Udine, salute femminile e oncologia: al convegno ANDOS focus su prevenzione, tecnologie e supporto alle famiglie
Nel capoluogo friulano un confronto tra specialisti, associazione e cittadinanza sui percorsi di diagnosi, cura e accompagnamento dopo una diagnosi oncologica.
A Udine il tema della salute femminile è tornato al centro di un incontro pubblico promosso da ANDOS, che ha riunito professionisti sanitari, volontariato e cittadinanza attorno a un punto preciso: affrontare i tumori femminili significa occuparsi insieme di prevenzione, terapie, qualità della vita e tenuta delle relazioni familiari.
L’appuntamento, svolto sabato 24 ottobre 2026, ha proposto una lettura ampia del percorso oncologico, mettendo in dialogo aspetti clinici, innovazione e dimensione umana della malattia. Un’impostazione che, per il territorio friulano, conferma quanto il confronto tra sanità e associazionismo resti centrale quando si parla di informazione e sostegno alle pazienti.
Un confronto che parte dal territorio
L’iniziativa è stata realizzata con il sostegno della Ditta Porzio, indicata da ANDOS come partner importante per la riuscita dell’evento. Il convegno è stato presentato come un momento utile non solo per divulgare conoscenze mediche, ma anche per rafforzare una rete locale fatta di professionisti, realtà associative e comunità.
Nel corso degli interventi è emersa la necessità di non leggere il tumore soltanto come fatto sanitario. La diagnosi, infatti, incide su abitudini quotidiane, rapporti personali e organizzazione della vita domestica, rendendo indispensabile un approccio capace di tenere insieme cura e accompagnamento.
Diagnosi precoce e sicurezza delle cure
Tra i temi affrontati, ampio spazio è stato riservato al tumore della mammella. Il dottor Seriau, chirurgo senologo, ha richiamato l’attenzione sui numeri della patologia e sul peso decisivo dei controlli periodici per individuare per tempo eventuali segnali della malattia.
La dottoressa Eugenia Moretti, direttrice della SOC di Fisica Sanitaria di ASUFC, ha invece spiegato il contributo del fisico medico nei percorsi oncologici. Dalla verifica delle apparecchiature alla pianificazione dosimetrica, questa figura interviene per assicurare accuratezza e affidabilità sia negli esami sia nei trattamenti. Un passaggio importante ha riguardato la mammografia e le tecnologie radioterapiche più avanzate, orientate a terapie sempre più mirate.
Screening, HPV e terapie personalizzate
Il capitolo dedicato alle neoplasie ginecologiche è stato sviluppato dalla dottoressa Francesca Titone della SOC di Radioterapia Oncologica. Nel suo intervento ha richiamato l’attenzione sui tumori dell’endometrio e della cervice uterina, sottolineando il valore della prevenzione e dell’individuazione tempestiva dei sintomi.
Accanto a questo, è stato ribadito il ruolo della vaccinazione contro l’HPV e dei programmi di screening, strumenti considerati essenziali per ridurre il rischio e favorire diagnosi più precoci. La radioterapia, è stato spiegato, si muove oggi verso una precisione crescente e una migliore integrazione con gli altri trattamenti, con l’obiettivo di tutelare il più possibile la qualità della vita delle pazienti.
Quando la malattia coinvolge tutta la famiglia
Uno dei passaggi più rilevanti del convegno ha riguardato le conseguenze psicologiche e relazionali di una diagnosi oncologica. Il dottor Luca Bennici, psicologo, psicoterapeuta e filosofo clinico, ha messo in evidenza come la malattia non riguardi soltanto chi la affronta in prima persona, ma finisca per ridisegnare equilibri, compiti e fragilità dell’intero nucleo familiare.
Partner, figli e persone vicine si trovano spesso a condividere paure, cambiamenti e nuovi carichi emotivi. Da qui il richiamo alla necessità di ascolto, comunicazione e sostegno psicologico, considerati strumenti concreti per evitare che la patologia finisca per occupare completamente la vita di una famiglia.
Il corpo, le ferite e il racconto di sé
Nella parte conclusiva dell’incontro è intervenuta Elisabetta Zini, artista visiva e tatuatrice, che ha portato una riflessione sul rapporto tra identità personale e trasformazioni del corpo dopo un percorso oncologico. Con The Skin Project, il suo lavoro propone esperienze artistiche costruite sulla relazione e sull’ascolto della persona.
Il senso del progetto, ispirato alla filosofia del Kintsugi, è quello di non cancellare i segni lasciati dall’esperienza vissuta, ma di riconoscerli come parte della propria storia. Un messaggio che ha trovato particolare risonanza nel contesto dell’iniziativa, proprio perché rivolto a donne chiamate spesso a ridefinire il proprio modo di guardarsi e raccontarsi.
L’impegno di ANDOS a Udine
Dall’intera giornata è emersa una linea comune: la risposta ai tumori femminili richiede competenze specialistiche, strumenti diagnostici efficaci, percorsi terapeutici personalizzati e una rete di sostegno capace di accompagnare la persona oltre l’aspetto strettamente medico.
In questo senso ANDOS ha ribadito la propria presenza accanto alle donne operate al seno e alle loro famiglie. La presidente del Comitato di Udine, Mariangela Fantin, ha richiamato il valore dell’informazione, della prevenzione e della collaborazione tra medici, istituzioni, associazioni e comunità, con l’obiettivo di non lasciare sola nessuna paziente davanti alla malattia e di mantenere sempre al centro la persona, con la sua storia e i suoi bisogni.