoltura del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier, accanto ad altri rappresentanti istituzionali italiani. Un segnale politico e operativo che conferma l’attenzione della Regione verso i percorsi di internazionalizzazione del comparto agroalimentare e, in particolare, del vino.

All’opening hanno partecipato inoltre esponenti del Governo, della diplomazia italiana negli Stati Uniti, del mondo fieristico e delle organizzazioni di filiera. Tra i nomi presenti anche l’ambasciatore d’Italia negli Usa Marco Peronaci, il segretario generale della Farnesina Riccardo Guariglia, il presidente di Veronafiere Federico Bricolo e il presidente di ITA Matteo Zoppas.

Perché gli Stati Uniti restano centrali

I numeri richiamati dall’Osservatorio Uiv-Vinitaly spiegano bene la posta in gioco. Oltreoceano i consumatori di vino italiano sono oggi 35 milioni, ma il potenziale appare molto più ampio: su circa 90 milioni di abituali consumatori di vino negli Stati Uniti, oltre 50 milioni potrebbero rappresentare un pubblico ancora da intercettare per le etichette tricolori.

È su questo spazio di crescita che si concentra il lavoro delle imprese. L’obiettivo non è solo difendere le quote già raggiunte, ma allargare il raggio d’azione verso nuovi segmenti di mercato, nuove fasce d’età e nuove occasioni di consumo. In una piazza come New York, porta d’ingresso commerciale e simbolica per gli Usa, il tema assume un valore ancora più evidente.

Federico Bricolo, presidente di Veronafiere, ha sottolineato che gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato-obiettivo e che servono continuità e investimenti per sostenere la competitività delle cantine italiane. Sulla stessa linea Matteo Zoppas, che ha definito New York un accesso strategico all’intero sistema americano.

Consumatori più giovani e abitudini che cambiano

Tra gli elementi emersi dallo studio presentato in occasione della manifestazione c’è la buona capacità dei vini italiani di parlare anche alle generazioni più giovani. Rispetto ai produttori californiani, più concentrati su consumatori maturi, l’offerta italiana mostra una distribuzione più equilibrata tra le età e una maggiore penetrazione nei target più giovani.

Non cambia soltanto il pubblico, però: stanno cambiando anche i modi di bere vino. Se resta forte il consumo come bevanda a sé o a tavola, soprattutto tra i nuovi utenti americani compaiono modalità meno tradizionali, dal vino servito freddo fino all’uso in cocktail o in combinazione con altre bevande. Un’evoluzione che le aziende devono leggere con attenzione senza perdere l’identità dei territori.

Il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Sacripante, ha richiamato proprio questo passaggio: qualità, varietà e tradizione restano i punti di forza del vino italiano, ma la crescita passa dalla capacità di capire come si muove la domanda e di avvicinare pubblici differenti, dall’alta ristorazione ai contesti di consumo emergenti.

Una vetrina che interessa anche i territori del Nordest

Per una regione come il Friuli Venezia Giulia, che lega parte della propria riconoscibilità internazionale alle produzioni vitivinicole, appuntamenti come Vinitaly.USA hanno un significato concreto. Non sono soltanto eventi promozionali, ma occasioni in cui si costruiscono contatti, si testano tendenze e si misura la capacità delle aziende di stare dentro un mercato competitivo e in continuo movimento.

In parallelo, a New York si è aperta anche la tredicesima edizione di wine2wine Vinitaly Business Forum, con oltre 20 sessioni dedicate a mercato, formazione, enoturismo e masterclass. Un’agenda che affianca il business immediato a una riflessione più ampia sulle strategie utili per portare il vino italiano, e con esso anche il patrimonio enologico friulano, davanti a nuovi consumatori negli Stati Uniti.

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