Territorio, la Regione spinge sulla nuova legge: stop al consumo di suolo e più margini ai Comuni

In Aula l’assessore Cristina Amirante ha rilanciato il ddl 90: riuso delle aree dismesse, tutela del paesaggio e attenzione a montagna, costa e laguna.

30 settembre 2026 19:24
Territorio, la Regione spinge sulla nuova legge: stop al consumo di suolo e più margini ai Comuni -
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La riforma urbanistica del Friuli Venezia Giulia entra in una fase decisiva e il confronto in Consiglio regionale ruota attorno a un punto preciso: dare ai Comuni strumenti più gestibili, limitando nuova cementificazione e puntando sul recupero di ciò che già esiste.

Nell’intervento che ha chiuso il dibattito generale sul ddl 90, l’assessore regionale alle Infrastrutture e territorio Cristina Amirante ha difeso l’impianto del provvedimento, presentandolo come una risposta a una stagione segnata da cambiamenti climatici, rallentamento economico, crisi internazionali e calo della popolazione.

Per il Friuli Venezia Giulia, ha sostenuto l’assessore, serve una pianificazione meno rigida e più capace di adattarsi alle trasformazioni in corso, senza comprimere il ruolo delle amministrazioni locali. Il disegno di legge, nelle intenzioni della Giunta, dovrebbe costruire proprio questa cornice.

Le priorità indicate dalla Regione

Tra i cardini della riforma c’è il contenimento del consumo di suolo, con il traguardo del saldo zero. Un passaggio che riguarda da vicino anche il territorio friulano, dove il tema del riuso degli spazi disponibili e della tutela del paesaggio agricolo resta centrale nel dibattito sul futuro assetto urbanistico.

Accanto a questo, il ddl 90 interviene sul riordino delle aree industriali, da collegare meglio al sistema logistico e infrastrutturale regionale. Nella visione illustrata in Aula, la riforma dovrebbe inoltre favorire il recupero delle aree militari dismesse, proseguendo il censimento già avviato per arrivare a progetti di riqualificazione e nuovo utilizzo.

Nel testo trova spazio anche l’inserimento di infrastrutture verdi e blu nelle zone produttive e commerciali, una scelta che viene legata alla necessità di rendere i territori più preparati rispetto agli effetti del clima che cambia.

Il giudizio sulle norme del passato

Nel suo intervento, Amirante ha ricostruito anche il percorso delle leggi urbanistiche regionali. Ha richiamato il Piano urbanistico regionale del 1978, nato nella stagione successiva al terremoto del Friuli, indicandolo come uno snodo importante nella trasformazione del territorio.

Un passaggio è stato dedicato poi alla legge regionale 52 del 1991, che secondo l’assessore aveva trovato consenso tra i Comuni e aveva introdotto i Piani regolatori generali comunali, in diversi casi ancora validi. Quella norma, nella lettura proposta in Aula, riusciva a tenere insieme coordinamento sovracomunale e autonomia locale.

Di segno diverso la valutazione sulla legge regionale 5 del 2007, considerata da Amirante una fonte di appesantimento procedurale. L’assessore ha sostenuto che quel quadro normativo avrebbe reso più difficoltosa l’azione dei Comuni e inciso sull’attuazione delle varianti urbanistiche.

Un testo che guarda anche alle aree più fragili

Tra gli aspetti evidenziati nel dibattito c’è anche l’attenzione ai territori che soffrono maggiormente lo spopolamento. La riforma, nelle intenzioni della Regione, dovrebbe prevedere misure specifiche di perequazione e valorizzazione per le zone montane, costiere e lagunari.

Si tratta di un capitolo che per il Friuli ha un peso particolare, perché lega le scelte urbanistiche non solo all’edilizia o alle procedure, ma anche alla tenuta demografica e alla possibilità di mantenere vivi interi ambiti territoriali.

Il ddl 90 resta ora al centro della settimana di lavori del Consiglio regionale. In chiusura del confronto generale, Amirante ha ribadito che l’obiettivo del provvedimento è definire una nuova cornice per il governo del territorio, mettendo insieme sviluppo delle aree produttive, difesa del paesaggio, riuso delle aree dismesse e interventi contro il declino demografico.

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