Tagliamento, torna il confronto sulla Vas: Capozzi accusa la maggioranza di aver ignorato l’allarme

La consigliera M5S richiama la mozione respinta nel 2024 e contesta il metodo seguito sulle opere previste lungo il fiume.

21 ottobre 2026 17:58
Tagliamento, torna il confronto sulla Vas: Capozzi accusa la maggioranza di aver ignorato l’allarme -
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Il dibattito sul Tagliamento si riaccende attorno a un punto preciso: la necessità di sottoporre a Valutazione ambientale strategica il nuovo Piano di gestione del rischio alluvioni delle Alpi Orientali 2027-2030. A riportare la questione al centro è la consigliera regionale Rosaria Capozzi, che lega il decreto ministeriale a un confronto politico già aperto nei mesi scorsi in Friuli Venezia Giulia.

Secondo l’esponente del Movimento 5 Stelle, la richiesta oggi indicata dal ministero coincide con quanto il suo gruppo aveva già sollevato nell’aprile 2024, quando una mozione sul tema non aveva ottenuto il via libera della maggioranza. Da qui la critica: un’osservazione ritenuta marginale quando arriva dall’opposizione diventerebbe invece centrale solo dopo l’intervento di Roma.

Il punto sollevato dopo il decreto

Capozzi sostiene che il provvedimento ministeriale riapra una discussione mai davvero chiusa, cioè quella sul rapporto tra sicurezza idraulica, pianificazione e tutela del sistema fluviale. Nella sua lettura, la Vas avrebbe dovuto accompagnare fin dall’inizio le scelte sul nuovo assetto delle opere previste lungo il Tagliamento.

La consigliera richiama in particolare la necessità di valutare in anticipo gli effetti delle decisioni progettuali sul territorio attraversato dal fiume e sugli equilibri ambientali collegati. Un passaggio che, a suo giudizio, non poteva essere trattato come secondario.

Le critiche sul metodo seguito

Nel mirino dell’esponente pentastellata c’è il percorso con cui sarebbe stata affrontata la questione. Capozzi contesta il fatto che il confronto sulle opere, compresa la traversa laminante, sia stato impostato prima di una ridefinizione scientifica del rischio e senza una comparazione trasparente tra le possibili soluzioni.

Per la consigliera, la protezione del territorio non dovrebbe trasformarsi in una corsa a confermare un intervento già individuato, ma restare dentro un percorso di verifica aperto e motivato. Il tema, osserva, riguarda da vicino le comunità interessate dal Tagliamento e non può essere ridotto a uno scontro di schieramento.

Il richiamo alla mozione del 2024

Capozzi torna così sulla proposta presentata lo scorso anno, ricordando che già allora era stata avanzata la richiesta di una valutazione preventiva sugli effetti delle scelte in campo. Quella posizione, afferma, era stata accolta con scarso interesse, se non con atteggiamenti liquidatori.

Da qui nasce l’accusa politica più netta: il merito delle questioni, secondo la consigliera, verrebbe spesso giudicato anche in base a chi le propone. Un’impostazione che, sempre secondo Capozzi, finisce per indebolire il confronto su una materia sensibile come quella della gestione del rischio alluvioni.

Un tema che resta aperto in Friuli Venezia Giulia

Nella nota diffusa, la rappresentante del M5S insiste sul fatto che la sicurezza dei cittadini non possa essere usata come argomento da spendere a seconda della convenienza politica. Il riferimento è alla necessità di affrontare il dossier Tagliamento con criteri di coerenza, senza cambiare giudizio sulle stesse richieste a seconda del soggetto che le porta in aula.

Il passaggio del decreto ministeriale, nelle parole della consigliera, rende quindi ancora più evidente una contraddizione rimasta sul tavolo. E riporta in primo piano una discussione che in Friuli Venezia Giulia continua a intrecciare opere idrauliche, valutazioni ambientali e responsabilità delle scelte pubbliche.

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