Dal Palamostre a tutta la regione: a Udine debutta il progetto musicale e teatrale dell’Orchestra di Muggia

Prima tappa friulana l’11 gennaio al Palamostre per “La musica è luce”, spettacolo che intreccia orchestra, voci narranti e giovani interpreti.

13 maggio 2026 14:20
Dal Palamostre a tutta la regione: a Udine debutta il progetto musicale e teatrale dell’Orchestra di Muggia -
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La partenza friulana è fissata a Udine. Sarà il Palamostre, l’11 gennaio alle 17.30, ad aprire il calendario regionale di “La musica è luce”, il nuovo allestimento proposto dall’Orchestra a Fiati Città di Muggia “Amici della Musica APS”, pensato come esperienza che mette insieme esecuzione musicale, parola recitata e suggestioni sensoriali.

Per il pubblico friulano, l’appuntamento udinese rappresenta quindi il primo contatto con uno spettacolo che non si presenta come un semplice concerto. L’idea, firmata da Giacomo Sfetez e sviluppata con Andrea Sfetez, ruota attorno al rapporto tra buio e luce e usa la sinestesia come chiave narrativa: i suoni diventano immagini interiori, memoria, orientamento, passaggio.

Udine apre il percorso in regione

Dopo la data del capoluogo friulano, il progetto toccherà altre città del Friuli Venezia Giulia: Muggia il 16 gennaio al teatro Verdi, Trieste l’8 febbraio con due repliche al teatro Miela, Gorizia il 20 marzo al Kulturni Dom, Pordenone il 22 marzo all’Auditorium Concordia, Duino il 16 aprile all’Auditorium del Collegio del Mondo Unito e infine Tolmezzo il 18 aprile al teatro Candoni.

La scelta di partire da Udine dà centralità anche al versante friulano della tournée, che attraversa territori diversi con un impianto artistico costruito per parlare a pubblici eterogenei. Il concerto dura circa un’ora e mezza e coinvolge non solo l’orchestra, ma anche una formazione giovanile, letture sceniche e pianoforte.

Un racconto che passa dal mare e arriva all’esperienza della disabilità

Il filo conduttore immaginato dagli autori è quello di una traversata. La scena richiama la partenza notturna di una nave diretta verso l’America, con tutto ciò che quel viaggio porta con sé: distacco, incertezza, attesa, speranza. A questa immagine si affianca il paragone con la quotidianità di una persona non vedente o con disabilità visiva, chiamata ogni giorno a cercare autonomia tra limiti e ostacoli.

Da qui nasce la progressione drammaturgica dello spettacolo: dall’oscurità iniziale alla comparsa di una luce cercata, desiderata, poi finalmente riconosciuta. Il percorso scenico lega così il tema dell’emigrazione a quello dell’accessibilità e dell’inclusione, senza separarli ma facendoli dialogare attraverso musica e testi.

Il riferimento evocato nel progetto è una frase di Galileo Galilei: “Ho amato troppo le stelle per aver paura della notte”. Una citazione che sintetizza bene il tono dell’intero lavoro, sospeso tra fragilità e slancio.

Chi sale sul palco

L’ensemble protagonista è formato da circa sessanta musicisti provenienti da Muggia, Trieste, dal resto del Friuli Venezia Giulia e anche dalla Slovenia. A guidarlo è Andrea Sfetez, direttore principale dell’orchestra, che cura pure consulenza e adattamenti musicali. La Band Giovani è invece preparata da Giacomo Sfetez.

In scena ci saranno anche il pianista Vincenzo Zoccano e due voci recitanti, Livio Soldini e Cesare Tarabocchia. I testi sono curati da Giorgio Micheli, con la consulenza di Mariella Terragni, mentre la parte tecnica è affidata a Edoardo Milani. Il risultato annunciato è quello di un lavoro corale, dove i musicisti non restano confinati al solo ruolo esecutivo ma partecipano alla costruzione del racconto.

Dal repertorio classico a De Gregori, fino a Ray Charles

Il programma attraversa generi e autori molto diversi. L’avvio è affidato a “Fenesta ca lucive”, proposta in forma strumentale dalla Band Giovani come immagine della partenza. Nel corso dello spettacolo trovano spazio anche “Catacombae” da Mussorgsky-Ravel, “4'33''” di John Cage, l’incipit da “L’oro del Reno” di Wagner e “I pini di Roma della via Appia” di Respighi.

Accanto a queste pagine compaiono brani che spostano il racconto verso il Novecento e la cultura popolare: “I muscoli del capitano”, “L’abbigliamento di un fuochista” e “Titanic” di Francesco De Gregori, la suite da “West Side Story” di Leonard Bernstein, “Tu vuò fa’ l’americano” di Renato Carosone, “Blue Moon”, “Round Midnight” e un omaggio finale a Ray Charles.

Al pianoforte, Vincenzo Zoccano interpreterà “La leggenda del pianista sull’oceano” di Ennio Morricone. La voce di Enrico Caruso accompagnerà inoltre dal vivo “Fenesta ca lucive”, inserendo nel percorso anche il richiamo alla nostalgia di chi parte e guarda indietro.

Le parole degli autori e il senso del progetto

Giacomo Sfetez definisce il ciclo di concerti come un’esperienza sensoriale centrata sul valore universale del messaggio musicale, capace di unire persone, culture e sensibilità differenti, comprese quelle legate alla disabilità visiva. Nella stessa direzione si colloca il contributo di Vincenzo Zoccano, presidente fondatore della Fondazione ALIA, che lega il tema del passaggio dal buio alla luce a un’idea più ampia di inclusione.

Giorgio Micheli, autore dei testi, sottolinea invece il ruolo dei recitativi e della ricerca letteraria che accompagna lo spettacolo. Le letture richiamano testimonianze e autori diversi, da Edmondo De Amicis a John Fante, da Baudelaire a Michelstaedter, accanto a riferimenti a Helen Keller e Jorge Luis Borges. L’obiettivo è dare voce ai tre momenti centrali della narrazione: l’addio, la traversata, l’approdo.

Il progetto è sostenuto dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – IO SONO FRIULI VENEZIA GIULIA, con il supporto de Le Fondazioni Casali, di Samer & Co. Shipping e con il patrocinio dei Comuni di Udine e Muggia. Per il pubblico di Prima Friuli, il debutto udinese sarà il primo banco di prova di un’iniziativa che prova a unire proposta culturale e riflessione civile in un unico racconto di scena.

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