Sanità territoriale in Friuli, il 116117 diventa la porta d’ingresso per i bisogni non urgenti
Il numero unico regionale è attivo giorno e notte e si collega alla rete di continuità assistenziale e Case della comunità: oltre 30mila contatti nel primo mese.
Per molti cittadini friulani il cambiamento più concreto, quando serve una risposta sanitaria non urgente, passa oggi da una telefonata. Il riferimento è il 116117, numero attivo in tutto il Friuli Venezia Giulia che la Regione sta utilizzando come accesso unico per orientare le richieste verso la continuità assistenziale e i servizi presenti sul territorio.
Il punto centrale non è soltanto l’unificazione del contatto, ma il tentativo di rendere più semplice un percorso che finora poteva risultare frammentato, soprattutto nei comuni piccoli e nelle aree più lontane dai principali poli sanitari. Per chi vive in montagna o in zone decentrate del Friuli, sapere subito a chi rivolgersi può evitare passaggi inutili e spostamenti evitabili.
Dal 13 aprile 2026 il servizio è disponibile 24 ore su 24 su scala regionale. La sua funzione, però, va chiarita bene: non sostituisce il 112 e non va usato in presenza di un’emergenza. Serve invece a dare un primo orientamento quando il problema sanitario non è urgente ma richiede comunque una risposta.
Come funziona il numero unico per le richieste non urgenti
Il 116117 è gratuito ed è stato pensato per mettere in contatto i cittadini con la continuità assistenziale, cioè il servizio che molti continuano a chiamare guardia medica, e più in generale con la rete sociosanitaria territoriale. Non è un canale per fissare visite specialistiche e non prende il posto del medico di famiglia negli orari ordinari di ambulatorio.
L’estensione all’intera regione ha superato la fase iniziale che riguardava soltanto l’area di Gorizia e Trieste. Con l’ingresso anche dei territori di Udine e Pordenone, il Friuli Venezia Giulia si è dotato di una centrale unica che raccoglie le chiamate e indirizza poi i cittadini verso la risposta più adatta in base alla zona e al bisogno espresso.
Il senso pratico dell’operazione è questo: chi chiama non deve conoscere in anticipo tutta l’organizzazione della sanità locale. L’obiettivo è far trovare il servizio corretto senza trasformare una necessità non urgente in una corsa al pronto soccorso o in una catena di telefonate tra numeri diversi.
I dati del primo mese in regione
La prima rilevazione diffusa dalla Regione offre già una misura dell’utilizzo. Tra il 13 aprile e il 12 maggio le chiamate gestite sono state 30.844, con una media vicina al migliaio al giorno. Nello stesso periodo, la risposta al primo contatto è arrivata subito nell’86% dei casi, mentre l’attesa media è stata indicata in circa un minuto e mezzo.
Si tratta di numeri che non bastano da soli a descrivere l’esito di ogni singolo percorso assistenziale, ma mostrano che il servizio è entrato rapidamente nelle abitudini di una parte consistente della popolazione. La distribuzione territoriale delle telefonate segnala inoltre una diffusione ampia: la provincia di Udine rappresentava il 34% del totale, Pordenone il 21% e Trieste il 20%.
Proprio questa diffusione conferma che il 116117 non è pensato soltanto per le ore notturne o i giorni festivi. La sua funzione è più ampia: diventare un punto di accesso regionale a una rete che poi, nei fatti, cambia da territorio a territorio.
Il collegamento con le Case della comunità
Il passaggio successivo della riorganizzazione riguarda il rapporto con le Case della comunità, cioè le strutture di prossimità chiamate a offrire una parte delle risposte sanitarie più vicine ai residenti. La Regione ha chiarito che il numero unico e queste sedi fanno parte dello stesso modello: da una parte l’orientamento della domanda, dall’altra la presa in carico sul territorio.
A fine settembre la Giunta regionale ha parlato di circa trenta Case della comunità collegate al sistema del 116117. Non significa però che tutte abbiano già lo stesso livello di operatività. Orari, servizi disponibili e organizzazione interna dipendono ancora dalle singole aziende sanitarie e dallo stato di avanzamento locale.
Nel quadro regionale sono previste 23 strutture finanziate dal Pnrr, alle quali se ne aggiungono altre nove sostenute con risorse regionali. È una rete ampia, ma ancora in costruzione, che richiede personale, coordinamento e un raccordo stabile con la medicina generale.
Che cosa cambia nei territori friulani
Per il Friuli il tema assume un peso particolare perché la prossimità ai servizi non è uguale ovunque. In Carnia, per esempio, la Casa della comunità inaugurata a Tolmezzo è destinata a servire 28 Comuni e oltre 35mila abitanti. In un’area estesa e montana, poter ricevere un orientamento prima di mettersi in viaggio ha un valore molto concreto.
Anche nel Friuli occidentale il sistema sta prendendo forma con le sedi Pnrr attivate a Sacile, Maniago, Cordenons, San Vito al Tagliamento e Spilimbergo, mentre Azzano Decimo è attesa entro la fine del 2026. Il quadro, insomma, è quello di una rete che cresce ma che non può ancora essere letta come un insieme di strutture perfettamente identiche.
Il nodo più delicato resta l’integrazione con i medici di medicina generale. La tenuta del modello dipenderà dalla capacità di far lavorare insieme professionisti, continuità assistenziale, infermieri e servizi sociali con percorsi chiari per chi chiede aiuto.
Cosa conviene tenere a mente
Per i cittadini la regola essenziale è semplice: per un bisogno sanitario non urgente il 116117 è il numero da ricordare, mentre in caso di pericolo immediato il riferimento resta il 112. La differenza tra i due canali non è solo formale, perché indirizzare correttamente la richiesta può evitare ritardi e alleggerire accessi impropri ad altri servizi.
La vera sfida, ora, sarà rendere questo sistema riconoscibile e davvero utile vicino a casa. Il numero unico è già operativo e i primi dati mostrano che viene utilizzato; resta da verificare, sede per sede, quanto la rete territoriale riuscirà a tradurre l’orientamento telefonico in una risposta concreta per famiglie, anziani e residenti del Friuli.