Udine, il ricordo del 6 maggio nel libro di Capuozzo: «Oggi ricostruire così sarebbe più difficile»

Alla Casa della Contadinanza la presentazione di “Una piccola guerra - Il 6 maggio del Friuli”, tra memoria civile e riflessioni sul presente.

06 maggio 2026 06:53
Udine, il ricordo del 6 maggio nel libro di Capuozzo: «Oggi ricostruire così sarebbe più difficile» -
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A Udine la memoria del terremoto del 1976 è tornata al centro di un incontro pubblico che ha messo insieme racconto personale, riflessione civile e identità friulana. Alla Casa della Contadinanza è stato presentato il libro di Toni Capuozzo “Una piccola guerra - Il 6 maggio del Friuli”, volume che ripercorre uno degli eventi più profondi della storia recente della regione.

L’appuntamento ha offerto l’occasione per rileggere non solo la tragedia, ma anche ciò che ne seguì: la vita provvisoria nelle tendopoli, le tensioni sociali, il peso materiale e umano della ripartenza, la trasformazione di un territorio costretto a reinventarsi.

Un libro che intreccia storia collettiva e vicenda personale

Nel racconto di Capuozzo, il sisma non è soltanto un fatto storico. È anche una linea di confine biografica, il momento in cui — come ha spiegato durante la presentazione — maturò una consapevolezza nuova su di sé e sul proprio rapporto con il Friuli.

Le pagine del libro guardano dunque al 6 maggio come a uno spartiacque: prima la quotidianità, dopo un tempo segnato da perdite, decisioni difficili e da una ricostruzione che avrebbe cambiato per sempre comunità e paesaggi.

Il valore pubblico del ricordo

All’incontro è intervenuto anche il presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin, che ha richiamato il significato della memoria per il Friuli di oggi. Tornare su quella ferita, ha osservato, non serve soltanto a rievocare il dolore, ma anche a riconoscere la capacità di reazione espressa da un’intera comunità.

Nel suo intervento Bordin ha voluto ringraziare la Pro Loco Città di Udine, che ha promosso l’iniziativa, e il presidente Marco Zoratti per il lavoro svolto in ambito culturale. Custodire il ricordo del terremoto, ha sottolineato, significa proteggere un patrimonio condiviso fatto di esperienze, comportamenti e senso di appartenenza.

La domanda che riguarda il Friuli di oggi

Tra i passaggi più significativi della serata, la riflessione di Capuozzo sulla possibilità di replicare, nel presente, la risposta che il Friuli seppe dare allora. Il giornalista ha espresso una valutazione cauta, osservando che gli anni Settanta erano segnati da una generazione abituata alla fatica concreta e da un contesto istituzionale diverso da quello attuale.

Da qui la considerazione più netta: rifare oggi quel percorso, con la stessa forza e con la stessa efficacia, sarebbe probabilmente più complicato. Un pensiero che non suona come una resa, ma come un invito a interrogarsi su cosa sia cambiato nel tessuto sociale e civile della regione.

Nello stesso tempo, Capuozzo ha lasciato spazio a una nota di fiducia, ricordando che proprio nelle prove più dure le persone sanno spesso trovare risorse inattese. Un richiamo alla solidarietà che, anche secondo quanto emerso durante l’incontro udinese, continua a essere uno dei tratti più riconoscibili della comunità friulana.

La presentazione alla Casa della Contadinanza si è così trasformata in qualcosa di più di un appuntamento letterario: un momento di confronto su memoria, responsabilità e futuro, a partire da una data che in Friuli resta ancora oggi un punto fermo della coscienza collettiva.

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