Udine, archiviata l’inchiesta sullo spray: Giurovich rivendica l’esito del Gip
La giornalista e attivista ha reso nota davanti al Tribunale di Udine la chiusura del caso legato alla bomboletta sequestrata nel 2025.
Si chiude con un esito favorevole a Irene Giurovich la vicenda giudiziaria nata a Udine attorno a uno spray al peperoncino acquistato, secondo quanto da lei sempre sostenuto, per autodifesa. La giornalista e attivista per i diritti degli animali ha annunciato davanti al palazzo di giustizia che il giudice per le indagini preliminari ha escluso la sussistenza del fatto contestato.
L’espressione riportata da Giurovich è netta: «Il fatto non sussiste». Nel riferire il contenuto del provvedimento, la stessa indica che il Gip avrebbe ritenuto mancante anzitutto l’elemento oggettivo del reato ipotizzato, richiamando anche una relazione dei vigili del fuoco datata 16 aprile 2026.
La decisione arriva al termine di una vicenda che nel capoluogo friulano aveva avuto anche una forte esposizione pubblica, tra prese di posizione, proteste e contestazioni aperte sul modo in cui erano stati svolti gli accertamenti tecnici.
Il caso partito dal sequestro della bomboletta
Al centro del procedimento c’era una confezione da 15 millilitri, prodotta in Germania e distribuita in Italia da Defence System. Giurovich ha sempre sostenuto che si trattasse di un articolo regolarmente in commercio e detenuto per esigenze di difesa personale.
Il sequestro, nella sua ricostruzione, risale al maggio dell’anno precedente. La giornalista descrive quell’intervento come un’operazione eseguita nelle prime ore del mattino e contesta la legittimità delle modalità adottate, affermazione che rientra però nella sua versione dei fatti e per la quale nel comunicato diffuso non compaiono gli atti completi.
Da quell’episodio sarebbe nato un approfondimento durato oltre un anno, con ipotesi legate al possesso di un’arma pronta all’uso e di esplosivi sulla base delle caratteristiche attribuite al prodotto sequestrato.
Le contestazioni sugli accertamenti tecnici
Uno dei nodi principali riguarda il tema dell’infiammabilità. Giurovich mette in discussione una consulenza disposta dalla Procura e affidata, a suo dire, a un tecnico proveniente dall’Esercito, oggi in congedo, che avrebbe attribuito allo spray proprietà non confermate da altri documenti raccolti dalla difesa.
Nel suo intervento la giornalista critica anche il metodo della prova, sostenendo che le conclusioni sarebbero in contrasto con altra documentazione tecnica, con le schede di sicurezza del prodotto, con materiale riconducibile all’Aeronautica Militare e con gli accertamenti dei vigili del fuoco.
Resta questo il quadro riferito dall’interessata. Nel materiale diffuso pubblicamente non compare il testo integrale della consulenza contestata, né risultano riportate repliche dei soggetti chiamati in causa.
La protesta davanti alla Procura di Udine
La vicenda era già uscita dall’ambito strettamente giudiziario lo scorso marzo, quando Giurovich si era presentata davanti alla Procura di Udine incatenandosi in segno di protesta. In quell’occasione aveva contestato la qualificazione dello spray come arma e aveva chiesto attenzione sul proprio caso.
Successivamente, sempre secondo quanto da lei riferito, ci fu un confronto con il procuratore capo Massimo Lia. Nello stesso periodo la difesa, affidata all’avvocato Andrea Castiglione, aveva depositato memorie accompagnate da documentazione tecnica per sostenere la regolarità della bomboletta.
Nel percorso raccontato da Giurovich rientrano anche un interrogatorio, il dissequestro del prodotto e il supporto fornito dall’azienda distributrice per chiarire caratteristiche e utilizzo dello spray.
Le altre obiezioni sollevate dalla giornalista
Tra i punti evidenziati dalla giornalista c’è anche quanto sarebbe emerso, a suo dire, sulla perquisizione: nelle carte, sostiene, si farebbe inizialmente riferimento alla ricerca di un prodotto differente rispetto a quello poi effettivamente sequestrato.
Un altro rilievo riguarda i quantitativi indicati. Giurovich segnala una discordanza tra i 20 millilitri riportati in un atto trasmesso al Gip e i 15 millilitri contenuti nella bomboletta oggetto del procedimento. Nel contestare quel passaggio richiama inoltre il decreto ministeriale 103/2011, che fissa proprio a 20 millilitri il limite massimo previsto.
Dopo aver reso noto l’esito del Gip, la giornalista ha annunciato l’intenzione di andare avanti con ulteriori iniziative, che al momento non sono state precisate nel dettaglio. La sua lettura del caso resta fortemente critica verso la gestione dell’indagine e lega la vicenda anche al tema della difesa personale e della sicurezza percepita in città.