Valichi con la Slovenia, da AVS nuove critiche alla linea sui controlli

Serena Pellegrino contesta l’estensione delle verifiche alla frontiera e chiede un ritorno pieno alla normalità nei rapporti transfrontalieri del Friuli Venezia Giulia.

09 giugno 2026 22:11
Valichi con la Slovenia, da AVS nuove critiche alla linea sui controlli -
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Nel Friuli Venezia Giulia torna a pesare il tema della frontiera con la Slovenia, soprattutto per chi quella linea la attraversa ogni giorno per lavorare, studiare o fare impresa. A riaprire il confronto è la consigliera regionale Serena Pellegrino, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, che giudica sbagliata la prosecuzione dei controlli ai valichi.

La posizione espressa dalla consigliera parte da un rilievo politico preciso: secondo Pellegrino, l’orientamento europeo andrebbe nella direzione opposta, cioè verso un alleggerimento progressivo delle misure nelle aree di confine. Per questo considera la proroga una scelta che finisce per incidere in modo diretto sulla vita quotidiana di una parte importante del territorio regionale.

Nella sua lettura, il problema non riguarda soltanto la circolazione delle persone, ma anche l’equilibrio di un sistema economico e sociale costruito da anni su relazioni strette con la Slovenia. Il riferimento è ai pendolari, agli studenti, alle aziende e più in generale a quell’area transfrontaliera in cui gli spostamenti sono parte ordinaria della giornata.

Il nodo dei rapporti transfrontalieri

Pellegrino collega la questione dei controlli al funzionamento concreto dei collegamenti tra le due sponde del confine, richiamando anche esperienze come Euradria lavoro transfrontaliero. In questo quadro, sostiene che mantenere verifiche ai valichi significhi introdurre ostacoli in un contesto che, per storia e organizzazione del lavoro, vive invece di continuità e scambio.

La consigliera mette l’accento anche sull’uso delle risorse pubbliche. A suo avviso, personale e fondi vengono destinati a misure che non producono risultati adeguati, mentre famiglie e cittadini si trovano ad affrontare problemi più urgenti, dal costo della vita alle spese sanitarie. Da qui la critica a una gestione che, secondo la sua impostazione, non risponde ai bisogni più sentiti dalla popolazione.

Le richieste rivolte alla Giunta regionale

Nel corso della legislatura, ricorda Pellegrino, sono state presentate più interrogazioni alla Giunta Fedriga su questo fronte. Tra i punti sollevati compaiono i protocolli di sorveglianza sanitaria e le modalità con cui vengono affrontati i flussi, in un quadro che la consigliera dice di voler ricondurre al rispetto delle norme europee e dei diritti delle persone.

Secondo l’esponente di Avs, le risposte arrivate finora non sono state sufficienti. Per questo ribadisce la richiesta di un ritorno rapido alla piena funzionalità dello spazio Schengen, sostenendo che la permanenza dei controlli finisca per accentuare divisioni e irrigidimenti invece di favorire coesione in una regione che vive di scambi continui oltreconfine.

Le accuse alla politica dei controlli

Nella sua nota, Pellegrino contesta anche l’impianto politico che sostiene la proroga. Definisce non reale l’emergenza richiamata sul tema dei confini e accusa il centrodestra di alimentare una narrazione fondata sulla contrapposizione, con ricadute che si vedrebbero tanto sul piano sociale quanto su quello economico.

Tra gli effetti indicati dalla consigliera ci sono le difficoltà per il sistema produttivo regionale, che necessita di mobilità della manodopera e di fluidità negli spostamenti. Il ragionamento si inserisce in un dibattito più ampio sul fabbisogno di lavoratori e sulle politiche di integrazione, questioni che in Friuli Venezia Giulia restano centrali per diversi comparti.

La richiesta finale è di spostare il baricentro dell’azione pubblica su servizi essenziali, inclusione, integrazione e tutela sanitaria, lasciando in secondo piano misure che Pellegrino considera poco efficaci. Nella sua analisi, la mobilità umana e i fenomeni migratori non si affrontano con chiusure simboliche, ma con interventi strutturali capaci di leggere cause profonde come guerre, disuguaglianze e cambiamento climatico.

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