Territorio, voto sospeso sul ddl 90: Pellegrino chiede più tutele su suolo, Pac e paesaggio
In Commissione la consigliera regionale di Avs non boccia la riforma, ma segnala nodi aperti su deroghe, piani comunali e rapporto con il piano paesaggistico.
Nel confronto sulla nuova disciplina urbanistica del Friuli Venezia Giulia, Serena Pellegrino sceglie una posizione intermedia: non un no alla riforma, ma neppure un via libera pieno. Al termine dell'esame del ddl 90 in IV Commissione, la consigliera regionale di Avs ha annunciato l'astensione, indicando una serie di aspetti ancora da chiarire prima del passaggio definitivo.
Il punto centrale delle sue perplessità riguarda l'impatto concreto che le nuove regole potrebbero avere sul territorio regionale, soprattutto sul fronte del consumo di suolo e delle possibilità di deroga. Pur riconoscendo passi avanti nel testo, Pellegrino ritiene che alcune norme meritino ulteriori garanzie.
Le riserve sui Pac e sulle eccezioni possibili
La questione più delicata, nel giudizio espresso dalla consigliera, è quella dei Piani attuativi comunali. Secondo Pellegrino, questi strumenti potrebbero finire per aprire spazi interpretativi troppo ampi, con il rischio di indebolire nella pratica l'obiettivo di limitare nuove trasformazioni del suolo.
Alla stessa preoccupazione si collega il tema delle deroghe. La richiesta rivolta all'assessore è di chiarire se, in prospettiva, tali eccezioni possano arrivare a comprendere anche interventi promossi da soggetti privati ma presentati come opere di interesse pubblico. Un passaggio che, per la consigliera, va definito con precisione per evitare ambiguità.
Tra gli esempi richiamati nel dibattito c'è anche il caso dell'impianto a biogas di Pagnacco, citato come situazione che impone attenzione nell'applicazione futura delle norme.
I punti apprezzati nella riforma
Accanto alle critiche, Pellegrino riconosce però alcuni elementi considerati utili. In particolare valuta positivamente l'inserimento della Valutazione ambientale strategica, ritenuta uno strumento necessario per misurare gli effetti delle scelte urbanistiche prima che producano conseguenze irreversibili.
Nel suo bilancio rientra anche l'accoglimento di alcuni emendamenti presentati in prima persona, oltre a un'impostazione generale che giudica interessante sul piano della pianificazione. Tra gli aspetti ritenuti più significativi c'è il superamento di una zonizzazione troppo rigida e l'idea di una programmazione di area vasta.
Per la consigliera, una visione più ampia può aiutare a coordinare meglio partite che in Friuli Venezia Giulia si intrecciano continuamente: viabilità, servizi, infrastrutture e salvaguardia del paesaggio.
Paesaggio, articolo 11 e confronto ancora aperto
Un altro nodo segnalato riguarda l'articolo 11 del disegno di legge e il rapporto tra il Piano di governo del territorio e il Piano paesaggistico regionale. Dopo le osservazioni arrivate anche dal mondo ambientalista, Pellegrino ritiene che serva un supplemento di approfondimento.
L'obiettivo, nel suo ragionamento, è evitare sovrapposizioni o attriti tra strumenti diversi e ottenere una definizione più chiara delle rispettive funzioni. Per questo viene ritenuto utile anche un eventuale confronto con il ministero, così da verificare la piena compatibilità dell'impianto normativo.
Compensazioni territoriali e ricadute sulle comunità
Nel dibattito la consigliera richiama inoltre il tema della perequazione e delle compensazioni, sottolineando che il conto finale non può essere solo numerico. Ridurre o spostare superfici in un'area diversa, osserva, non cancella automaticamente gli effetti che una trasformazione produce sui residenti del territorio direttamente interessato.
A sostegno di questa impostazione viene citato il caso del polo logistico di Porpetto: un intervento di grandi dimensioni, secondo Pellegrino, genera conseguenze specifiche per il Comune che lo ospita, indipendentemente da eventuali compensazioni previste altrove.
Nel quadro complessivo del ddl 90, l'astensione viene quindi motivata con un giudizio doppio: da una parte il riconoscimento dei miglioramenti introdotti, dall'altra la richiesta di tutele più solide su suolo, paesaggio e interesse pubblico reale. Un equilibrio che fotografa bene la fase ancora aperta del confronto regionale sulla riforma del territorio.