Una piazzetta nel cuore di Pordenone ricorda Luigia Tagliariol Tomadini

Lo spazio tra il municipio e via Rivierasca ricorda l’imprenditrice che dal 1924 guidò il pastificio Tomadini.ato lo spazio accanto al municipio all’imprenditrice che guidò per decenni il pastificio di famiglia, simbolo della stagione industriale cittadin

12 settembre 2026 22:50
Una piazzetta nel cuore di Pordenone ricorda Luigia Tagliariol Tomadini -
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Nel centro di Pordenone c’è ora un nuovo luogo della memoria civile: l’area tra il municipio e via Rivierasca, dietro piazzetta San Marco, è stata dedicata a Luigia Tagliariol vedova Tomadini, nome legato a una delle storie imprenditoriali più note della città.

La scelta richiama una figura che ha segnato il Novecento pordenonese non soltanto sul piano economico. Nata nel 1890 e scomparsa nel 1979, Luigia Tagliariol fu per molti semplicemente “la signora Gigia”, ma nella storia locale resta soprattutto la donna che tenne salda la guida del pastificio Tomadini per lunghi decenni.

Alla cerimonia hanno preso parte il sindaco Alessandro Basso, l’assessore Walter De Bortoli, rappresentanti della giunta e del consiglio comunale, autorità civili e militari, il parroco di San Marco e i familiari Tomadini. Nello spazio intitolato è stata inoltre collocata una storica macchina per la pasta, recuperata e restaurata dalla famiglia.

Pordenone intitola una piazzetta a Luigia Tagliariol Tomadini, guida storica del

Un riconoscimento nato da una proposta cittadina

L’intitolazione è arrivata dopo la proposta avanzata dalla sezione di Pordenone della FIDAPA, la Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari, e successivamente approvata dall’amministrazione comunale. Per l’associazione si tratta dell’esito di un percorso avviato da tempo per dare visibilità pubblica a donne che hanno lasciato un segno concreto nel territorio.

La presidente Romanina Santin ha richiamato proprio questo aspetto, parlando di un omaggio atteso da anni. La figura di Luigia Tagliariol, infatti, era già emersa tra il 2005 e il 2007 in una raccolta biografica dedicata alle protagoniste femminili del territorio nel secolo scorso, lavoro da cui è poi maturata la richiesta ripresentata al Comune.

Nel suo intervento il sindaco Basso ha collegato la nuova intitolazione a una più ampia attenzione verso la presenza femminile nella storia di Pordenone, ma anche al racconto della città industriale che ha contribuito a costruirne l’identità. Un passaggio che, nelle parole del primo cittadino, si lega anche al percorso che conduce a Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027.

Dal 1924 mezzo secolo alla guida del pastificio

Il punto di svolta nella vita di Luigia Tagliariol arrivò nel 1924, quando rimase vedova con cinque figli e la più piccola aveva appena diciassette giorni. In quel momento assunse la responsabilità del pastificio fondato nel 1843 dalla famiglia Tomadini, scegliendo di portare avanti l’attività in prima persona.

Per farlo liquidò le quote dei cognati con la garanzia bancaria della famiglia d’origine, mantenendoli comunque al lavoro in azienda. Per acquisire gli strumenti necessari a dirigere l’impresa frequentò anche la scuola serale, in anni in cui il quadro normativo e familiare rendeva molto più difficile per una donna assumere un ruolo simile.

Negli anni Trenta trasferì la produzione nell’ex cartiera, lasciando la sede di via della Motta per puntare su una struttura più adatta alla crescita dell’attività. Nel decennio successivo aprì anche un secondo stabilimento ad Arezzo, affidato ai figli Lorenzo e Giovanni, mentre a Pordenone rimasero Arcangelo e Gino.

Una visione industriale che ha segnato il Friuli

La sua guida non si limitò alla continuità aziendale. Nel 1959 realizzò la centrale idroelettrica del Maglio, ancora riconoscibile per la scritta Tomadini, affiancandola ad altre due centraline già acquisite e a un elettrodotto proprio: una scelta che rese autosufficiente dal punto di vista energetico un’impresa con consumi elevati.

Negli anni Sessanta arrivò un’ulteriore fase di espansione, con l’affitto d’azienda dei pastifici ICA di Portogruaro, Quadrivio di Codroipo e Menazzi di Udine. Nello stesso periodo il panificio si separò dal pastificio e, nel 1968, la produzione fu trasferita nel nuovo stabilimento di via Benedetto Marcello, considerato allora tra i più moderni. In quegli anni la pasta Tomadini raggiungeva mercati esteri in diversi Paesi.

Pordenone intitola una piazzetta a Luigia Tagliariol Tomadini, guida storica del

Il nipote Luigi Tomadini, che porta il nome della nonna, ha restituito durante la cerimonia anche un ritratto familiare dell’imprenditrice. L’ha ricordata come “la parona”, presente fino all’ultimo nella vita dell’azienda. Quando la produzione entrò nella nuova fabbrica, ha raccontato, volle perfino uno spazio dove poter dormire, con una branda e una piastra per il caffè, per seguire lavoro e contabilità anche di notte.

Nel suo ricordo è emerso anche il rapporto costruito con i dipendenti, vissuto come una comunità allargata in cui intere generazioni di lavoratori sono cresciute accanto alla famiglia Tomadini. Un tratto che aiuta a spiegare perché il suo nome resti ancora oggi riconoscibile ben oltre la sola vicenda industriale.

Il valore della memoria nello spazio pubblico

L’intitolazione della piazzetta aggiunge così un nuovo tassello alla geografia simbolica del centro cittadino. Non è soltanto un omaggio a una singola imprenditrice, ma anche il riconoscimento di una stagione in cui Pordenone ha costruito una parte decisiva della propria fisionomia attraverso lavoro, manifattura e iniziativa privata.

Luigia Tagliariol Tomadini guidò l’impresa fino a 84 anni, ottenne il cavalierato al merito del lavoro e morì nel 1979. Da oggi il suo nome entra stabilmente anche nello spazio urbano, accanto ai luoghi quotidiani della città che contribuì a far crescere.

Pordenone intitola una piazzetta a Luigia Tagliariol Tomadini, guida storica del

Per Pordenone è un modo concreto per legare la memoria femminile alla vita di ogni giorno: non una semplice targa, ma un punto del centro storico che restituisce visibilità a una protagonista della sua storia economica e sociale.

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