Trieste accelera sul porto green: test finali alle banchine elettriche entro giugno

La scadenza emersa dopo gli incontri romani dell’assessore Scoccimarro: al centro anche la partita su terre rare e materie prime strategiche.

05 giugno 2026 04:45
Trieste accelera sul porto green: test finali alle banchine elettriche entro giugno -
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Il Porto di Trieste si avvicina a un passaggio decisivo sul fronte ambientale: entro giugno dovrebbero chiudersi le verifiche tecniche delle infrastrutture che permetteranno l’alimentazione elettrica delle navi direttamente da terra durante la sosta.

Per uno scalo che ha un peso centrale nei traffici del Friuli Venezia Giulia, si tratta di un tassello concreto nella trasformazione energetica dell’area portuale, con ricadute attese sia in termini di competitività sia sul versante della sostenibilità.

L’aggiornamento è arrivato al termine di una serie di confronti istituzionali a Roma, dove l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente Fabio Scoccimarro ha partecipato insieme al presidente dell’Autorità di Sistema portuale del mare Adriatico orientale Marco Consalvo. I colloqui hanno coinvolto il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani.

Un passaggio tecnico che pesa sul futuro dello scalo

La chiusura dei collaudi rappresenta il momento che precede l’operatività di un’infrastruttura considerata strategica per Trieste. Il sistema consentirà alle navi ferme in banchina di collegarsi alla rete elettrica portuale, evitando di tenere accesi i motori di bordo durante l’ormeggio.

L’effetto atteso è una diminuzione dell’impatto ambientale nell’area dello scalo, con un taglio delle emissioni legate alla permanenza delle navi in porto. Per Trieste significa anche rafforzare il proprio profilo tra i porti europei che stanno investendo con maggiore decisione nell’innovazione energetica applicata alla logistica marittima.

Roma, il confronto su sostenibilità e filiere strategiche

Nel corso degli incontri nella capitale non si è parlato soltanto di elettrificazione delle banchine. Sul tavolo è finito anche il dossier delle materie prime critiche e delle terre rare, tema che sta assumendo un peso crescente nelle strategie industriali ed energetiche europee.

Secondo quanto riferito da Scoccimarro, nei prossimi giorni è previsto un confronto con l’Unione europea per capire quali possano essere i poli più adatti ad accogliere attività di deposito, lavorazione e trasformazione di queste risorse considerate essenziali.

La candidatura di Trieste nella partita europea

In questo scenario Trieste punta a giocare una parte importante, facendo leva sulle proprie caratteristiche logistiche e infrastrutturali. La posizione dello scalo, insieme alle competenze maturate nel sistema portuale e industriale, viene indicata come uno degli elementi su cui costruire una possibile candidatura.

L’idea, sul piano politico e amministrativo, è che il porto giuliano possa avere un ruolo non solo nella catena dei traffici marittimi, ma anche in una filiera più ampia legata alla sicurezza energetica e all’approvvigionamento di materiali decisivi per la transizione tecnologica.

Scoccimarro ha ribadito che il percorso verso una maggiore sostenibilità richiede investimenti, capacità di innovare e una linea strategica chiara. In questa cornice, Trieste viene indicata come una realtà che può contribuire sia alla decarbonizzazione sia alla tenuta competitiva del sistema produttivo regionale e nazionale.

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