Val Resia, un film riporta Oseacco al 1976: prima pubblica al Centro Culturale Resiano
Sabato 17 ottobre a Prato di Resia la proiezione del docufilm sulla distruzione del paese e sulla nascita del Villaggio Lario. Ingresso gratuito.
La memoria del terremoto del Friuli torna al centro in Val Resia con una serata che guarda a Oseacco e alla sua ripartenza. Sabato 17 ottobre, alle 20.45, il Centro Culturale Resiano di Prato di Resia ospiterà la prima del docufilm “OSEACCO 1976 – La Ricostruzione”, dedicato a uno dei capitoli più duri vissuti dalla comunità resiana dopo il sisma.
L’appuntamento è a ingresso libero e propone un racconto che parte dalla devastazione del 6 maggio 1976 per arrivare ai primi segni concreti della rinascita. Al centro ci sono il paese distrutto, la vita nella tendopoli e il ritorno nelle nuove abitazioni costruite nei mesi successivi.
Una storia friulana di perdita e ripartenza
Il progetto, promosso dal Comitato Pro Oseacco A.P.S., riporta in primo piano la vicenda di quello che allora era il centro più popoloso della Val Resia. Oseacco contava meno di quattrocento residenti e circa ottanta nuclei familiari, con un’economia legata al lavoro in pianura, ai campi, al bosco e all’allevamento.
La sera del sisma cambiò tutto. Delle 278 abitazioni del paese ne rimasero utilizzabili solo 14, e sette di queste sarebbero poi state abbattute. Anche i collegamenti vennero compromessi, lasciando il borgo isolato in una fase già drammatica.
Il docufilm tra tendopoli, testimonianze e immagini d’archivio
Nel film trovano spazio i giorni vissuti nelle tende da circa trecento persone, con una quotidianità sospesa fatta di pasti distribuiti dagli alpini, notti trascorse nei campi di accoglienza e mezzi al lavoro fra le macerie. Restano impressi anche i dettagli di quella stagione, come la chiesa nuova rimasta in piedi in mezzo alla distruzione.
La narrazione si sviluppa attraverso quattro capitoli — La furia della terra, Semi di rinascita, Arrivi e trasformazioni, Attraverso il tempo — e intreccia voci dirette, fotografie d’epoca animate e ricostruzioni tridimensionali. A parlare sono persone che vissero quei mesi in prima persona: chi trasportava materiali, chi seguì il cantiere, chi abita ancora oggi nelle case nate allora.
Il titolo del docufilm richiama anche una scena simbolica di quel periodo: il suono di un violino che di notte usciva da una tenda illuminata. Un’immagine rimasta nella memoria e osservata anche da Gianni De Simoni, direttore de La Provincia di Como, arrivato in Friuli per destinare le offerte raccolte con l’iniziativa “un mattone per il Friuli”.
Secondo la ricostruzione proposta nel lavoro, fu proprio dopo la visita ai 41 comuni colpiti che la scelta cadde su Oseacco, ritenuto uno dei centri più fragili. Tra le macerie passò poi anche il commissario del governo Giuseppe Zamberletti.
Il 24 ottobre e la nascita del Villaggio Lario
Tra le date decisive raccontate nel film c’è il 24 ottobre 1976. A cinque mesi e mezzo dal terremoto, dieci famiglie — 44 persone in tutto — poterono rientrare a Oseacco trovando una casa pronta da abitare, già arredata. Fu un passaggio concreto, non solo simbolico, nel ritorno alla normalità.
Entro Natale quelle abitazioni diventarono trenta e quel nuovo nucleo prese il nome di Villaggio Lario. Si trattò di alcune tra le prime case in muratura realizzate in Friuli dopo il terremoto, un elemento che dà al racconto anche un valore storico per l’intera regione.
L’appuntamento a Prato di Resia e il giorno dopo a Oseacco
La prima di “OSEACCO 1976 – La Ricostruzione” è fissata per sabato 17 ottobre alle 20.45 al Centro Culturale Resiano. La partecipazione è gratuita, in una serata che si annuncia significativa non soltanto per chi ha vissuto quegli anni, ma anche per le generazioni più giovani della valle.
Il programma proseguirà domenica 18 ottobre direttamente a Oseacco, dove il Comitato Pro Oseacco A.P.S. e la Pro Cantù A.P.S. formalizzeranno il loro gemellaggio. Un passaggio che lega il ricordo del sisma a un segno attuale di comunità e continuità.
Per la Val Resia sarà quindi un’occasione per rileggere una ferita storica attraverso immagini, testimonianze e luoghi che appartengono ancora oggi alla vita del territorio.