Udine, la storia di Nicholas: dopo due tumori torna in corsia vestito da Batman per i bambini

Il volontariato nei reparti pediatrici, il ricordo del padre Angelo e un mantello pieno di firme: il percorso di Nicholas Sanvito tra malattia e ripartenza.

05 novembre 2026 11:26
Udine, la storia di Nicholas: dopo due tumori torna in corsia vestito da Batman per i bambini -
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Nel suo mantello nero, oggi, ci sono i colori lasciati dai bambini incontrati in ospedale. È da qui che si può leggere la storia di Nicholas Sanvito, giovane legato anche a Udine per la sua esperienza di vicinanza ai piccoli ricoverati nei reparti pediatrici e protagonista di un racconto che unisce malattia, lutto e volontariato.

Dopo due diagnosi tumorali arrivate in anni diversi, Nicholas ha scelto di restituire tempo ed energie a chi si trova in corsia. Lo fa indossando i panni di Batman, figura che per lui non rappresenta soltanto un simbolo capace di strappare un sorriso, ma anche un legame personale molto profondo.

La sua vicenda è emersa nella quinta puntata di “Storie di Vita”, dove ha ripercorso passaggi molto intimi della propria esistenza: la morte del padre Angelo quando era adolescente, il primo tumore scoperto nel 2022, una seconda malattia nel 2025 e il ritorno tra i bambini dopo mesi di stop.

Il filo che lega Batman al ricordo del padre

La scelta del costume nasce da lontano. Batman era il personaggio a cui Nicholas era più affezionato, ma era anche quello preferito di suo padre. Per questo, ogni ingresso in reparto porta con sé un significato che va oltre il volontariato.

Il padre è morto quando Nicholas aveva 15 anni, una ferita che lui stesso considera ancora oggi tra le prove più dure affrontate. Nel suo racconto resta viva l'immagine di una presenza costante, anche nei momenti semplici della crescita, come le partite di calcio vissute con il papà a bordo campo, dietro la porta, a sostenerlo con qualsiasi tempo.

Accanto a lui, dopo quella perdita, è rimasta soprattutto la madre, punto di riferimento fondamentale negli anni successivi e durante i percorsi di cura affrontati dal figlio.

La prima diagnosi e il periodo più complicato

Il primo campanello d'allarme arriva nel 2022, quando Nicholas si accorge da solo che qualcosa non va. Da quel controllo personale prende avvio il percorso medico, con gli esami e poi l'intervento chirurgico che porta alla diagnosi di seminoma.

Alla fase operatoria seguono la chemioterapia e mesi pesanti non solo sul piano fisico. Nicholas ha raccontato anche il contraccolpo psicologico di quel periodo, segnato da depressione, incertezza e dalla difficoltà di immaginare il dopo. In quel passaggio, si ritrova anche senza lavoro.

Rileggendo quei giorni, conserva un pensiero intimo: gli piace credere che quella spinta a controllarsi sia stata, in qualche modo, un segnale lasciato dal padre. Un modo personale per continuare a sentirlo vicino.

Dalla degenza all'impegno per i piccoli pazienti

La svolta matura durante il ricovero, quando Nicholas viene a sapere che un ragazzo di appena dodici anni aveva affrontato un intervento simile al suo e si preparava a cure analoghe. È un'informazione che lo colpisce profondamente e che cambia il suo sguardo.

Da lì nasce l'idea di fare qualcosa di concreto per i bambini malati e per la ricerca. Nel 2023 entra in contatto con quella che oggi è la Fondazione Bianca Garavaglia, realtà impegnata a sostenere progetti dedicati alla pediatria oncologica dell'Istituto dei Tumori di Milano.

All'interno di questo percorso prende forma anche il cammino da Milano a Roma, accompagnato da una raccolta fondi. Per Nicholas non è soltanto un'iniziativa solidale: diventa anche un modo per rimettersi in moto e ritrovare una direzione dopo la malattia.

Il valore del volontariato anche per gli ospedali del territorio

Nel racconto di Nicholas c'è un'idea molto chiara di cosa significhi entrare in un reparto pediatrico. Da una parte ci sono medici, infermieri e operatori sanitari; dall'altra, il contributo dei volontari che alleggeriscono le giornate con ascolto, gioco e presenza.

È un aspetto che richiama da vicino anche la realtà friulana, dove l'accompagnamento ai bambini ricoverati e alle famiglie rappresenta un tassello prezioso della vita ospedaliera. Lo stesso Nicholas richiama il valore di chi dedica tempo ai più piccoli, come accade anche a Udine con le esperienze associative attive accanto ai pazienti pediatrici.

Per lui gli ospedali sono luoghi in cui non si offre soltanto aiuto: si riceve anche molto. Gli incontri in corsia gli hanno restituito affetto, energia e una diversa misura delle priorità quotidiane.

Il secondo tumore nel 2025 e il ritorno dopo quattro mesi

Nel 2025 arriva una nuova prova: un tumore maligno alla tiroide, distinto dal precedente, che lo porta all'asportazione della ghiandola. Questa volta, però, Nicholas racconta di aver affrontato la malattia con strumenti interiori diversi, costruiti proprio grazie alle relazioni nate negli ospedali.

Tra gli episodi che più gli sono rimasti impressi c'è la visita ricevuta dopo l'operazione da un bambino conosciuto durante il suo impegno in corsia, arrivato insieme alla madre. Un gesto che per lui ha avuto un peso enorme.

La seconda malattia lo costringe a fermarsi per circa quattro mesi. Quando torna nei reparti, l'emozione si fa sentire fino alle gambe che tremano. Ancora una volta, però, sono i bambini a sciogliere la tensione con un sorriso, un abbraccio o una carezza.

Le perdite che restano e la scelta di continuare

Nel suo percorso non ci sono soltanto momenti di leggerezza. Nicholas ha raccontato anche il dolore per la morte di tre bambini ai quali si era affezionato. Sono assenze che lascia definire come cicatrici invisibili, ferite che restano anche quando non si vedono.

Con alcune famiglie mantiene i contatti, cercando di restare presente anche dopo il lutto. È la parte più dura del volontariato, quella che mette davanti al limite e alla sofferenza, senza filtri.

Eppure la sua scelta non cambia. Nicholas continua a entrare in reparto con il costume di Batman e con quel mantello che, firma dopo firma, ha trasformato il nero dei giorni peggiori in una memoria condivisa fatta di colori, incontri e vicinanza.

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