Sanità in Friuli Venezia Giulia, il Pd incalza la Regione: “Meno ricoveri e meno letti, servono spiegazioni”

Celotti porta in primo piano i numeri dal 2019 al 2025: calano degenze e disponibilità ospedaliere mentre cresce la fascia più anziana della popolazione.

23 ottobre 2026 14:08
Sanità in Friuli Venezia Giulia, il Pd incalza la Regione: “Meno ricoveri e meno letti, servono spiegazioni” -
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Nel Friuli Venezia Giulia il numero dei ricoveri ospedalieri si è ridotto negli ultimi anni, ma nello stesso arco di tempo la popolazione più anziana è aumentata. È da questo squilibrio, secondo la consigliera regionale del Pd Manuela Celotti, che nasce la richiesta di chiarimenti rivolta alla Giunta regionale sui percorsi di cura effettivamente garantiti ai pazienti.

La consigliera ha illustrato la propria posizione a Trieste, insieme al capogruppo in Consiglio regionale Diego Moretti, al segretario provinciale del Pd di Udine Luca Braidotti e al responsabile Sanità del Pd Fvg Nicola Delli Quadri, presentando i dati ottenuti con un accesso agli atti su ricoveri e posti letto negli ospedali e nelle Rsa della regione.

I numeri messi sul tavolo dall’opposizione

Secondo i dati richiamati da Celotti, gli accessi ai Pronto soccorso tra il 2019 e il 2025 sono rimasti quasi invariati, passando da circa 468mila a 466mila. Diverso invece l’andamento dei ricoveri, scesi da 182.059 a 166.555, con una flessione dell’8,5 per cento.

Nello stesso periodo, osserva l’esponente dem, i residenti con almeno 75 anni sono cresciuti del 7,9 per cento, mentre la fascia degli over 85 è salita del 15,8 per cento. Per questo il nodo, nella lettura del Pd, non riguarda solo il calo delle degenze ma soprattutto il modo in cui quei bisogni sanitari sarebbero stati assorbiti fuori dall’ospedale.

Posti letto in calo e attenzione su Asufc

Un altro punto sollevato riguarda la disponibilità di posti letto ordinari pubblici, indicata in diminuzione del 7,1 per cento. Celotti sottolinea inoltre che i posti letto per acuti erano già sotto lo standard nazionale del 3 per mille nel 2023 e che tra il 2023 e il 2025 sarebbero stati tagliati altri 170 letti ordinari per acuti.

Allargando il confronto al 2019, il totale della riduzione arriva, secondo i dati citati, a 231 posti. Una parte consistente del ridimensionamento, sempre secondo la consigliera, si sarebbe concentrata in Asufc, con 180 posti letto in meno nell’arco considerato e oltre 5mila pazienti ricoverati in meno rispetto a sei anni prima.

La contestazione politica sulla rete ospedaliera

Per Celotti questi numeri descrivono una riduzione progressiva della rete ospedaliera regionale, avvenuta senza un confronto politico adeguato e senza una spiegazione chiara sugli obiettivi perseguiti. Nel mirino finiscono in particolare i reparti di base, a partire dalla medicina interna, che secondo il Pd avrebbe perso complessivamente 130 posti e oltre 7mila pazienti.

La critica investe anche l’impostazione della riorganizzazione sanitaria. L’accentramento delle funzioni più specialistiche, nella lettura della consigliera, avrebbe finito per indebolire gli ospedali periferici e le strutture spoke, con un impatto diretto sui territori del Friuli Venezia Giulia.

Il nodo delle cure intermedie e del territorio

Uno degli aspetti più rilevanti, secondo l’esponente dem, riguarda il mancato rafforzamento delle cure intermedie in parallelo alla riduzione dell’offerta ospedaliera. Celotti sostiene che proprio questa rete avrebbe potuto intercettare una parte dei pazienti ricoverati in modo non appropriato o trattenuti in ospedale più a lungo del necessario.

Anche su questo fronte i numeri richiamati nella conferenza stampa vengono indicati come critici: nel 2025 si registrerebbero 24 posti letto in meno rispetto al 2019 e oltre 900 accessi in meno. Un andamento che, per il Pd, contrasta con la necessità di rafforzare i passaggi assistenziali per una popolazione sempre più anziana e con più patologie.

Celotti chiama in causa infine la riforma della sanità territoriale, definita ferma, con difficoltà nella medicina generale per carenza di medici, Case della comunità ridimensionate e un livello di conoscenza ancora basso del numero 116117. Da qui la richiesta alla Regione di chiarire dove siano stati presi in carico i pazienti in meno ricoverati e quali alternative concrete siano state costruite in questi anni per il Friuli Venezia Giulia.

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