Udine, il lavoro femminile torna al centro: imprese e professionisti alle prese con le nuove regole sulla trasparenza salariale
Nel confronto ospitato in Regione, attenzione ai dati 2026 sull’occupazione femminile e agli strumenti previsti per accompagnare le aziende friulane.
Il tema non riguarda solo gli stipendi, ma il modo in cui il Friuli Venezia Giulia riuscirà a trattenere competenze, allargare l’occupazione e rendere più solido il proprio sistema produttivo. Da Udine, dove oggi 18 giugno si è tenuto un incontro dedicato alla parità di genere e alla trasparenza retributiva, arriva un messaggio chiaro: per le imprese si apre una fase concreta di adeguamento e confronto.
Nell’auditorium Comelli della sede regionale di via Sabbadini si sono ritrovati aziende, consulenti del lavoro, rappresentanti sociali e istituzioni per fare il punto sugli effetti della direttiva europea in materia di parità salariale. L’iniziativa è stata promossa nell’ambito de “La cultura del lavoro Cdl Go2026”.
Al centro del dibattito, oltre agli obblighi normativi, c’è stato il tema dell’impatto locale: come tradurre le nuove disposizioni in strumenti utili per il tessuto economico friulano, fatto di imprese che dovranno misurarsi non soltanto con adempimenti formali, ma anche con scelte organizzative e culturali.
Un passaggio che pesa sul mercato del lavoro regionale
Nel suo intervento, l’assessore regionale Alessia Rosolen ha collegato la questione della parità retributiva a una sfida più ampia, che tocca qualità dell’occupazione, capacità competitiva delle aziende e attrattività del territorio. Il ragionamento, quindi, non è stato limitato ai diritti individuali, ma si è allargato alla tenuta complessiva del sistema regionale.
Secondo l’assessore, la nuova cornice europea offre sì elementi di verifica, ma impone soprattutto di agire sui fattori che ancora frenano la piena presenza delle donne nel lavoro. In questo percorso la collaborazione con i consulenti del lavoro, già sperimentata negli anni, viene considerata dalla Regione un tassello utile per rendere più efficaci le misure rivolte a imprese e occupazione.
I numeri del 2026 e il segnale di rallentamento
Uno dei passaggi più significativi dell’incontro ha riguardato i dati Istat del primo trimestre 2026. Rosolen ha richiamato un quadro giudicato preoccupante per il lavoro femminile in Friuli Venezia Giulia: più donne senza occupazione, meno donne al lavoro e un divario di genere che torna ad allargarsi.
Si tratta di un cambio di scenario rispetto alla fase successiva alla pandemia, quando l’andamento dell’occupazione femminile aveva contribuito alla ripresa generale. Proprio questa inversione, secondo la Regione, rende necessario capire dove si stiano creando nuovi ostacoli e quali leve rafforzare nei prossimi mesi.
Da qui la scelta di indirizzare dal 2026 gli incentivi regionali alle assunzioni in modo particolare verso giovani e donne, con l’obiettivo di sostenere le fasce che appaiono più esposte alle disuguaglianze nel mercato del lavoro.
Welfare, contratti e certificazione: gli strumenti sul tavolo
Nel confronto ospitato a Udine è emersa anche l’idea che il riequilibrio salariale non possa dipendere da un solo intervento. La strada indicata passa da più livelli: norme, accompagnamento alle aziende, incentivi, certificazione e una maggiore attenzione ai meccanismi di trasparenza.
In questo quadro entrano anche il ruolo delle parti sociali e il riferimento ai contratti collettivi nazionali rappresentativi, considerati elementi importanti per costruire percorsi credibili. Accanto a questo, è stato richiamato il peso del welfare territoriale, visto come leva concreta per favorire il lavoro femminile e alleggerire le difficoltà legate alla conciliazione tra tempi di vita e occupazione.
La sfida per il Friuli tra giovani in uscita e imprese da rendere più attrattive
Il ragionamento si è allargato infine al futuro del Friuli Venezia Giulia. Rosolen ha ricordato il dato dei 20mila giovani laureati usciti dalla regione negli ultimi vent’anni, collegando la capacità di trattenere competenze anche alla possibilità di offrire un mercato del lavoro più equilibrato e inclusivo.
Per il tessuto produttivo friulano, il tema della parità salariale viene quindi letto anche come fattore di competitività. Ridurre le distanze tra uomini e donne, così come quelle generazionali, significa per la Regione rendere il territorio più forte davanti alle trasformazioni del lavoro e alle difficoltà di reperimento del personale.
Il confronto avviato a Udine si inserisce così in una fase in cui le politiche del lavoro regionali stanno cercando di tenere insieme diritti, strumenti pratici e necessità delle imprese. La partita, per il Friuli, non riguarda soltanto il rispetto delle regole, ma la qualità del suo sviluppo nei prossimi anni.