Territorio in Fvg, il confronto sulla legge 90 si sposta su suolo, rigenerazione e nuovi equilibri

In Consiglio regionale il dibattito sulla riforma urbanistica entra nel merito: per Rosaria Capozzi servono strumenti più incisivi per gestire le pressioni sul territorio.

30 settembre 2026 20:38
Territorio in Fvg, il confronto sulla legge 90 si sposta su suolo, rigenerazione e nuovi equilibri -
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Il futuro del territorio friulano passa da una domanda molto concreta: la nuova legge urbanistica regionale riuscirà davvero a orientare le trasformazioni in arrivo oppure si fermerà alla cornice delle procedure? È attorno a questo punto che in Consiglio regionale si è acceso il confronto sul disegno di legge 90, uno dei provvedimenti più pesanti di questa legislatura per effetti e orizzonte temporale.

Nel corso della discussione a Trieste, la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Rosaria Capozzi ha messo l’accento sulla necessità di dare alla riforma una capacità reale di intervenire nei punti di frizione che già oggi attraversano il Friuli Venezia Giulia: uso del suolo, sviluppo energetico, tutela del paesaggio, attività agricole e aspettative delle comunità locali.

Una legge destinata a incidere per anni

La riforma in esame punta a superare l’attuale impianto della pianificazione regionale. Per Capozzi non si tratta di un passaggio tecnico qualsiasi, ma di una norma che contribuirà a definire l’assetto del Fvg nei prossimi decenni. Proprio per questo, nel suo intervento, ha chiesto un approccio più concreto sulla tenuta della legge rispetto ai conflitti che possono nascere sul territorio.

Il nodo politico, nella sostanza, è questo: non basta aggiornare strumenti e iter amministrativi se poi manca una regia capace di comporre interessi diversi quando entrano in collisione.

Il punto critico: governare i conflitti, non solo accompagnarli

Secondo la consigliera pentastellata, il nuovo Piano per il governo del territorio dovrà misurarsi con tensioni sempre più frequenti. Nel dibattito ha richiamato la convivenza, spesso complessa, tra impianti energetici, attività agricole, salvaguardia ambientale, paesaggio e scelte che toccano da vicino i residenti.

La sua osservazione è netta: una riforma di questa portata dovrebbe saper guidare il cambiamento, non limitarsi a registrarlo. Da qui il dubbio posto in Aula sull’effettiva forza della legge 90 nel dare risposte quando gli interessi in campo diventano difficili da conciliare.

Cosa convince della riforma regionale

Nell’intervento non è mancato il riconoscimento di alcuni elementi condivisi. Capozzi ha richiamato infatti la necessità di archiviare un sistema considerato ormai superato, ricordando come il riferimento storico resti il Purg del 1978.

Tra gli aspetti valutati positivamente ci sono il rafforzamento della pianificazione regionale, l’attenzione alla rigenerazione urbana e territoriale e l’obiettivo di contenere il consumo di nuovo suolo. Temi che, anche per una regione come il Friuli Venezia Giulia, hanno ricadute dirette sulla qualità dello sviluppo locale.

Rinnovabili, transizione energetica e pressione sulle aree disponibili

La parte più critica del ragionamento riguarda le trasformazioni spinte dalla transizione energetica. Capozzi ha chiarito di non essere contraria alle fonti rinnovabili, considerate necessarie, ma ha invitato a non separare questi processi dagli effetti che producono sui territori.

Il timore espresso in Consiglio è che l’aumento degli interventi e delle richieste di utilizzo delle aree disponibili faccia crescere anche le contestazioni, senza che la nuova disciplina offra strumenti sufficientemente efficaci per affrontarle in modo equilibrato.

Rigenerazione e riuso al centro degli emendamenti

Per questo il Movimento 5 Stelle insiste su una linea precisa: privilegiare il recupero e il riuso delle zone già urbanizzate, riducendo il ricorso a nuovo consumo di suolo. È su questo terreno che il gruppo ha depositato propri emendamenti al disegno di legge 90.

L’obiettivo dichiarato è rafforzare le tutele e rendere la pianificazione regionale un mezzo davvero utile a tenere insieme sviluppo e protezione del territorio. Il confronto in Aula prosegue, ma il punto emerso con chiarezza è che la partita non riguarda soltanto l’urbanistica: riguarda il modello di regione che il Friuli Venezia Giulia intende costruire negli anni a venire.

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