Sciopero dei camion, la scuola cambia passo: università al digitale nel Sud mentre il Friuli guarda agli effetti sulla filiera
Le misure adottate da atenei campani e siciliani mostrano l’impatto della protesta anche sulle lezioni. In Friuli il nodo resta soprattutto quello dei rifornimenti e delle merci.
La protesta degli autotrasportatori non sta pesando soltanto sulla distribuzione delle merci. In diverse aree del Mezzogiorno le ricadute si stanno facendo sentire anche su scuole e università, con lezioni trasferite sul web e, in almeno un caso, istituti rimasti chiusi per qualche giorno.
Il quadro non riguarda il Friuli con provvedimenti analoghi, ma il territorio regionale sta già misurando altri effetti della mobilitazione. A Udine, ad esempio, è stato segnalato il mancato arrivo di una quota rilevante dei prodotti attesi al mercato agroalimentare, segnale concreto di una filiera che fatica a mantenere il ritmo consueto.
È in questo contesto che alcune università del Sud hanno scelto di rimodulare l’attività didattica, cercando di evitare interruzioni per studenti, docenti e personale che ogni giorno devono spostarsi tra città e province diverse.
Lezioni online per garantire continuità
Le decisioni assunte non hanno carattere nazionale e non esiste uno stop generalizzato alle attività scolastiche nelle regioni meridionali. A muoversi sono stati singoli atenei e amministrazioni locali, sulla base delle difficoltà registrate nei rispettivi territori.
Il problema principale è legato agli spostamenti e alla disponibilità di carburante. Quando raggiungere aule, sedi universitarie o plessi scolastici diventa complicato, la soluzione più immediata resta quella della didattica a distanza, già sperimentata in passato e ora riproposta come misura organizzativa.
In altri casi, oltre agli studenti, a incontrare ostacoli sono anche gli addetti che lavorano negli istituti. Da qui la scelta, in alcune realtà, di sospendere temporaneamente le attività in presenza.
Napoli, la scelta della Federico II
L’Università degli Studi di Napoli Federico II ha comunicato il passaggio online delle lezioni e delle ordinarie attività formative a partire da giovedì 22 ottobre.
La misura resterà valida fino a un successivo aggiornamento dell’ateneo. I corsi proseguiranno comunque negli stessi orari già fissati dai calendari, ma con collegamento da remoto.
Non tutto, però, viene spostato automaticamente fuori dalle sedi. Gli esami già in programma potranno tenersi ancora in presenza se le condizioni organizzative lo consentiranno, mentre per chi non riuscirà a raggiungere l’università sono previste sessioni straordinarie di recupero. Laboratori e tirocini saranno regolati dalle strutture didattiche competenti, mentre le lauree già calendarizzate restano confermate in presenza.
Sicilia, misure attive a Catania e Messina
Negli atenei siciliani il ricorso al digitale era partito già da lunedì 19 ottobre. A Catania, per i corsi con frequenza obbligatoria, le lezioni sono state trasferite su Microsoft Teams fino al 23 ottobre 2026, con indicazioni che possono variare da dipartimento a dipartimento.
In alcune strutture è stata infatti lasciata anche la possibilità di seguire sia in aula sia a distanza, con formule organizzative differenziate in base alle esigenze dei singoli corsi.
All’Università di Messina, invece, per gli insegnamenti a frequenza obbligatoria è stata prevista una modalità interamente online fino a venerdì 23 ottobre, utilizzando i canali Teams indicati dall’ateneo. Un segnale di come la protesta nel trasporto merci, pur nascendo lontano dalle aule, possa incidere in modo diretto anche sulla normale tenuta del sistema dell’istruzione.