Vajont, da Trieste l’appello di Pellegrino: la memoria deve guidare le scelte sul territorio
Alla vigilia del 9 ottobre la consigliera regionale di Avs lega il ricordo della tragedia alle politiche ambientali e alla prevenzione del rischio idrogeologico.
Il ricordo del Vajont, per il Friuli Venezia Giulia, non è soltanto una pagina di storia da commemorare. Alla vigilia del 9 ottobre, la consigliera regionale Serena Pellegrino, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, riporta quel disastro dentro il dibattito attuale su ambiente, opere pubbliche e gestione del territorio.
Nel suo intervento diffuso l’8 ottobre, Pellegrino sostiene che la tragedia del 1963 continui a parlare al presente, soprattutto quando si affrontano temi come consumo di suolo, sicurezza delle comunità e rapporto tra interessi economici e tutela degli ecosistemi.
Il riferimento è a una ferita che coinvolse l’intero Nordest e che costò la vita a quasi duemila persone, travolgendo paesi come Longarone, Erto e Casso. Un evento che, ancora oggi, resta uno dei simboli più drammatici delle conseguenze prodotte da decisioni incapaci di leggere fino in fondo la fragilità della montagna e del paesaggio.
Il monito che arriva dalla storia
Secondo la consigliera di Opposizione, il Vajont non può essere ridotto a una semplice fatalità. Nella sua lettura, quanto accadde fu il risultato di responsabilità precise, maturate in un contesto in cui l’interesse industriale e l’immagine del progresso finirono per prevalere sulla sicurezza delle persone.
Pellegrino richiama anche la verità emersa sul piano storico e processuale, indicando quella catastrofe come l’esito di una visione che mise in secondo piano la salvaguardia del territorio. Per questo definisce il Vajont un richiamo permanente contro l’idea di poter piegare la natura alle sole logiche del profitto.
Il confronto con le scelte di oggi
Nel ragionamento della vicepresidente della Commissione Ambiente del Consiglio regionale, il punto decisivo riguarda l’attualità. Un’infrastruttura, osserva, può apparire impeccabile dal punto di vista tecnico, ma rivelarsi distruttiva se non tiene conto degli equilibri ambientali in cui viene inserita.
Da qui la critica alle decisioni politiche che, a suo giudizio, anche oggi tra Roma e Trieste continuano a privilegiare interessi economici e allentamento dei vincoli, invece di rafforzare la difesa del suolo e la prevenzione. Il messaggio è netto: il ricordo istituzionale non basta se non viene accompagnato da scelte coerenti.
Le richieste avanzate da Avs
Tra i temi indicati da Pellegrino ci sono lo stop al consumo di suolo, il rifiuto di iniziative giudicate speculative o estrattive e il ritorno della prevenzione del rischio idrogeologico tra le priorità dell’azione pubblica. Nel suo intervento critica anche i grandi progetti considerati utili soprattutto a generare vantaggi economici per pochi.
La consigliera collega quindi la memoria del Vajont a un dovere politico preciso: cambiare impostazione nelle politiche ambientali e territoriali. L’idea di fondo è che non sia più accettabile un modello capace di concentrare i benefici economici e lasciare alla collettività il peso delle conseguenze sociali e umane.
In chiusura, Pellegrino ribadisce che un’opera può dirsi davvero riuscita soltanto se rispetta le leggi della natura. È questo, nella sua posizione, il significato più attuale dell’anniversario del Vajont: trasformare la memoria in una linea concreta per le decisioni che riguardano il territorio del Friuli Venezia Giulia e non solo.