Un’intera borgata come un secolo fa: a Sappada quasi 100 figuranti tra mestieri e tradizioni

Quasi 100 figuranti nelle borgate di Cima e Cretta per “C’era una volta Sappada”: antichi mestieri, costumi e tradizioni locali.

06 settembre 2026 16:38
Un’intera borgata come un secolo fa: a Sappada quasi 100 figuranti tra mestieri e tradizioni -
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SAPPADA. Per un pomeriggio non sono serviti palchi né scenografie. Sono bastate le vecchie case, le stalle, gli attrezzi conservati dalle famiglie e quasi cento persone in abiti tradizionali per riportare le borgate di Sappada indietro nel tempo.

Sabato 5 settembre Cima (Zepodn) e Cretta (Krètte) sono diventate il cuore della quinta edizione di “C’era una volta Sappada”, richiamando un pubblico numeroso di residenti e turisti lungo un percorso costruito attorno alla vita quotidiana della vecchia comunità alpina.

L’appuntamento, anticipato nei giorni scorsi da Nordest24, ha trasformato le due borgate in una sorta di paese vivente della memoria.

Quasi cento volontari riportano in scena la Sappada contadina

I protagonisti sono stati circa cento figuranti volontari, impegnati non semplicemente a mostrare oggetti antichi, ma a riprodurre gesti e attività che un tempo scandivano le giornate.

Lavori nei campi, cura degli animali, attività domestiche e lavorazioni artigianali sono tornati davanti al pubblico, insieme agli strumenti utilizzati dalle generazioni precedenti.

Anche i costumi originali della tradizione sappadina hanno contribuito a ricostruire un ambiente lontano nel tempo, ma ancora profondamente riconoscibile per molte famiglie del paese.

Le borgate diventano la scenografia naturale

La particolarità della manifestazione sta anche nei luoghi.

Le architetture tradizionali di Cima e Cretta, tra legno, pietra e antiche stalle, hanno fatto da cornice alle diverse scene senza necessità di ricostruzioni artificiali.

Il visitatore, spostandosi da un punto all’altro, poteva così incontrare persone al lavoro e scoprire progressivamente come erano organizzate la casa, la campagna e le attività della montagna.

La casa museo torna simbolicamente abitata

Uno dei passaggi più suggestivi ha riguardato S’Kottlars Haus, la casa museo di Borgata Cretta.

Durante la rievocazione gli ambienti non sono rimasti semplicemente spazi espositivi: sono tornati simbolicamente a essere quelli di una casa vissuta, con attività e gesti capaci di mostrare al pubblico come si organizzava la quotidianità.

Dalla disposizione degli spazi alle occupazioni domestiche, fino al rapporto con gli animali e con il susseguirsi delle stagioni, la casa ha permesso di osservare da vicino una dimensione della vita sappadina che altrimenti resterebbe affidata soltanto ai ricordi e ai musei.

Non solo oggetti: torna anche la lingua sappadina

Tra gli elementi centrali della giornata c’è stato anche l’uso del sappadino.

La rievocazione ha infatti puntato non soltanto sulla conservazione di costruzioni, attrezzi e abiti, ma anche sulla parte immateriale della cultura locale: parole, racconti, tecniche e conoscenze tramandate tra generazioni.

È questo uno degli aspetti sui quali gli organizzatori insistono maggiormente: fare in modo che bambini e ragazzi possano vedere concretamente come vivevano i loro nonni e bisnonni, incontrando direttamente chi conserva ancora quelle competenze.

Settembre e il turismo delle esperienze

La partecipazione registrata sabato viene letta dagli operatori turistici anche come un segnale delle potenzialità di settembre in montagna.

Secondo Monica Bertarelli, direttrice del Consorzio Sappada Dolomiti Turismo, dopo il periodo di massima affluenza estiva una parte dei visitatori cerca sempre più esperienze legate all’identità dei luoghi: non soltanto paesaggio e temperature più miti, ma anche storia, cultura e incontro con le comunità locali.

Un'impostazione che trova spazio anche in altri progetti regionali dedicati alla scoperta del territorio, come il Foresta Tour tra Malborghetto-Valbruna, Fusine e Udine.

Una comunità che racconta se stessa

Dietro la riuscita della manifestazione c’è soprattutto la partecipazione diretta degli abitanti.

Costumi conservati, antichi strumenti recuperati, persone che conoscono ancora mestieri e lavorazioni: “C’era una volta Sappada” vive proprio grazie a questa memoria condivisa.

La quinta edizione è stata organizzata dall’Associazione Zepodar Sende, in collaborazione con Associazione Plodar e Consorzio Sappada Dolomiti Turismo, con il supporto di PromoTurismo FVG.

Per chi vive a Sappada è stata una giornata per riconoscersi nella propria storia. Per chi è arrivato da fuori, invece, l’occasione di scoprire cosa c’è dietro l’immagine turistica della località: una comunità alpina che continua a custodire e rimettere in movimento la propria memoria.

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