Prostituzione in un centro massaggi: arrestata una donna

Blitz dei carabinieri a Trieste: arrestata una donna per sfruttamento della prostituzione, centro massaggi sequestrato e vittima liberata.

23 gennaio 2026 15:19
Prostituzione in un centro massaggi: arrestata una donna -
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TRIESTE – Nuovo colpo delle forze dell’ordine contro il fenomeno dello sfruttamento della prostituzione in città. Nella giornata di martedì 20 gennaio 2026, i Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Trieste di via Hermet hanno eseguito una perquisizione disposta dall’Autorità Giudiziaria all’interno di un noto centro massaggi del capoluogo giuliano, portando all’arresto di una donna, classe 1970, e al sequestro dell’immobile utilizzato per l’attività illecita.

L’operazione si inserisce in un’indagine più ampia, avviata da tempo e coordinata dalla Procura della Repubblica di Trieste, che mira a contrastare un sistema strutturato di meretricio “indoor” e di riduzione in schiavitù di donne straniere, in particolare di nazionalità cinese.

Una inchiesta partita da lontano

L’attività investigativa non nasce oggi. La prima fase dell’operazione risale all’estate del 2025, quando i militari dell’Arma avevano concentrato l’attenzione su due centri massaggi situati in via Flavia e in via San Francesco. In quelle occasioni erano state raccolte prove ritenute determinanti dagli inquirenti, con la documentazione puntuale delle prestazioni sessuali a pagamento svolte all’interno dei locali.

Quegli accertamenti avevano già portato al sequestro preventivo degli esercizi commerciali, al recupero di telefoni cellulari utilizzati per organizzare gli appuntamenti e al blocco di somme in denaro contante, considerate provento diretto dell’attività illegale.

La seconda fase e l’individuazione della nuova indagata

Nel mese di novembre, la seconda tranche dell’inchiesta aveva prodotto un nuovo arresto, una denuncia a piede libero e un ulteriore sequestro, questa volta relativo a un appartamento trasformato in una vera e propria “casa di appuntamenti hot”.

Le indagini di polizia giudiziaria, proseguite sotto la direzione del Pubblico Ministero Federico Frezza, hanno poi consentito di risalire all’odierna indagata. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la donna gestiva un altro centro massaggi dove sfruttava una connazionale costringendola a prostituirsi in ambienti chiusi, lontano da occhi indiscreti e controlli casuali.

Donne attirate con false promesse e ridotte in schiavitù

Ancora una volta, al centro del fascicolo aperto in Procura vi è il dramma umano delle donne cinesi reclutate in patria con la promessa di un impiego stabile e dignitoso in Italia. Una volta arrivate, però, venivano private dei documenti, della libertà di movimento e di ogni autonomia personale, obbligate a lavorare come schiave del sesso in case di appuntamenti o locali apparentemente regolari.

Molte di loro, secondo quanto emerge dagli atti, vivevano in condizioni definite dagli inquirenti precarie, dormendo spesso negli stessi ambienti in cui venivano fatte prostituire e senza la possibilità di sottrarsi al controllo dei propri sfruttatori.

Il blitz, la liberazione e il sequestro di denaro

Durante l’operazione di perquisizione, oltre all’arresto della presunta responsabile, i carabinieri hanno identificato e liberato una giovane donna cinese che si trovava all’interno del centro massaggi. Grazie all’intervento dei collaboratori del progetto di accoglienza “Stella Polare”, attivo nella rete regionale “il FVG in rete contro la tratta”, la vittima è stata accompagnata in una struttura protetta e informata della possibilità di aderire a un programma di protezione sociale.

Nel corso delle attività sono stati sequestrati anche numerosi materiali, documentazione ritenuta utile alle indagini, quasi 12mila euro in contanti, giudicati dagli investigatori frutto diretto dell’attività illecita, e due conti correnti bancari intestati alla donna arrestata.

Trasferimento in carcere e garanzie per l’indagata

Conclusi gli atti di rito, l’arrestata è stata condotta nel carcere del Coroneo, dove rimane a disposizione dell’Autorità Giudiziaria in attesa delle decisioni successive.

Come precisato dagli inquirenti, il procedimento penale si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. La responsabilità della persona coinvolta dovrà essere valutata nel corso del futuro processo, nel pieno rispetto dei diritti della difesa e del principio di presunzione di innocenza. Per questo motivo non sono state diffuse le generalità dell’indagata né elementi che possano consentirne l’identificazione pubblica.

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