A Spilimbergo la memoria del terremoto passa dalle case: il Friuli riflette sul modello della ricostruzione
Incontro promosso da Ater Pordenone e Ater Udine nel percorso verso il cinquantesimo del sisma: al centro lavoro, abitare e identità del territorio
La ricostruzione del Friuli dopo il terremoto del 1976 non è stata soltanto una risposta all’emergenza, ma una scelta collettiva che ha rimesso al centro le comunità e il diritto alla casa. Da questo punto di vista si è sviluppata a Spilimbergo una giornata di confronto dedicata al ruolo svolto dagli ex Iacp, oggi raccolto nell’esperienza di Ater Pordenone e Ater Udine.
L’appuntamento, intitolato “Dalle macerie alle case - Le mani della ricostruzione”, si inserisce nel cammino che accompagna il cinquantesimo anniversario del sisma friulano. L’iniziativa ha riportato l’attenzione su una stagione decisiva per il territorio, riletta attraverso il lavoro di tecnici, amministratori e dipendenti che contribuirono a rimettere in piedi paesi, servizi e abitazioni.
Una pagina friulana riletta partendo dall’abitare
Il focus dell’incontro è stato il contributo dato, all’indomani del terremoto, da donne e uomini impegnati nella ricostruzione materiale del Friuli. In primo piano il tema delle case, considerato non solo come esigenza pratica ma come base per ricostruire il tessuto sociale delle comunità colpite.
Accanto alla memoria, è emersa anche la volontà di collegare quell’esperienza alle sfide di oggi. Il patrimonio professionale maturato in quegli anni viene infatti indicato come un riferimento ancora attuale per affrontare le questioni abitative in regione.
Il richiamo della Regione e il compito delle Ater
Durante l’iniziativa è intervenuta l’assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio Cristina Amirante, che ha richiamato il significato delle celebrazioni legate al sisma. Secondo l’assessore, ricordare quella fase serve a capire come il Friuli Venezia Giulia sia riuscito a trasformare una tragedia in un percorso riconosciuto come esempio anche oltre i confini regionali.
Amirante ha evidenziato in particolare il ruolo di Ater Pordenone e Ater Udine, eredi dell’esperienza degli Iacp nell’edilizia residenziale pubblica. Un passaggio che si collega anche all’attualità amministrativa, dopo l’approvazione della nuova legge regionale sulle politiche della casa.
Nella prospettiva indicata dalla Regione, le Ater restano soggetti centrali anche nella fase che si sta aprendo. Il riferimento è al lavoro di programmazione territoriale atteso nei prossimi anni, con l’approdo del Piano di governo del territorio previsto nel 2026.
Amministratori, ex dipendenti e realtà nazionali a confronto
A Spilimbergo si sono ritrovati rappresentanti istituzionali di ieri e di oggi, ex dipendenti del Consorzio e delle Ater, allora Iacp, insieme a Federcasa e ad altri soggetti nazionali che operano o hanno operato in contesti di ricostruzione post-sismica.
La presenza dei sindaci delle province di Udine e Pordenone ha dato al confronto un taglio concreto, legato a questioni che in Friuli restano aperte: emergenza abitativa, qualità dei servizi, rapporto tra alloggi e vita delle comunità locali. Temi che, a distanza di quasi mezzo secolo dal terremoto, continuano a intrecciarsi con la storia e con le scelte amministrative del presente.
Non solo commemorazione
La giornata non si è limitata al ricordo del 1976. Il senso dell’incontro è stato anche quello di mettere in relazione una delle pagine più forti della storia friulana con le politiche abitative di oggi, mostrando continuità tra chi allora affrontò l’emergenza e chi ora è chiamato a pianificare il futuro del territorio.
Da Spilimbergo è arrivato così un messaggio netto: la ricostruzione non appartiene soltanto agli archivi o alle cerimonie, ma resta un pezzo vivo dell’identità friulana. E il lavoro svolto allora nel campo della casa continua a essere indicato come una delle eredità più concrete lasciate da quella stagione.