Scuola, il confronto arriva fino al Quirinale: il Governo difende il limite nelle classi e in Friuli il tema resta aperto
Meloni richiama le vecchie circolari firmate da Mattarella e respinge l’idea di uno scontro. In regione il dibattito sulle classi con molti neoarrivati è già acceso.
Il nodo dell’integrazione scolastica torna al centro del dibattito politico nazionale e in Friuli Venezia Giulia il tema ha un riflesso immediato, perché riguarda territori dove la presenza di alunni stranieri è da tempo oggetto di confronto pubblico. Nelle ultime ore Giorgia Meloni ha difeso la linea del Governo sul limite nelle classi, sostenendo che non ci sarebbe alcuna contrapposizione con Sergio Mattarella.
La presidente del Consiglio ha anzi richiamato alcuni atti firmati dall’attuale capo dello Stato quando era ministro dell’Istruzione, per sostenere che l’obiettivo di evitare concentrazioni eccessive nella stessa aula non sarebbe in contrasto con il richiamo del Quirinale a una scuola capace di unire e non dividere.
Il punto che interessa anche il Friuli Venezia Giulia
La questione non è astratta per il territorio regionale. In Friuli Venezia Giulia il confronto politico si era già acceso nei giorni scorsi, con posizioni differenti sul tetto annunciato dall’esecutivo. Roberto Novelli si è espresso a favore del limite del 30% per gli studenti neoarrivati che non conoscono l’italiano, mentre Serena Pellegrino ha criticato l’impostazione dei tetti nelle classi.
Il riferimento locale è inevitabile anche perché il tema dell’equilibrio nelle aule viene discusso da tempo soprattutto nelle aree più esposte ai flussi migratori, con Monfalcone spesso indicata come uno dei casi più sensibili del Nordest.
Cosa ha detto Meloni dopo le parole di Mattarella
Intervenendo su Rai1, Meloni ha respinto la lettura secondo cui il discorso pronunciato dal presidente della Repubblica ad Amatrice sarebbe stato un messaggio critico verso la proposta del Governo. Secondo la premier, il richiamo di Mattarella alla necessità di evitare barriere e separazioni nella scuola indicherebbe una finalità compatibile con quella rivendicata dall’esecutivo.
Nel suo intervento per l’inaugurazione dell’anno scolastico, il capo dello Stato aveva ricordato che la scuola è aperta a tutti, citando l’articolo 34 della Costituzione e indicando tra i compiti dell’istituzione scolastica quello di rafforzare la coesione sociale. Da qui è nata la discussione politica sul senso delle misure annunciate dal Governo.
Per Meloni, distribuire in modo più bilanciato gli alunni che non possiedono ancora una conoscenza adeguata dell’italiano servirebbe proprio a favorire inserimento e apprendimento, evitando che gruppi troppo numerosi nella stessa classe rendano più difficile la partecipazione alla vita scolastica.
Il limite del 30% e a chi si applicherebbe
Uno dei chiarimenti più rilevanti riguarda il perimetro della misura. Il limite indicato dal Governo non verrebbe riferito in modo automatico a tutti gli studenti con cittadinanza straniera, ma in particolare a chi non ha ancora strumenti linguistici sufficienti per seguire le lezioni o comunicare con continuità in classe.
Il ministro Giuseppe Valditara ha spiegato che il provvedimento guarderebbe soprattutto ai neoarrivati, cioè agli alunni che incontrano maggiori difficoltà nella comprensione dell’italiano. Sono previste inoltre possibili eccezioni nelle zone dove la presenza di studenti stranieri è molto alta oppure dove mancano istituti alternativi raggiungibili.
Nelle situazioni in cui non sarà possibile riequilibrare la composizione delle classi, il Governo ha annunciato anche risorse aggiuntive per rafforzare l’insegnamento dell’italiano.
Le circolari del 1989 e del 1990 richiamate dalla premier
Meloni ha sostenuto la propria tesi citando due circolari risalenti al periodo in cui Mattarella guidava il ministero dell’Istruzione. Si tratta della circolare ministeriale 301 dell’8 settembre 1989 e della 205 del 26 luglio 1990.
Nel primo documento, dedicato all’inserimento degli studenti stranieri nella scuola dell’obbligo, si indicava che in presenza di più alunni immigrati dello stesso Paese e con analogo livello culturale poteva risultare opportuno collocarli nella stessa classe, ma senza superare in via generale quattro o cinque presenze.
La seconda circolare ribadiva, ove possibile, un limite di cinque studenti per classe appartenenti allo stesso gruppo linguistico, con l’obiettivo dichiarato di agevolare l’integrazione sul piano della lingua e di accompagnarla con attività di sostegno specifiche.
Il richiamo storico, dunque, ha un fondamento documentale. Resta però una differenza sostanziale: le circolari di allora facevano riferimento anche alla provenienza e al gruppo linguistico, mentre la misura oggi annunciata dal Governo viene presentata come legata soprattutto alla conoscenza effettiva dell’italiano.
Valditara esclude un braccio di ferro istituzionale, Schlein attacca
Il ministro dell’Istruzione ha negato apertamente che esista uno scontro con il Quirinale. Valditara ha sostenuto che l’obiettivo comune sarebbe quello di evitare isolamento linguistico e difficoltà di integrazione, precisando che il criterio indicato dal ministero non dovrebbe dipendere dalla nazionalità ma dalla capacità di comprendere e usare l’italiano.
Dal Quirinale, secondo quanto riferito da ANSA, non sono arrivate prese di posizione dirette sulle parole della premier. Restano però in corso interlocuzioni tecniche tra la Presidenza della Repubblica e il ministero sulle misure in preparazione.
Di tono opposto la reazione di Elly Schlein. La segretaria del Partito democratico ha definito l’uscita di Meloni una provocazione verso la più alta carica dello Stato, accusando la presidente del Consiglio di aver trascinato il capo dello Stato dentro una polemica politica. Un confronto destinato a proseguire anche in Friuli Venezia Giulia, dove il rapporto tra scuola, integrazione e territorio continua a essere uno dei dossier più delicati.