Sanità di prossimità in Friuli Venezia Giulia, Conficoni: «Le Case della comunità vanno anche spiegate ai cittadini»

Per il consigliere regionale del Pd non basta aprire le strutture: servono organici completi, medici di base e una comunicazione chiara su servizi e sedi.

05 settembre 2026 10:52
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Non basta realizzare gli spazi o inaugurarne l’apertura formale: perché le Case della comunità diventino un riferimento reale per i cittadini del Friuli Venezia Giulia, occorre anche far sapere bene a cosa servono e come si utilizzano. È la posizione espressa dal consigliere regionale del Pd Nicola Conficoni, che riporta l’attenzione sul ruolo della sanità territoriale.

Il tema torna d’attualità mentre nelle regioni vicine si sperimentano iniziative di promozione dedicate a queste strutture. Da qui la sollecitazione rivolta alla Regione Fvg: accompagnare la fase di completamento con un’informazione pubblica efficace, capace di raggiungere in modo semplice le persone.

Una rete da rendere davvero operativa

Prima ancora della comunicazione, per Conficoni resta aperta la questione più concreta: le Case della comunità devono essere portate a pieno regime sia sul versante edilizio sia su quello degli organici. Il consigliere richiama infatti ritardi che, a suo giudizio, hanno frenato l’avvio effettivo del nuovo modello.

Nel ragionamento dell’esponente dem, la riforma dell’assistenza di prossimità può funzionare soltanto se le sedi previste saranno messe nelle condizioni di lavorare con continuità. Il riferimento è agli standard fissati dal decreto ministeriale 77, indicato come cornice per il riassetto del servizio sul territorio.

Tra i punti più delicati viene indicata la disponibilità dei medici di medicina generale, ritenuta una delle criticità che impediscono a queste strutture di esprimere fino in fondo la loro funzione. Senza professionisti e personale sufficiente, osserva, il rischio è di avere presìdi esistenti solo in teoria.

La proposta: informare meglio i cittadini

Una volta completato il percorso organizzativo, secondo Conficoni servirà un secondo passaggio altrettanto importante: spiegare con chiarezza alla popolazione dove si trovano le Case della comunità, a chi si rivolgono e quali prestazioni mettono a disposizione.

La richiesta alla giunta regionale guidata da Massimiliano Fedriga è quindi duplice. Da una parte chiudere il capitolo dei lavori e rafforzare gli organici, dall’altra costruire una campagna regionale capace di rendere queste strutture riconoscibili e comprensibili per l’utenza.

Il confronto con quanto avviene fuori regione

Nel suo intervento, il consigliere del Pd richiama l’esperienza del Veneto, dove la promozione delle Case della comunità è stata affidata anche a figure della divulgazione e della comunicazione. Un modello che, a suo avviso, potrebbe offrire uno spunto utile anche al Friuli Venezia Giulia.

Il nodo politico, in ogni caso, resta legato all’effettiva partenza del servizio. Per Conficoni, l’apertura delle sedi non può bastare se manca una presenza adeguata di operatori e se i cittadini non vengono messi nelle condizioni di orientarsi con precisione nella nuova rete territoriale.

Il dibattito regionale si concentra così su due piani strettamente collegati: dare consistenza alle strutture e farle entrare davvero nelle abitudini delle comunità locali. Solo allora, nella lettura del consigliere, le Case della comunità potranno diventare uno strumento concreto della sanità di prossimità in Friuli Venezia Giulia.

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