Fragilità economica in Friuli Venezia Giulia: oltre 5 mila nuclei seguiti dalla rete degli aiuti alimentari
A Udine il punto sulle attività di 73 realtà caritative regionali: tra le cause più frequenti del bisogno pesano redditi troppo bassi e mancanza di lavoro.
La povertà che attraversa il Friuli Venezia Giulia ha un volto sempre più stabile e diffuso. A raccontarlo sono i numeri presentati a Udine nel convegno “Non solo pane”, dove è emerso che la rete ecclesiale regionale degli aiuti alimentari ha sostenuto 5.273 famiglie.
Il dato restituisce una dimensione concreta del disagio sociale sul territorio. Tra le persone raggiunte prevalgono gli stranieri, pari al 60%, mentre le donne rappresentano il 54% del totale. Una composizione che aiuta a capire come il bisogno coinvolga fasce molto diverse della popolazione regionale.
L’incontro si è tenuto l’8 ottobre 2026 nella sede della Fondazione Friuli. In quella occasione è stata illustrata una prima rilevazione sull’attività delle strutture caritative attive in regione, costruita attraverso questionari raccolti in 73 realtà distribuite nelle diocesi di Udine, Concordia-Pordenone, Trieste e Gorizia.
Da dove arrivano le risorse distribuite
Una parte decisiva del sostegno passa dalla filiera degli approvvigionamenti alimentari. Secondo i dati diffusi, il 71% delle risorse consegnate proviene dalla Colletta alimentare e dai fondi europei e nazionali destinati a questo ambito.
Nel dettaglio, la Colletta alimentare incide per il 43%, mentre Fondo sociale europeo e Fondo nazionale insieme coprono il 27,7%. Numeri che mostrano quanto il sistema degli aiuti dipenda da una rete organizzata tra volontariato, raccolte solidali e strumenti pubblici di supporto.
Reddito insufficiente e disoccupazione tra le cause più ricorrenti
La fotografia emersa a Udine indica con chiarezza quali siano i fattori che spingono le famiglie a chiedere aiuto. Nel 90,4% dei casi il problema segnalato è un reddito non adeguato, mentre nel 79,5% pesa la mancanza di lavoro.
Non si tratta quindi soltanto di situazioni episodiche o legate a fasi temporanee. Il quadro descritto dalle realtà caritative parla di difficoltà economiche radicate, che si trascinano nel tempo e rendono necessario un sostegno continuativo.
Il richiamo della Regione su un disagio che cambia forma
Al convegno è intervenuto anche l’assessore regionale alle Politiche sociali Riccardo Riccardi, che ha sottolineato il valore della collaborazione tra istituzioni e volontariato. Nel suo intervento ha evidenziato come oggi la fragilità non possa più essere letta solo attraverso la povertà materiale.
Secondo Riccardi, i bisogni sociali si stanno allargando e richiedono strumenti più solidi e duraturi. Il riferimento è a un disagio che tocca non solo il piano economico, ma anche altri aspetti della vita quotidiana, con effetti che coinvolgono fasce diverse della popolazione.
L’assessore ha ricordato inoltre che la Regione sta lavorando al nuovo Piano regionale di contrasto alla povertà, sostenuto dal Fondo sociale regionale e da collaborazioni con il Terzo settore. In parallelo è in corso un approfondimento con l’Università di Udine per analizzare in modo più preciso i fenomeni di fragilità presenti sul territorio.
Nel ragionamento sviluppato durante l’incontro, è stato richiamato anche l’aumento delle difficoltà tra adolescenti, nelle aree più marginali e nei contesti segnati da bassa scolarità. Il messaggio uscito dal confronto di Udine è netto: per affrontare il disagio servono interventi strutturali e continui, capaci di agire sulle cause della povertà e non soltanto sui suoi effetti immediati.