Valli del Natisone, la Gubana richiama famiglie e operatori: a San Leonardo weekend da tutto esaurito
Nel fine settimana di AltRoute il dolce simbolo delle Valli ha acceso il confronto su identità e turismo, con laboratori per bambini andati esauriti.
Non solo un prodotto da forno, ma un segno riconoscibile delle Valli del Natisone capace di mettere insieme comunità, imprese e famiglie. A San Leonardo il fine settimana dedicato alla Gubana, inserito nel progetto europeo AltRoute, ha confermato quanto questo dolce continui a parlare al territorio e a chi lo visita.
Il riscontro più immediato è arrivato domenica 4 ottobre, quando i laboratori pensati per bambini e nuclei familiari hanno registrato il tutto esaurito. Un dato che, più ancora delle parole, racconta l’interesse attorno a una tradizione che nelle Valli non appartiene soltanto alla tavola, ma anche alla memoria collettiva.
Il giorno precedente, sabato 3 ottobre 2026, l’Area Polifunzionale di San Leonardo ha ospitato il convegno “Gubana: il sapore autentico della memoria e del futuro”, appuntamento costruito per ragionare sul valore culturale, sociale ed economico di una delle specialità più note dell’area.
Un progetto europeo che parte dalle comunità locali
Ad aprire l’incontro è stata Valentina Colleselli, coordinatrice del progetto AltRoute per Meraki srl. Il programma, sviluppato nell’ambito di Interreg VI-A Italia-Croazia 2021-2027, mette in relazione soggetti italiani e croati con un obiettivo preciso: proporre un modo diverso di viaggiare, lontano dai grandi flussi e più vicino alle produzioni tipiche, al passaggio di saperi tra generazioni, all’economia circolare e alla riduzione degli sprechi.
Nel dibattito è intervenuto anche il consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia Roberto Novelli, che ha richiamato l’importanza della collaborazione tra enti e amministrazioni per dare prospettiva alle aree montane e vallive. Il ragionamento si è concentrato sulle risorse che il Friuli può mettere in rete: cibo, ambiente, vicende storiche, cultura e attività all’aria aperta.
Per il sindaco di San Leonardo e presidente della Comunità di Montagna, Antonio Comugnaro, l’iniziativa rappresenta un’occasione concreta per dare ancora più visibilità a una delle eccellenze più identitarie delle Valli del Natisone. Comugnaro ha ricordato anche il contributo di Civiform e del Comune, mentre l’assessore Michela Carlig ha evidenziato la buona partecipazione registrata durante la serata.
La Gubana come racconto di confine
Uno dei passaggi centrali del convegno ha riguardato il legame tra la Gubana e la storia locale. Antonio De Toni, presidente della Pro Loco Nediške Doline, ha richiamato il carattere peculiare di un territorio nato dall’incontro tra mondo latino e slavo, una mescolanza che nelle Valli del Natisone si riflette anche nelle tradizioni gastronomiche.
Mauro Pierigh, presidente dell’Associazione Sapori nelle Valli, ha invece insistito sulla necessità di fare squadra tra le realtà agroalimentari del territorio, così da rafforzarne presenza e riconoscibilità anche all’esterno dell’area valliva.
La tavola rotonda, introdotta dal giornalista Roberto Pensa e moderata da Stefano Cosma, direttore del Museo della Civiltà Contadina del Friuli Imperiale, ha approfondito origini e lavorazione del dolce. Lo storico e ricercatore Giovanni Coren ha ripercorso la storia della Gubana, soffermandosi anche sull’etimologia del nome, ricondotta al termine sloveno “guba”, cioè piega, in riferimento alla particolare lavorazione artigianale e alla trasmissione domestica della ricetta.
Le voci di chi continua a produrla ogni giorno
Accanto agli studiosi, hanno trovato spazio anche le testimonianze dei produttori. Jessica e Joele Dorbolò, del Gubanificio Dorbolò, hanno raccontato l’esperienza dell’azienda di famiglia e la scelta di proseguire sulla strada della lavorazione artigianale, portando il prodotto anche oltre i confini locali.
Giovanni Cattaneo, titolare del Gubanificio “Giuditta Teresa”, ha portato invece un punto di vista personale fortemente legato alle Valli. Bergamasco d’origine, ha rilevato l’attività nel 1981 e ha spiegato di aver scelto di restare in questo territorio proprio per continuare a custodire e valorizzare la Gubana.
Dal lato culinario, la chef Maria Primosig ha descritto questo dolce come un legame affettivo con la terra e con la comunità, dove la preparazione della pasta e del ripieno diventa parte di una memoria condivisa.
Il segnale arrivato dai più giovani
Il fine settimana non si è fermato al confronto tra istituzioni, studiosi e imprese. Domenica i laboratori “Mani in pasta-facciamo la Gubana”, insieme alle attività creative e alle animazioni per famiglie, hanno riempito tutti i posti disponibili, mostrando un’adesione ampia anche da parte dei bambini.
Per le Valli del Natisone è forse questo l’aspetto più significativo emerso dall’iniziativa di San Leonardo: la Gubana continua a essere un simbolo capace di parlare al presente e di passare di mano in mano, dalle botteghe alle case, fino alle nuove generazioni che dovranno conservarne il valore nel tempo.