Villa Manin mette in scena la bicicletta: a Passariano 62 modelli raccontano 200 anni di cambiamenti

Da maggio a fine agosto 2026 a Codroipo la mostra “Ruota Libera” ripercorre tecnica, sport, lavoro e libertà attraverso uno dei simboli della modernità.

19 maggio 2026 04:16
Villa Manin mette in scena la bicicletta: a Passariano 62 modelli raccontano 200 anni di cambiamenti -
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A Passariano la bicicletta diventa chiave di lettura della storia moderna. Nelle sale di Villa Manin arriva infatti “Ruota Libera”, un’esposizione che attraversa due secoli di trasformazioni sociali e tecniche partendo da un oggetto quotidiano, capace di segnare il modo di muoversi, lavorare e vivere lo spazio pubblico.

L’appuntamento sarà aperto dal 19 maggio al 30 agosto 2026 e porta in Friuli un percorso costruito da ERPAC FVG attorno a 62 esemplari storici e contemporanei. Per il territorio di Codroipo è un’iniziativa che aggiunge un nuovo richiamo culturale in una delle sedi più frequentate della regione.

La mostra è curata dal collezionista vicentino Mario Cionfoli e riunisce pezzi provenienti dal museo “Bicicleria” di Vicenza, dal Museo della Bicicletta di Salcedo, dalla Collezione Renato Bulfon di Mortegliano e dalla raccolta privata di Alessandro Gallici. Proprio la presenza di una collezione friulana rafforza il legame locale dell’esposizione.

Un viaggio che parte dall’Ottocento

Il percorso prende le mosse dai primi esperimenti del XIX secolo e risale fino ai modelli più vicini al presente. Tra i punti di partenza c’è la draisina ideata nel 1815 dal barone Karl von Drais, una struttura in legno considerata il primo antenato della bicicletta moderna.

Da lì il racconto segue il passaggio da mezzo elitario, inizialmente costoso e destinato a pochi, a strumento sempre più diffuso nella vita di tutti i giorni. La bici entra così nel lavoro, nei tragitti quotidiani e nelle competizioni, diventando anche un simbolo di mobilità accessibile.

I modelli dei campioni e l’evoluzione tecnica

Accanto agli esemplari che segnano le tappe dell’innovazione compaiono anche biciclette legate ai grandi nomi del ciclismo. Il pubblico potrà vedere, tra le altre, la Legnano di Gino Bartali del 1946, la Colnago di Tadej Pogačar e la bici di Marco Pantani.

L’allestimento non si limita però all’effetto nostalgia o al valore sportivo. Il progetto mette a confronto materiali, soluzioni meccaniche e cambiamenti nella progettazione: dai telai in ferro e acciaio si arriva all’alluminio e alla fibra di carbonio, fino ai dispositivi più recenti come cambio elettronico e freni a disco.

A completare il racconto ci sono fotografie d’epoca, documenti originali e materiali d’archivio, pensati per mostrare come l’evoluzione della bicicletta abbia dialogato nel tempo con altri comparti produttivi, dalla motocicletta all’automobile, fino all’aeronautica.

Non solo trasporto: lavoro, autonomia, emancipazione

Uno degli aspetti più interessanti della mostra riguarda l’impatto sociale della bicicletta. Nel corso del tempo questo mezzo ha inciso non soltanto sugli spostamenti, ma anche sulle possibilità di indipendenza personale, soprattutto in relazione alla condizione femminile.

Il percorso richiama infatti la figura di Alfonsina Strada, rimasta nella storia come l’unica donna capace di correre il Giro d’Italia maschile nel 1924. La sua presenza nel racconto espositivo serve a sottolineare quanto la bicicletta abbia rappresentato, anche culturalmente, un passaggio verso nuove forme di autonomia.

“La bicicletta non è soltanto un mezzo di trasporto: è uno strumento di libertà, emancipazione e scoperta”, osserva il curatore Mario Cionfoli, spiegando il senso di un progetto che collega cultura materiale, sport e innovazione.

Anche la direttrice generale di ERPAC, Lydia Alessio-Vernì, evidenzia il ruolo di Villa Manin come luogo di incontro tra storia e contemporaneità, sottolineando la capacità della mostra di leggere i cambiamenti della società attraverso un oggetto universale.

Date, orari e costi per visitarla

“Ruota Libera” sarà visitabile dal martedì alla domenica con orario 10-19. È prevista inoltre l’apertura straordinaria di lunedì 2 giugno, mentre la prima domenica di ogni mese l’ingresso sarà a tariffa ridotta.

Il biglietto intero costa 7 euro. Il cumulativo con la mostra dedicata a Klimt è fissato a 10 euro. Il ridotto è di 4 euro, oppure 7 euro nella formula cumulativa; per i gruppi il prezzo scende a 3 euro, con cumulativo a 5 euro.

L’ingresso gratuito è previsto per i bambini fino a 12 anni non compiuti, per un accompagnatore di persona con disabilità, per gli accompagnatori dei gruppi e per gli insegnanti che visitano la mostra con studenti, oltre a tesserati ICOM e giornalisti in servizio con tessera valida. Le riduzioni riguardano tra gli altri over 65, ragazzi sotto i 18 anni, studenti fino a 26 anni, titolari di FVG card, tesserati FAI e persone con disabilità. Per gruppi da 15 a 25 partecipanti è necessaria la prenotazione al numero 0432 821211.

Per Villa Manin si tratta di una proposta che intreccia memoria, tecnica e cultura popolare, offrendo al pubblico friulano un’occasione per leggere in modo diverso la storia della bicicletta e il suo peso nella vita di tutti i giorni.

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