Trieste, busta con proiettile alla Corte dei Conti: Costanza chiede rigore e nessuna sottovalutazione
La consigliera regionale di Fratelli d’Italia interviene sul caso emerso nel capoluogo giuliano: solidarietà al personale e invito ad attendere gli esiti delle verifiche.
Il caso della busta con un proiettile recapitata alla Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia, nella sede di Trieste, continua ad allargarsi anche sul piano politico regionale. Tra le voci intervenute nelle ultime ore c’è quella della consigliera regionale Orsola Costanza, che definisce l’episodio un fatto serio, da non trattare come un gesto marginale.
Per l’esponente di Fratelli d’Italia, il punto centrale resta il valore istituzionale del bersaglio: quando viene colpito, anche solo simbolicamente, un organismo dello Stato, la questione riguarda il regolare svolgimento di funzioni pubbliche delicate. Da qui la sua vicinanza ai magistrati, ai dirigenti e al personale della Corte.
Il peso istituzionale del gesto
Nel suo intervento, Costanza osserva che la gravità dell’accaduto non dipende soltanto da chi fosse il destinatario finale né dall’esito delle verifiche ancora in corso. L’invio di un proiettile, sottolinea, ha comunque un contenuto intimidatorio e come tale merita una condanna netta.
Il tema, in Friuli Venezia Giulia, ha già aperto un confronto tra politica e istituzioni. La consigliera richiama però alla prudenza nelle valutazioni, evitando di trasformare subito il caso in terreno di lettura affrettata. La linea indicata è quella della fermezza sul piano dei principi, accompagnata dal rispetto dei tempi necessari per chiarire i fatti.
Il richiamo all’autonomia della magistratura contabile
Costanza ha ricordato anche un elemento personale che la lega alla Corte dei Conti di Trieste: suo padre, il dottor Antonino Costanza, vi ha svolto per anni l’attività di magistrato, ricoprendo anche incarichi di responsabilità. Un passaggio che, nelle sue parole, rafforza la consapevolezza della delicatezza del lavoro svolto da quell’istituzione.
La consigliera insiste soprattutto su un principio: chi esercita funzioni di controllo e giurisdizione deve poter operare in piena autonomia. Si tratta, evidenzia, di una tutela che riguarda tutti i cittadini, perché tocca il corretto equilibrio tra poteri e la credibilità delle istituzioni.
Contestare è legittimo, intimidire no
Nel suo ragionamento, Costanza distingue con chiarezza il dissenso legittimo dalle pressioni indebite. Provvedimenti e decisioni, ricorda anche nella sua veste di avvocato, possono essere criticati e contrastati attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento. Altra cosa è ricorrere a segnali minacciosi, che mettono in discussione le regole del confronto democratico.
Per questo motivo invita a non minimizzare l’accaduto. Se dalle verifiche dovesse emergere l’intenzione di influenzare o turbare l’attività della Corte dei Conti, il quadro assumerebbe un significato ancora più pesante sul piano istituzionale.
In attesa che la magistratura ricostruisca autore e motivazioni del gesto, la richiesta resta quella di lasciare spazio al lavoro degli investigatori. Intanto, dal Friuli Venezia Giulia continua ad arrivare un messaggio di sostegno alla sede triestina della Corte dei Conti, con l’auspicio che la vicenda venga chiarita rapidamente e fino in fondo.