Udine, scontro politico al convegno sulla certificazione di genere: Pellegrino e Celotti contestano Rosolen

Le due consigliere regionali intervengono dopo l’incontro nella sede di Confindustria Udine: nel mirino le parole usate sul tema del linguaggio di genere.

26 ottobre 2026 17:43
Udine, scontro politico al convegno sulla certificazione di genere: Pellegrino e Celotti contestano Rosolen -
Condividi

Dal confronto ospitato a Udine sulla certificazione di genere emerge anche un fronte politico acceso. A sollevare la polemica sono le consigliere regionali Serena Pellegrino e Manuela Celotti, che puntano il dito contro l’intervento dell’assessora Alessia Rosolen durante l’appuntamento organizzato nella Torre di Santa Maria.

L’iniziativa, dedicata ai temi dell’equità salariale e delle pari opportunità, era stata promossa da Officine Fvg in occasione della ricertificazione sulla parità di genere. Al centro dell’incontro, come evidenziano le due esponenti di opposizione, c’era anche l’esperienza di una realtà industriale della meccatronica, settore tradizionalmente segnato da una forte presenza maschile ma oggi interessato da segnali di cambiamento.

Il nodo sollevato dopo il confronto di Udine

Secondo Pellegrino e Celotti, proprio in un contesto ritenuto favorevole a una convergenza ampia sul tema, la maggioranza regionale avrebbe mancato un’occasione politica. Nella loro lettura, il dibattito non dovrebbe fermarsi al raggiungimento di risultati numerici, ma includere un riconoscimento più pieno dei diritti e della rappresentanza femminile.

Le due consigliere richiamano quindi il passaggio che ha acceso la discussione: la definizione del confronto sul linguaggio di genere come “sloganismo”. Una formula che, a loro giudizio, ridimensiona una questione che invece riguarda il modo in cui le istituzioni nominano e rendono visibile il ruolo delle donne.

La contestazione sul linguaggio istituzionale

Nella nota diffusa dopo l’incontro udinese, Pellegrino e Celotti spiegano di non mettere in discussione la scelta personale dell’assessora di preferire una qualificazione al maschile. Ciò che contestano è però l’idea di archiviare l’evoluzione del linguaggio come un tema marginale o puramente formale.

Per le due esponenti del centrosinistra, le parole hanno un peso concreto nella costruzione dello spazio pubblico e nei rapporti di potere. Da qui la critica a un’impostazione che, a loro avviso, finirebbe per indebolire anni di elaborazione culturale sul riconoscimento femminile nei luoghi del lavoro e nelle istituzioni.

Parità salariale e riconoscimento devono procedere insieme

Il punto politico, nella loro posizione, è che la parità non può essere trattata per compartimenti separati. Da una parte ci sono salario, tutele e condizioni contrattuali; dall’altra il tema della rappresentazione e del riconoscimento formale. Per Pellegrino e Celotti, i due piani non sono alternativi, ma parte dello stesso percorso.

Da Udine, dunque, arriva non solo il racconto di una ricertificazione aziendale, ma anche un confronto più ampio sul significato delle politiche di genere in Friuli Venezia Giulia. Le consigliere sostengono che ridurre la questione linguistica a un aspetto secondario rischi di frenare quel cambiamento che il mondo produttivo e sociale regionale è chiamato ad affrontare.

La presa di posizione si inserisce così nel dibattito regionale sulle pari opportunità, rilanciando un tema che, anche partendo da un appuntamento locale come quello ospitato da Confindustria Udine, continua a dividere sul piano politico e culturale.

Segui Prima Friuli