Territorio e urbanistica in Fvg, il ddl 90 entra nel vivo: ora il Consiglio affronta i singoli articoli
Si chiude la discussione generale sulla riforma regionale: al centro il ruolo dei Comuni, il consumo di suolo e gli strumenti per aree in calo demografico.
La riforma regionale sul governo del territorio entra nella fase più concreta. Dopo il confronto politico in Aula, il Consiglio del Friuli Venezia Giulia ha archiviato la discussione generale sul disegno di legge 90 e ha avviato l’esame articolo per articolo, passaggio decisivo per capire come saranno tradotti nelle norme i principi annunciati finora.
Nella seduta del 30 settembre 2026 il dibattito si è concentrato soprattutto su temi che toccano da vicino anche il Friuli: il margine d’azione lasciato ai Comuni, il contenimento del consumo di suolo, il recupero degli immobili esistenti e la necessità di strumenti urbanistici adeguati a una regione che fa i conti con denatalità e spopolamento.
Il nodo del rapporto tra Regione e amministrazioni locali
Tra gli ultimi interventi, una delle questioni più richiamate è stata la tenuta dell’autonomia comunale nelle scelte di pianificazione. Massimo Mentil, consigliere del Pd, ha richiamato l’esperienza storica del Friuli e il valore di un modello fondato sulla responsabilità degli enti locali, sostenendo che le difficoltà organizzative dei municipi non dovrebbero tradursi in un trasferimento di competenze verso il livello regionale.
Sulla stessa linea Manuela Celotti ha insistito sulla necessità che la copianificazione non resti un principio formale, ma attribuisca davvero ai Comuni un ruolo centrale nelle decisioni che riguardano le aree vaste. Nel suo intervento ha chiesto anche criteri più equi per gli enti che hanno limitato il consumo di suolo e regole capaci di incentivare il riuso del patrimonio edilizio e forme di turismo sostenibile.
Suolo, riuso e qualità dello spazio urbano
Nel confronto politico è tornato più volte il tema ambientale. Massimiliano Pozzo, del Pd, ha detto di condividere l’impostazione generale della riforma sugli obiettivi ecologici, ma ha espresso dubbi sulle eccezioni previste rispetto al consumo di suolo. Per questo ha sollecitato verifiche puntuali sull’applicazione delle misure di compensazione territoriale, sulla tutela degli habitat e sui meccanismi di partecipazione.
Giulia Massolino, di Patto per l'Autonomia-Civica Fvg, ha invece posto l’accento sulla qualità delle città e dei paesi, chiedendo di superare un’impostazione urbanistica costruita soprattutto intorno all’auto. Nel suo intervento ha richiamato la necessità di dare più spazio a mobilità dolce, trasporto pubblico, verde e relazioni sociali, sottolineando quanto le scelte urbanistiche incidano sulla vita quotidiana delle persone.
Massimo Morettuzzo ha parlato di un possibile cambio di impostazione rispetto alla logica della crescita senza limiti, ma ha osservato che il solo stop a nuovo terreno consumato non basta se non si affronta anche il tema delle aree naturali già compromesse. Ha espresso inoltre perplessità sul ritorno del riferimento alle Province, ribadendo che l’autonomia si misura sulla capacità dei Comuni di pianificare e confrontarsi alla pari con la Regione.
Identità locali e territori di confine nel dibattito
Un altro versante emerso in Aula riguarda le specificità culturali e territoriali del Friuli Venezia Giulia. Marko Pisani, consigliere di Ssk, ha chiesto che nella riforma trovino spazio il riconoscimento delle minoranze presenti in regione e delle loro caratteristiche insediative. Ha anche segnalato il rischio di appesantire il lavoro degli uffici tecnici comunali, in molti casi già segnati dalla carenza di personale.
Nel suo intervento Pisani ha richiamato pure la dimensione transfrontaliera, indicando la necessità di una coprogettazione con Slovenia e Austria sulle infrastrutture e di una valorizzazione delle realtà collettive che operano nella gestione e nella tutela del territorio. Un passaggio che, per una regione di confine come il Friuli Venezia Giulia, resta centrale anche nella lettura locale della riforma.
La Giunta apre agli emendamenti, ora si entra nel merito
A chiudere il confronto generale è stata l’assessore regionale alle Infrastrutture e territorio Cristina Amirante, che ha confermato la disponibilità della Giunta a valutare alcune proposte di modifica arrivate dalle opposizioni. L’assessore ha difeso l’impianto del provvedimento, spiegando che il quadro demografico ed economico impone strumenti più flessibili e capaci di adattarsi ai cambiamenti.
Con il passaggio all’articolato, il ddl 90 entra adesso nella fase in cui ogni punto sarà esaminato nel dettaglio. È qui che si misurerà l’equilibrio tra obiettivi ambientali, autonomia locale e nuove regole urbanistiche, su un terreno che per il Friuli Venezia Giulia riguarda da vicino sviluppo, servizi e tenuta delle comunità.