Tarcento al centro delle ricerche: il padre dei due ragazzi chiede un segnale da Sonia Bottacchiari
La donna, 49 anni, manca dal 20 aprile con i figli di 16 e 14 anni. Verifiche tra Tarcento, Gorizia e Slovenia dopo il ritrovamento dell’auto.
È da Tarcento che continua a prendere forma una delle vicende più delicate di queste settimane in Friuli. Qui si concentrano le verifiche sulla scomparsa di Sonia Bottacchiari, 49 anni, che dal 20 aprile non dà più notizie insieme ai due figli adolescenti, un ragazzo di 16 anni e una ragazza di 14.
Nel punto scelto come riferimento operativo, vicino al parcheggio per camper, si muovono forze dell’ordine, volontari e squadre specializzate. Ma accanto al lavoro sul territorio resta soprattutto la voce del padre dei ragazzi, Yuri Groppi, che ha scelto di esporsi pubblicamente per chiedere alla ex moglie di farsi viva e di permettere almeno di sapere che i figli stanno bene.
Il suo appello è diretto e ha un obiettivo preciso: riaprire un contatto. Non un confronto pubblico, ma un segnale immediato che possa interrompere settimane di silenzio e alleggerire una situazione che, con il passare dei giorni, è diventata sempre più pesante per la famiglia.
L’ultimo viaggio raccontato ai familiari
La ricostruzione parte dai contatti avuti il giorno della partenza. Secondo quanto riferito dal padre, i ragazzi erano già con la madre quando parlarono con lui e il viaggio venne presentato come una breve vacanza. In quel momento non sarebbero emersi elementi tali da far pensare a una rottura improvvisa o a un allontanamento senza ritorno.
Successivamente, per avere un’indicazione più precisa sulla meta, Yuri Groppi avrebbe scritto alla figlia. La risposta ricevuta indicava come destinazione un campeggio di Gemona, con arrivo previsto in tarda serata, attorno alle 23. Dopo quel messaggio, però, il filo dei contatti si è spezzato.
Il giorno seguente un nuovo tentativo di comunicazione non avrebbe avuto esito. Più tardi, nell’orario in cui abitualmente sentiva i figli, i telefoni risultavano non raggiungibili. È stato a quel punto che il padre ha cercato direttamente conferma presso la struttura ricettiva indicata.
Il campeggio di Gemona e il primo vero allarme
Dal campeggio sarebbe arrivata una risposta negativa: nessuna prenotazione riconducibile alla famiglia e nessun riscontro sul loro passaggio. Un dettaglio che ha cambiato il quadro, trasformando la preoccupazione iniziale in un allarme concreto.
Già dalla sera successiva il padre si è rivolto ai Carabinieri. Da lì è iniziato il percorso formale delle ricerche, con una domanda che resta centrale anche adesso: la meta comunicata era stata davvero scelta, era stata modificata in un secondo momento oppure era servita a coprire un itinerario diverso?
Proprio l’assenza di tracce nel luogo indicato dai ragazzi è uno dei punti più rilevanti dell’intera vicenda, perché è l’ultimo riferimento preciso emerso prima dell’interruzione totale dei contatti.
La Chevrolet trovata a Tarcento e l’ipotesi di un cambio di mezzo
Un altro passaggio chiave riguarda il ritrovamento della Chevrolet Captiva usata dalla famiglia. Il veicolo è stato rinvenuto a Tarcento, in una posizione ritenuta poco esposta. Per chi indaga, così come per il padre dei ragazzi, il punto in cui l’auto è comparsa non è un elemento secondario.
Tra le possibilità al vaglio c’è quella che Sonia Bottacchiari e i due figli abbiano proseguito altrove dopo aver lasciato la macchina. La vicinanza con l’area destinata ai camper ha fatto nascere anche il sospetto di un eventuale incontro con qualcuno e di un successivo trasferimento su un altro mezzo, forse un camper oppure un’auto diversa.
Non si tratta di una conclusione acquisita, ma di una pista ritenuta compatibile con una sparizione così prolungata e con l’assenza di segnali utili dai telefoni. Per il padre, un eventuale supporto esterno resta un’ipotesi plausibile e da chiarire.
Le verifiche si allargano fino al confine
L’attività di ricerca non si limita all’area di Tarcento. Il raggio d’azione comprende anche Gorizia e il versante sloveno, in un contesto che richiede coordinamento e controlli su più fronti. Il dispositivo messo in campo supera le cento unità e comprende anche cani molecolari ed elicottero.
Le verifiche interessano ambienti molto diversi tra loro: centri abitati, tratti boschivi, strade secondarie e possibili direttrici di spostamento oltre confine. In questo quadro è stata inserita anche una segnalazione relativa a un possibile avvistamento nella zona di Gorizia, ritenuta meritevole di approfondimento.
La dimensione transfrontaliera rende il lavoro più complesso, perché amplia notevolmente il perimetro dei controlli e impone di valutare ogni elemento utile, anche quando arriva da contesti lontani tra loro.
Gli acquisti sotto esame e la pista delle aree isolate
Tra gli aspetti che gli investigatori stanno valutando ci sono anche alcuni acquisti attribuiti alla donna: filo da pesca, sale usato per attirare animali selvatici e radioline. Sono oggetti che potrebbero essere compatibili con una permanenza in ambienti appartati, lontani dai centri più frequentati.
Da qui prende forma anche l’ipotesi di uno spostamento in una zona naturale, magari vicino a corsi d’acqua o in aree boscate dove sarebbe più difficile localizzare rapidamente tre persone. Non è una certezza, ma è una delle chiavi di lettura che spiegano l’ampiezza delle zone battute in questi giorni.
Quegli elementi, da soli, non bastano a definire il percorso seguito dopo il 20 aprile. Contribuiscono però a delineare uno scenario diverso da quello di una semplice uscita di pochi giorni.
Il messaggio del padre ai figli
Nell’intervento pubblico diffuso da Tarcento, Yuri Groppi ha rivolto un pensiero diretto anche ai due ragazzi. Ha chiesto loro di restare sereni e, se ne hanno la possibilità, di trovare un modo per far sapere dove si trovano oppure di chiedere aiuto a chi è vicino a loro.
Il timore principale, nelle parole del padre, è che i figli possano trovarsi in una condizione di isolamento o comunque senza la possibilità di comunicare liberamente. Per questo il suo appello insiste su un punto essenziale: rompere il silenzio, anche con un gesto minimo, per confermare che stanno bene.
Intanto Tarcento resta il fulcro di una ricerca che coinvolge il Friuli e le aree di confine. Il quadro è ancora incompleto, tra il riferimento al campeggio di Gemona, l’auto lasciata in paese, la segnalazione da Gorizia e l’eventuale aiuto di terze persone. In attesa di risposte, il territorio segue con attenzione una vicenda che continua a interrogare l’intera comunità friulana.