Urbanistica in Friuli Venezia Giulia, il ddl 90 punta sul riuso e sul ruolo dei Comuni
In Consiglio regionale il confronto sulla riforma del territorio: al centro recupero dell’esistente, gestione delle acque e coordinamento con le politiche della casa.
Il confronto aperto in Consiglio regionale sulla nuova disciplina del territorio tocca da vicino anche il Friuli, dove il tema della rigenerazione urbana, del recupero degli spazi inutilizzati e della tenuta ambientale è sempre più centrale per i Comuni. Nel dibattito sul ddl 90, il relatore di maggioranza Michele Lobianco ha indicato come priorità una pianificazione meno legata all’espansione e più orientata alla riqualificazione.
La proposta, ora all’esame dell’Aula, viene presentata come un aggiornamento delle regole urbanistiche del Friuli Venezia Giulia, con l’idea di tenere insieme trasformazioni sociali, mutamenti climatici e nuove esigenze produttive. Nella lettura offerta da Lobianco, il testo prova a costruire un quadro più flessibile per gli enti locali, lasciando alla Regione una funzione di indirizzo generale e di controllo.
Più margini ai municipi nella pianificazione
Uno dei punti politici più rilevanti riguarda proprio il rapporto tra amministrazioni comunali e Regione. Secondo il consigliere regionale di Forza Italia, la riforma rafforzerebbe l’autonomia dei municipi nelle scelte urbanistiche, mentre Trieste manterrebbe compiti di monitoraggio, verifica e definizione delle linee guida.
Nella relazione portata in Aula, Lobianco ha insistito su alcuni concetti chiave: copianificazione, integrazione tra livelli amministrativi e una visione policentrica del sistema regionale. L’obiettivo dichiarato è evitare una lettura solo tecnica della norma, collocandola invece dentro una strategia più ampia sul futuro del territorio.
Suolo, aree dismesse e risposta al clima
Tra i passaggi più evidenziati nel dibattito c’è la risposta alle pressioni ambientali. Il ddl 90, secondo quanto illustrato dal relatore, affronta il cambiamento climatico puntando sulla riduzione del consumo di suolo, sul riuso delle aree già compromesse e sulla presenza di infrastrutture verdi e blu.
Nel testo trovano spazio anche misure legate alla gestione sostenibile delle acque e a forme di compensazione ambientale. In particolare, è stato richiamato il principio per cui le superfici impermeabilizzate dovrebbero essere bilanciate con spazi permeabili, rinaturalizzati o destinati a verde, fatte salve le previsioni per opere pubbliche o di interesse pubblico.
Per molte realtà locali del Friuli questo è un passaggio osservato con attenzione, perché incrocia questioni molto concrete: recupero di comparti abbandonati, tenuta idraulica dei centri abitati e qualità urbana delle aree già costruite.
Il legame con il tema dell’abitare
Nel ragionamento sviluppato da Lobianco entra anche il capitolo casa. Il consigliere ha richiamato il collegamento con il ddl 80 sulle politiche abitative, sostenendo che i due provvedimenti possano procedere in modo coordinato.
La linea indicata è quella di una programmazione più coerente tra strumenti urbanistici e bisogni abitativi, così da evitare che il governo del territorio venga affrontato separatamente rispetto alla domanda di alloggi e alla qualità dell’insediamento urbano.
Le prossime tappe in Aula
Nel confronto sulla riforma compare anche il tema dell’impatto delle nuove tecnologie, compresa l’intelligenza artificiale, insieme ai cambiamenti che stanno interessando logistica e modelli produttivi. Per il relatore, la pianificazione deve riuscire non soltanto a registrare ciò che cambia, ma anche a predisporre regole capaci di accompagnare scenari futuri.
La discussione sul governo del territorio occupa una parte importante dei lavori del Consiglio regionale nelle sedute del 30 settembre e del 1 ottobre 2026. Dopo questa fase, uno dei passaggi decisivi sarà quello del regolamento attuativo, che secondo Lobianco dovrà essere costruito attraverso un confronto con enti locali e soggetti coinvolti.
Per i territori friulani, il nodo sarà capire quanto la riforma saprà tradursi in strumenti concreti per i Comuni, soprattutto su recupero edilizio, tutela del suolo e capacità di programmare gli interventi in modo più aderente alle esigenze locali.