Vajont, il Friuli Venezia Giulia prende tempo sulla Fondazione: in esame quota, struttura e progetti

Dopo l’audizione a Trieste, la Regione valuterà se entrare nella Fondazione Vajont. Sul tavolo contributo annuo, attività culturali e ricadute per il territorio.

30 ottobre 2026 14:17
Vajont, il Friuli Venezia Giulia prende tempo sulla Fondazione: in esame quota, struttura e progetti -
Condividi

La Regione Friuli Venezia Giulia non ha ancora sciolto la riserva sull’eventuale ingresso nella Fondazione Vajont. Il passaggio in Aula a Trieste è servito a raccogliere elementi utili, ma la decisione sarà presa solo dopo un approfondimento su costi, assetto dell’ente e prospettive delle iniziative culturali e formative.

A fare il punto è stato il vicegovernatore con delega alla Cultura, Mario Anzil, al termine dell’audizione con il neopresidente Claudio Barzan, il presidente uscente Roberto Padrin e il direttore Mauro Carazzai. L’orientamento espresso dalla Giunta è quello di valutare con attenzione quale ruolo possa assumere il Friuli Venezia Giulia all’interno del percorso di tutela e trasmissione della memoria del Vajont.

Quanto peserebbe l’adesione

Tra i dati emersi c’è anche l’ipotesi economica: la quota annua di partecipazione indicata ammonta a 375mila euro. Non sono previste altre forme di compartecipazione ordinaria, mentre eventuali impegni aggiuntivi potrebbero essere legati soltanto a ricorrenze particolari, come gli anniversari più significativi della tragedia.

Prima di arrivare a una scelta, la Regione vuole però avere un quadro definito anche sul fondo patrimoniale della Fondazione, sull’organizzazione interna e sulle risorse umane impiegate. L’esame riguarderà quindi non solo la sostenibilità finanziaria, ma anche la tenuta complessiva del progetto.

Memoria, scuole e ricerca al centro della valutazione

Il tema, per il Friuli Venezia Giulia, non è esclusivamente amministrativo. La riflessione riguarda anche il valore pubblico di un eventuale ingresso nella Fondazione, soprattutto in rapporto alla memoria del Vajont e alla sua attualità su questioni come prevenzione, responsabilità e consapevolezza del rischio.

In questo quadro, uno degli aspetti ritenuti più rilevanti è la possibilità di rafforzare le attività rivolte alle scuole, la formazione delle nuove generazioni e i progetti di ricerca. L’obiettivo indicato è capire se la presenza della Regione possa contribuire ad ampliare l’offerta culturale destinata alle comunità del territorio.

Il lavoro della Fondazione e il patrimonio documentale

La Fondazione Vajont è stata costituita il 18 ottobre 2003 e opera sul fronte della divulgazione, della formazione e dello studio legati al disastro. Gli enti pubblici detengono complessivamente il 60 per cento del capitale, a conferma della natura istituzionale di un’attività che punta a conservare e trasmettere una pagina decisiva della storia del Nordest.

Tra le esperienze più significative c’è quella degli informatori della memoria: una rete di 43 volontari convenzionati, preparati attraverso corsi specifici, che accompagna ogni anno circa 150mila visitatori. È uno degli strumenti con cui la Fondazione mantiene un legame costante con il pubblico e con i territori coinvolti.

Accanto a questo, proseguono le collaborazioni con il mondo universitario su temi legati alla gestione del rischio e alla prevenzione. Di particolare rilievo anche la digitalizzazione del fondo processuale sul Vajont: l’Archivio processuale del disastro della diga è inserito dal maggio 2023 nel Registro internazionale Memoria del Mondo dell’Unesco. Sarà su questo insieme di impegni, costi e opportunità che la Giunta regionale dovrà ora costruire la propria decisione.

Segui Prima Friuli