Al Teatro Nuovo di Udine il Premio Terzani 2026: riconoscimento ad Alaa Faraj per il libro nato dal carcere

La città ha accolto l’autore di “Perché ero ragazzo”, presente alla cerimonia grazie al via libera del Tribunale di Sorveglianza di Palermo.

10 maggio 2026 22:48
Al Teatro Nuovo di Udine il Premio Terzani 2026: riconoscimento ad Alaa Faraj per il libro nato dal carcere -
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Udine ha vissuto una delle serate più intense del Premio Terzani con l’arrivo sul palco di Alaa Faraj, autore di “Perché ero ragazzo”, opera scelta per l’edizione 2026 del riconoscimento letterario internazionale dedicato a Tiziano Terzani. La presenza dello scrittore, detenuto a Palermo, è stata resa possibile da un’autorizzazione concessa dal Tribunale di Sorveglianza del capoluogo siciliano.

La consegna del premio si è tenuta sabato 9 maggio al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, in un appuntamento seguito da un pubblico numeroso. A consegnare il riconoscimento è stata Angela Terzani, alla guida della giuria, nel contesto delle iniziative promosse dall’associazione vicino/lontano, da anni punto di riferimento del festival udinese legato al nome di Terzani.

Una serata che ha messo al centro la parola scritta

Accanto a Faraj sono saliti sul palco Marino Sinibaldi, componente della giuria e voce del dialogo con l’autore, e Alessandra Sciurba, docente di Filosofia del diritto all’Università di Palermo. Proprio a lei erano indirizzate le lettere da cui il libro ha preso forma, in un percorso che ha trasformato la corrispondenza in un racconto letterario.

Nel corso dell’incontro sono intervenuti anche Luciana Castellina, tra le prime a occuparsi dell’opera di Faraj, Gustavo Zagrebelsky in collegamento e don Francesco Saccavini. Le pagine del volume sono state affidate alla voce di Massimo Somaglino, mentre la parte conclusiva della cerimonia ha visto protagonista l’Orchestra d’archi e percussioni del Conservatorio Jacopo Tomadini di Udine diretta da Fabio Serafini, con Lucio Degani violino solista.

Dal palco, visibilmente coinvolto, Faraj ha rivolto un ringraziamento al Premio Terzani, ad Angela Terzani, a Sellerio, al suo legale, ad Alessandra Sciurba e a chi lo ha accompagnato in questi anni. Tra le frasi più forti pronunciate durante la serata, quella dedicata al Paese che lo ha accolto: “Questa è l’Italia che mi ha accolto, l’Italia che mi ha insegnato”.

Il libro premiato e la vicenda personale

“Perché ero ragazzo” nasce da una storia biografica segnata dalla guerra, dalla migrazione e dalla detenzione. Faraj è nato a Bengasi nel 1995; studiava ingegneria e giocava a calcio quando, nel 2015, lasciò la Libia in guerra insieme ad alcuni amici senza avvertire la famiglia.

Durante il viaggio verso l’Italia, 49 persone persero la vita soffocate nella stiva dell’imbarcazione. Dopo l’arrivo, Faraj venne processato con l’accusa di concorso in omicidio plurimo e violazione della normativa sull’immigrazione, fino alla condanna a 30 anni di carcere. Nel tempo ha sempre sostenuto la propria innocenza e, durante la detenzione, ha continuato a studiare e a scrivere. A suo favore è stato inoltre disposto un provvedimento di grazia parziale firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

La motivazione del premio, letta da Angela Terzani, ha indicato nell’opera una testimonianza dolorosa e necessaria, capace di restituire il peso dell’esperienza vissuta e insieme la ricerca di dignità attraverso la cultura.

Il significato del Premio Terzani per Udine

Per la città, l’appuntamento al Giovanni da Udine ha confermato ancora una volta il ruolo del Premio Terzani come spazio di confronto su temi che attraversano il presente: diritti, guerre, migrazioni, giustizia. Non solo una premiazione letteraria, dunque, ma un momento pubblico in cui la letteratura entra nel dibattito civile.

Nel suo intervento, Faraj ha infatti allargato il discorso ai conflitti in corso, ricordando che non può esistere pace per alcuni mentre altri vivono la guerra. Ha citato l’Iran e Gaza, riportando l’attenzione su sofferenze che superano i confini individuali e interrogano anche il pubblico europeo.

Il libro premiato è stato scritto in carcere, in italiano, a mano e in stampatello, su fogli recuperati durante la reclusione. Da quelle lettere è nata un’opera epistolare che unisce memoria personale e formazione, trasformando un’esperienza estrema in narrazione condivisa.

La giuria del Premio Terzani 2026 è composta da Angela Terzani, Saskia Terzani, Enza Campino, Toni Capuozzo, Marco Del Corona, Andrea Filippi, Milena Gabanelli, Nicola Gasbarro, Carla Nicolini, Marco Pacini, Paolo Pecile, Remo Andrea Politeo, Marino Sinibaldi e Mario Soldaini. Nelle edizioni precedenti il riconoscimento era stato assegnato, tra gli altri, ai giornalisti e alle giornaliste di Gaza alla memoria, Sally Hayden, Zerocalcare, Colum McCann, Amin Maalouf, Domenico Quirico, Anna Politkovskaja alla memoria e François Bizot.

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